Due progetti universitari nati da una stessa passione: l’imprenditoria

Bazzicando gli eventi in programma nel mese di marzo a Urbino, mi sono imbattuta per caso in due progetti che hanno subito attirato la mia attenzione, formati da persone molto disponibili e vivaci con ottime idee per il futuro, non ho potuto fare a meno di andare a scoprire qualcosa di più sulla loro storia: nel giro di qualche giorno ho dovuto fissare un intervista con i responsabili del Uniurb Contamination Lab che ha chiuso la sua seconda edizione il 15 Marzo e con i gestori della Urbino Contamination Community nata la prima metà dello stesso mese. Vorrei raccontarvi la loro storia per entrare in un mondo che sono certa vi travolgerà, a me sono bastate poche ore per farmi nascere il desiderio di conoscere tutto ciò che si nascondeva dietro a quei progetti dai nomi strani e da cui trapelava una forte volontà d’azione e passione.
Logo LaboratorioInizio dall’intervista a Francesca Martinuzzi responsabile del coordinamento organizzativo del progetto di Laboratorio, dopo aver bussato al suo ufficio ubicato nel Rettorato dell’università di Urbino, mi accoglie con un ampio sorriso che mi fa subito capire quanto i ragazzi che aderiscono al progetto apprezzino la sua figura rassicurante. Iniziamo subito con le domande e mi spiega nel dettaglio tutto il suo lavoro che può essere inteso come un modo con il quale si esplicita il sostegno all’imprenditoria degli studenti tra le diverse modalità esistenti, dall’ufficio dove svolgiamo l’intervista viene organizzata tutta l’attività del ContaminationLab dell’ateneo di Urbino che viene definita come facente parte della terza missione che, in altre parole, possiamo dire sia l’insieme di tutte le attività che hanno una ricaduta territoriale esterna all’università stessa e alle sue attività tradizionali, producono un corrispettivo economico, sociale o culturale che non sempre è facilmente quantificabile. Differente dalle missioni tradizionalmente universitarie di didattica e ricerca, la terza missione valuta le azioni che hanno effetto sul mercato in valorizzazione dei prodotti ottenibili dalla ricerca stessa come brevetti ceduti o licenziati attraverso le competenze generalmente legate agli Spin-Off di ateneo o alle attività in conto terzi svolte dai dipartimenti.
Scopro molto in fretta che il progetto è nato dopo un lungo e tortuoso iter di idee, ha infatti avuto dei precedenti, considerabili come prototipi, che hanno permesso l’effettiva realizzazione del laboratorio: tra questi è possibile citare il progetto di CultLab ovvero un incubatore virtuale di imprese culturali creative aventi almeno una sede nelle marche che ha permesso la realizzazione di diverse attività ancora oggi operanti, promuoveva le informazioni sulle opportunità che le nuove StartUp avrebbero offerto nel modo imprenditoriale coi loro prodotti competitivi, alcune delle aziende realizzate con l’iniziativa collaborano con il Laboratorio attuale come imprese ‘senior’; un altro predecessore è il progetto BPCube ovvero una competizione tra studenti avente lo scopo di fornire consulenza alle nuove idee imprenditoriali e dare ai partecipanti le giuste competenze per lo sviluppo delle stesse come primo incubatore della provincia 1 edizione Laboratorio 2di 
Pesaro-Urbino, ancora citabili sono la partecipazione a due edizioni consecutive del ContaminationLab dell’ateneo universitario di Ancona nella quale gli studenti iscritti all’università di Urbino potevano partecipare al progetto di Laboratorio una volta che i bandi fossero stati aperti e parte del personale dello stesso ateneo d’Urbino avrebbe partecipato alle commissioni di valutazione iniziale e finale del percorso dei ragazzi, ha reso possibile anche le basi di una stretta collaborazione con i poli universitari di Ancona e Macerata. Un percorso che alla fine ha permesso la realizzazione di un Laboratorio di Contaminazione anche per l’ateneo di Urbino, fortemente voluto sia dagli organizzatori che dagli studenti, soprattutto per quanto riguarda le tematiche di cui si occupa: la gestione ed il sostegno all’imprenditorialità studentesca che attualmente non ha ancora un regolamento a differenza del l’accompagnamento imprenditoriale e per i brevetti dei docenti che prevede un iter codificato e descritto nel regolamento degli Spin-Off dell’ateneo facilmente consultabile anche online.
Oggi il laboratorio è interamente finanziato dall’ateneo universitario di Urbino, la collaborazione con gli altri poli esiste e funziona ancora per lo svolgimento comune di una parte delle attività, i tre percorsi infatti vengono svolti durante il corso del primo semestre dell’anno accademico così da permettere a tutti i partecipanti di presenziare a eventi prestabiliti nelle diverse città, dove poter presentare le proprie idee sviluppatesi nel corso del laboratorio stesso. Risuona l’assenza del quarto polo universitario marchigiano perché Camerino ha sempre avuto un percorso molto indipendente, ha iniziato molto presto a trattare le tematiche dell’imprenditorialità studentesca ma purtroppo il terremoto ha impedito uno sviluppo parallelo e costante alle altre università del territorio, si può quindi supporre una futura collaborazione dei quattro atenei per la comune valorizzazione territoriale imprenditoriale.
Il team di lavoro è formato prevalentemente da Francesca Martinuzzi che come già detto si occupa principalmente della parte organizzativa e dalla professoressa di economia dell’ateneo Francesca Maria Cesaroni che ha il ruolo di coordinatore scientifico, i compiti delle due donne si compenetrano molto, si trovano spesso a lavorare insieme per il raggiungimento di un unico obbiettivo come la gestione amministrativa e contabile del progetto stesso o l’organizzazione dal piano degli eventi. Ad occuparsi della 1 edizione Laboratorioformazione degli studenti hanno lavorato con loro degli psicologi, dei coach, dei formatori di metodologie, colleghi della professoressa Cesaroni provenienti da altri atenei e coinvolti a vario titolo e tante altre figure come sociologi o pedagogisti. A livello di azione, il team stesso ha trovato una formula che gli permette di lavorare bene con gli studenti che nel corso della prima edizione hanno espresso il desiderio di avere un percorso più frontale e meno laboratoriale per capire più concretamente come aprire un’impresa, come attività universitaria si sono posti l’obbiettivo di lavorare a monte delle idee di business arrivando quindi a validare un progetto imprenditoriale. Cercando di capire meglio: inizialmente i ragazzi vengono formati alle conoscenze base dell’imprenditorialità e vengono sviluppate le loro soft skills quali la gestione del rischio, le modalità di lavoro in team, il problem solving e altre ancora; una volta apprese le conoscenze tecniche si opera su piano pratico e viene consegnato simbolicamente agli studenti un’idea validata e realizzabile concretamente. Tutti i progetti sono messi alla prova attraverso la metodologia Lean StartUp ovvero un approccio radicale che aiuta a individuare il percorso che possa condurre ad un business sostenibile attraverso la riduzione di costi, tempi e rischio di fallimento. Per spiegarlo con parole semplici: per ogni idea imprenditoriale se ne mette a punto il concetto principale e più rischioso, viene poi confrontato con gli effettivi bisogni e necessità dei clienti attraverso delle interviste qualitative capaci, alla fine, di costruire uno schema completo che possa verificare se il
Foto2concetto su cui si basa tutta l’idea imprenditoriale è fondato o meno, l’efficacia di questo tipo di ricerca dipende totalmente dalla bravura degli intervistatori e dalla loro persuasività nel riuscire a ottenere informazioni dai passanti campionati. Non si effettuano indagini di mercato perché non si elaborano gli effettivi costi di realizzazione dell’impresa o i potenziali ricavi in raggiungimento di un target specifico (tutti dati appartenenti alla realizzazione del Business Plan) ma attraverso indagini attive si vanno a verificare le reali esigenze del mercato nel settore desiderato. Si fornisce così ai partecipanti del ContaminationLab un idea validata ed un metodo per validarne delle nuove, così che gli studenti debbano procedere unicamente alla parte operativa una volta terminata l’edizione del Laboratorio, aventi idee solide. È nell’interesse del progetto far collaborare con il team dei dottorandi per cercare di avviare le loro imprese che nella maggior parte delle ipotesi si tramuteranno in Spin-Off universitari, incanalandosi nelsostegno imprenditoriale per la valorizzazione della ricerca; questo però non è l’unico scopo del Laboratorio che punta a realizzare attività imprenditoriali di ogni forma e settore per valorizzare il prodotto finale ubicato all’interno del territorio. Ciò accade perché il laureato abbia la possibilità di svolgere delle attività coerenti al suo piano di studi o quanto meno alle proprie aspirazioni diventando egli stesso un produttore di valore per il luogo, indipendentemente dal contenuto delle sue azioni, per questo il fine ultimo del progetto è quello di arricchire il territorio evitando l’impoverimento e la fuga di cervelli. Francesca mi spiega che loro puntano a formare gli studenti attraverso metodologie non didattiche, su aspetti professionali e personali, legate alle competenze individuali dell’imprenditoria che non siano finalizzate all’avvio di un’impresa propria, vorrebbero che tutti potessero avere gli strumenti necessari per essere imprenditori di se stessi e quindi sviluppare un approccio critico e proattivo alla vita.
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Arrivando alla domanda sul come si sente personalmente Francesca alla luce di quanto mi ha raccontato sorride sommessamente e io capisco che tutto il suo lavoro lo fa col cuore, mi confida che questo progetto è per lei la parte più gratificante ed io non fatico a crederlo. Inizia così anche a spiegarmi tutto il rapporto che permane con i ragazzi che hanno frequentato le due edizioni del progetto, alcuni hanno dimostrato una forte presenza legata al Laboratorio. Una risposta all’originario tentativo di creare un interlocutore che rispondesse al desiderio che fossero gli stessi ragazzi a volere che il ContaminationLab esistesse, che colmasse la mancanza di un progetto che affrontasse determinate tematiche. Inizialmente si è reso necessario comunicare l’esistenza del Laboratorio facendo leva sull’attribuzione di CFU, ciò richiedeva troppo tempo obbligando l’ufficio a restare vuoto e per tale motivo la volontà di tutto il team è stata di creare una controparte proveniente dagli studenti: era necessario sopperire alla necessità di dialogo tra il laboratorio e tutte le persone ancora escluse al progetto ma, non solo, c’era il forte bisogno di far comprendere ai ragazzi il reale valore del progetto e tutte le sue finalità essendo qualcosa creato con e per gli studenti stessi. Cercando di capire meglio Francesca mi spiega che tra tutti i partecipanti alle due edizioni del UniurbLab solo in tre hanno ritirato l’attestato dei 4 CFU attribuibili mentre tutti gli altri si sono dimostrati interessati unicamente alle tematiche trattate, a tal proposito infatti si è creata la Uniurb Contamination Community, di cui parlerò meglio più avanti, come risposta ad una speranza del Laboratorio. Nel corso di pochi giorni la Community ha preso una via indipendente e svolge un ruolo essenziale nel tempo che decorre tra un edizione e l’altra attraverso incontri di sensibilizzazione alle tematiche dell’imprenditoria mentre il Team organizza ciò che dovrà realizzarsi nella terza edizione che si aprirà tra settembre e ottobre. Ciò è stato ottenibile grazie alla continuità che il Laboratorio stesso ha sempre cercato di garantire tra i ragazzi aderenti al progetto nei diversi anni: sia per non far andare sprecate le idee irrealizzate in un’ottica di contaminazione e sia per offrire più possibilità di concretizzare progetti in un breve futuro, per questo motivo gli studenti sono rimasti legati tra loro. Capita spesso che qualcuno passi a salutare in ufficio o che mandi messaggi per tenersi informato sul mondo del UniurbLab in una forte collaborazione sia da vicino che da lontano.
Logo CommunityIncuriosita da questa forte relazione umana, ho preso quindi appuntamento anche con i creatori della Community per capire meglio il loro ruolo in tutta questa faccenda e la reale ed effettiva finalità del loro progetto. M’incontro con Davide Monina (1° Edizione) e Amerigo Marcelli (2° Edizione) studenti dell’ateneo d’Urbino e frequentanti corsi e anni accademici differenti, ci tengono subito a scusarsi con me per la mancanza del terzo fondatore Michele Mari attualmente occupato col suo progetto di Spin-Off e io capisco subito di essere tra persone alla mia pari. Iniziamo a parlare e mi raccontano la loro storia: dal loro forte attaccamento ai contenuti trattati nel corso del Laboratorio hanno deciso di creare qualcosa fatto da studenti per gli stessi, orientato al mondo imprenditoriale ma svolto in maniera meno formale seguendo il motto “fatti Contaminare”. Inizio con alcune domande per scavare nel fondo delle loro idee, i ragazzi mi spiegano che il loro obbiettivo principale è contaminare nuove persone e idee perché vorrebbero appassionare tutti al tema del fare impresa, nonostante la Community sia nata da poco tempo si muovono molto in fretta per costituirsi come associazione al fine di ottenere i fondi necessari per operare attivamente nel settore. La forte volontà di diffondere l’utilità dell’imprenditoria li ha condotti ad ottenere un grande appoggio da parte della stessa università di Urbino: è stata fornita una lista di possibili ospiti (imprenditori affermati) disposti a partecipare al progetto in maniera più o meno gratuita a seconda dei casi come figure di massima rilevanza professionale; il WebMaster d’ateneo Donatello si è offerto gentilmente di sostenere il progetto in maniera gratuita fornendo supporto grafico professionale nel tempo libero a disposizione, sia per quanto riguarda la realizzazione di pubblicità che per quanto riguarda l’aspetto visivo dei contenuti online; il ContaminationLab ha dimostrato un grande sostegno per facilitare l’organizzazione degli eventi stessi in collaborazione stretta con i ragazzi del progetto.
Concretamente si potrebbe dire che la Community svolge un ruolo sociale, attraverso la creazione di eventi e con modalità partecipative cerca di appassionare il suo pubblico, punta a far capire come l’imprenditoria possa rendere le persone più libere senza però sminuire la necessità di sviluppare competenze trasversali (o Soft Skills) essenziali nel attuale mondo lavorativo. Con la logica dei serious game i ragazzi del Team cercano di intrattenere e formare tutti i partecipanti ai loro incontri, proprio perché il desiderio comune è quello d’innescare una morale capace di far riflettere ed essere al contempo applicabile, questa modalità d’azione è diventata sin da subito un format cardine degli
Fotoeventi della Community. Essendo il pubblico formato da un gruppo più o meno vasto di ragazzi provenienti da lunghe e faticose giornate di lezioni, è facile intuire che non siano più interessati ad ascoltare ulteriori colloqui mainstream, per questo motivo la comunicazione viene svolta in maniera più leggera e partecipativa dando libera iniziativa ai partecipanti che si trovano tra pari interessati in maniera maggiore o minore agli stessi argomenti. Viene allora organizzata la conversazione per parlare di esperienze concrete con persone che ci sono riuscite, che hanno raggiunto il successo partendo dalla realizzazione di una propria idea e che possano dare consigli a chi è interessato ad un certo contenuto imprenditoriale, per questo motivo in ogni evento è prevista la partecipazione di un giovane imprenditore che possa fornire informazioni e strategie in maniera più credibile a livello psicologico: per un ragazzo è più semplice pensare “Questo potrei farlo anche io” se davanti a sé a una persona affine alla propria generazione perché la formazione scolastica, il contesto sociale e le modalità d’azione possono ancora essere applicate con piccoli accorgimenti innovativi. La modalità migliore per facilitare questo tipo di scambio informativo è stato quindi incarnato dai ragazzi del Team nella pratica dell’aperitivo, in un contesto di relax e leggerezza che si differenzia dagli impegni quotidiani della vita ma che possa garantire qualcosa di più del solo tempo piacevole passato insieme. Un ambiente ottimale sia per ubicazione che per atmosfera che possa essere capace di favorire la contaminazione, diventando esso stesso una fonte informativa che si implementa alla convivialità. Ciò non significa che la Community abbia la volontà di evitare la realizzazione di convegni in orario accademico infatti, a seconda delle esigenze del pubblico e dell’ateneo, si creeranno incontri di diversa natura per ampliare le possibilità di contaminazione e diffusione del contenuto imprenditoriale, puntando sempre ad una partecipazione reciproca tra la Community e gli studenti.
Entrambi i ragazzi durante l’intervista ci tengono a sottolineare più volte che, essendo l’obbiettivo appassionare e contaminare il proprio pubblico, è essenziale capire che il tema trattato riguarda tutti: ognuno può essere1evento Community
libero di avere una propria attività o di svolgere un determinato lavoro ma, per farlo, è necessario avere un’idea, lo scopo della Community supplisce il ruolo di connettore tra studente e università/lavoro per far capire alle persone che è giusto provare a sviluppare concretamente i propri progetti, soprattutto se si è giovani. Dal Team coinvolto a tutti i potenziali studenti raggiungibili è necessario un comportamento attivo e mai passivo alla vita, favorevole alla produzione cognitiva che è capace di distruggere i luoghi comuni e gli stereotipi sul mondo imprenditoriale, permette l’utilizzo di approcci mentali differenti in continua unione per la risoluzione di problemi con una visione più aperta da opinioni diverse, ma anche per l’ottenimento di contatti con persone realizzate o con persone aventi informazioni preziose per il raggiungimento di un proprio obbiettivo. Indirettamente quindi gli imprenditori che parlano fanno in modo che gli studenti entrare nel mondo lavorativo attraverso un ottica imprenditoriale favorendo l’incontro tra studenti e imprese.

Nell’immediato il progetto ha ancora molta strada davanti a sé, tra gli obbiettivi a breve termine infatti si è prefissato tre punti cardine da concretizzare per riuscire a gestire al meglio tutta l’organizzazione: innanzitutto il consolidamento del team che si è preso a carico l’impegno di gestire la Community, riuscire a trovare la formula vincente di sviluppo relazionale tra tutte le persone coinvolte, una volta realizzato questa prima necessità ci sarà il bisogno di trovare una sede operativa per lo svolgimento delle attività stesse e infine il bisogno sarà quello di creare un piano degli eventi prestabilito nel tempo da comunicare agli interessati.
Mi spiego meglio. Come già detto nelle righe precedenti, la Community si sta ora formando per la prima volta da idee molto forti provenienti da un gruppo di ragazzi fortemente diversi tra loro, il Team quindi non si può ancora dire formato: dai tre fondatori iniziali si sono subito aggiunti altri sette partecipanti a cavallo del primo evento sostenuto il 14 Marzo ma ancora non si è raggiunto un cerchio completo. L’obbiettivo infatti prevede dodici persone coinvolte e impegnate per uno stesso scopo da raggiungere in maniera efficacie ed efficiente, attraverso una profonda collaborazione e comprensione reciproca, un insieme non gerarchico di individui che possano essere definiti un giorno come “Gli Apostoli dell’Imprenditoria” che riescano a creare coesioneTeam Community
sociale tra i ragazzi che seguono le vicende della Community. Questo permetterebbe alla Community di costituirsi come associazione e di presentarsi poi al bando per richiedere i fondi all’università necessari per ampliare il progetto in corso d’opera, alcuni coach e imprenditori richiedono un rimborso spese che attualmente il Team non è in grado di sostenere. In aggiunta sarebbe poi anche possibile ottenere una sede dove si realizzerebbe un progetto di co-working inteso come luogo dove trovare amministrativamente il Team della Community ma anche dove gli studenti possano avere tutte le attrezzature necessarie alla realizzazione e progettazione di idee imprenditoriali (una specie di zona dedicata ad Aula – Studio) in favore della contaminazione e dell’accrescimento conoscitivo comune. Infine sarebbe possibile riuscire a lavorare più concretamente ad un piano organizzativo di idee ed eventi, contattare ospiti ed elaborare gli incontri da comunicare con calendario pubblico avendo un’ubicazione fissa. Una serie di step che nel breve periodo la Community si è presa l’onere di realizzare per offrire un servizio migliore a tutti gli studenti partecipanti ed interessati ai suoi contenuti: dal primo evento test di Marzo, che scopro in maniera inaspettata non essere andato esattamente come si erano prefissati su piano logistico e partecipativo, a tutti quelli futuri l’intento è creare una migliore relazione. Attualmente l’idea è di programmare almeno un evento al mese grazie alla partnership con il bar Deliziose Follie ubicato in Piazza della Repubblica nel centro di Urbino nel quale si tengono gli incontri, tra i progetti calendarizzati c’è un incontro con gli studenti il 18 Aprile dove presenzierà un imprenditore di business turistico. Un espansione che nasce da Urbino e si muove sul territorio puntando inizialmente a tutta la regione Marche e, magari successivamente, anche ad altri luoghi in creazione di una rete di contatti capace di ampliare i tassi nazionali delle attività per valorizzare le zone di azione della Community, un gruppo di persone giovani che “dal basso” permetti un accrescimento di conoscenze per la realizzazione personale, come ci tengono a chiamarla i ragazzi del Team “Una Network Profittevole”.

Quando infine chiedo ad Amerigo e Davide come si sentono riguardo al loro progetto li vedo spiazzarsi, ci riflettono un pochino ma alla fine quasi contemporaneamente mi rispondono di essere orgogliosi, sia dal punto di vista tecnico che umano perché non si aspettavano tutta la richiesta di attività e tutto l’intesse partecipativo dimostrato dalle persone. Emerge allora i maniera ancora più significativa la loro passione che mi entra dentro e non se ne va, fanno qualcosa che amano e lo condividono con tutti senza chiedere nulla in cambio se non la comprensione. Allora io capisco di aver fatto la scelta giusta entrando in questo mondo che mi ha regalato una forte motivazione.
Ora che anche voi tutti conoscete questi progetti, che un po’ del loro sapere è arrivato a voi, che ne dite di scoprire di più facendo loro visita?

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