Urbino Contamination Community incontra Happennines

IMG-20180421-WA0008La Urbino Contamination Community torna a far parlare di sè con l’evento del 18 Aprile cui ha partecipato Marco Caverni, socio fondatore di Happennines: una società cooperativa che agisce in diversi settori sul territorio. Arrivo prima dell’inizio dell’evento previsto per le 18:15 e mi siedo nel posto più in disparte del bar Deliziose Follie nella piazza centrale di Urbino dove si sarebbe tenuto l’incontro, mi accorgo subito delle nuove e anche numerose facce presenti, non posso fare a meno di ascoltare quello che si raccontano. C’è chi è venuto per sentito dire, altri sono nel bar perché qualche amico in comune gli ha consigliato di partecipare, alcuni si trovano lì per caso e decidono di restare incuriositi dal via-vai di persone e dall’organizzazione laboriosa in atto. Io non mi trattengo dal sorridere osservando il numero di persone contaminate in aumento.
Dopo un quarto d’ora di ritardo l’evento ha finalmente inizio: i pensieri universitari spariscono e gli oltre cinquanta partecipanti puntano i loro occhi su Marco che sembra sentirsi un pochino a disagio ma cerca in qualche modo di sorridere pacato, si può dire un buon inizio divertente. Amerigo (co-fondatore della Community) inizia subito con una spiegazione breve degli obbiettivi del Team per mostrare a tutti chi sono e cosa fanno, ammalia i ragazzi presenti che si appassionano subito e sembrano essere desiderosi di scoprire altro. Tra le spiegazioni su ciò che avverrà a breve nel corso della serata e qualche mera informazione tecnica capto una nuova chicca che non posso lasciarmi sfuggire: è ufficiale che in estate diventeranno un’associazione e allora io sono già pronta a seguire tutta la vicenda dal più vicino possibile.
La parola viene ceduta a Marco, che è la star dell’evento ma pare essere in imbarazzo, inizia a dire qualcosa e cerca subito di accalappiare la simpatia dei ragazzi in sala scambiando qualche battuta con Michele (altro co-fondatore della Community). Il clima si sdrammatizza parlando del famoso “giovedì universitario” tipico di Urbino, si fa leva su vecchi ricordi divertenti e subito l’ambiente diventa più caldo e si può entrare nel vivo dell’evento.
Marco spiega di avere 33 anni, di possedere un’impresa e di pensare di aprirne una seconda perché per lui il problema è che quando s’inizia con l’imprenditoria è poi difficile smettere. La storia di Happennines sembra molto interessante: ufficialmente Happennines_logo_trasparentenascono ad Ottobre del 2015 a Sassoferrato ma la loro avventura inizia molto prima, ci vengono svelati tutti i retroscena che hanno permesso la realizzazione del brand che si origina grazie all’incubatore CultLab (già citato qui in un precedente articolo sulla Community come predecessore del ContaminationLab di Urbino). Iniziando con ordine e parlando personalmente, Marco racconta che prima del suo business era dipendente del laboratorio artigiano di calzature e accessori di moda Goretti s.r.l. di Ancona ma non era felice, lui voleva qualcosa di più per sé sin da quando era bambino: ricorda che c’era un azienda di termo-idraulica davanti a casa sua quando era piccolo, ogni volta che guardava quella piccola realtà produttiva in lui nascevano sentimenti di indipendenza, crescendo e guardando queste persone realizzarsi ha voluto per se stesso un futuro simile per il raggiungimento dei propri sogni. Si laurea in Lingue e Cultura per l’impresa dove, oltre alle materie linguistiche e commerciali, si è interessato al branding scrivendo la tesi “Non consumiamo più beni ma significati”, descrive l’esperienza come poco piacevole per le scarse possibilità lavorative sviluppate ed ottenute successivamente. Non riuscendo a trovare la propria strada ha provato ad immergersi nel mondo dell’economia e del commercio lavorando quindi nell’ambito dell’export, sales e gestione clienti, nei settori dell’artigianato, dell’agroalimentare e del turismo. Ha poi approfondito anche le dinamiche del management e dell’internazionalizzazione per due anni grazie a due corsi di specializzazione in “International Sales and Marketing Management” e “International Business Management” presso la Camera di Commercio di Ancona. Successivamente, prima di interessarsi alle dinamiche di start-up, ha studiato gli scenari economici e linguistici asiatici in un corso di formazione europeo in “Commerciale Estero in Lingua Cinese”. Finendo poi per lavorare come dipendente ma, essendo da sempre un appassionato di logiche di impresa e delle organizzazioni, ha sviluppato una particolare attenzione per il business modeling, branding e posizionamento sul mercato, e corporate social responsibility. Non riuscendo ancora a trovare la propria ispirazione decide di abbandonare il lavoro per dedicarsi totalmente a se stesso e a ciò che avrebbe potuto renderlo felice, si lancia così nel mondo imprenditoriale con alcune idee e prova a realizzare l’unica cosa capace di farlo sentire soddisfatto: un’impresa.
visit-sassoferrato-2-350x500.jpgIl suo primo esperimento aziendale proposto a ClultLab fu la creazione di un import-export di prodotti agroalimentari italiani capaci di promuovere il territorio e la sua cultura, il progetto fu un totale fallimento e non venne mai avviato. Invece che operare in modo tipicamente italiano ed etichettare la sconfitta come qualcosa di tremendamente negativo, Marco ha agito con stile americano ed ha pensato all’evento come fonte di esperienza. Nasce così, in via approssimativa, l’idea di Happennines che viene sviluppata insieme agli altri fondatori Gabriele Costantini che attualmente si occupa di accoglienza e servizi turistici, Sara Paolucci heritage manager si occupa della didattica, Giorgia Rinaldi heritage manager si occipa anche lei della didattica e Letizia Reda social media e community manager si occupa della promozione degli eventi: un team molto coinvolto da una forte passione ed un approccio differente al raggiungimento di uno scopo concreto e spendibile nel mercato. Vengono aperti i vari siti online per partecipare al bando offerto dall’associazione e diventare una delle 12 imprese aderenti all’iniziativa, vincono la competizione e nel giro di pochi anni riescono ad affermarsi come azienda sul territorio arrivando nel 2017 a gestire circa 30 buste paghe grazie al loro flusso lavorativo.
Come azienda si occupa di turismo attraverso una gestione diretta delle destinazioni da visitare e delle attività da praticare, funge da sistema aggregativo per l’offerta ed il mercato perché crea un unico network che diventa punto di riferimento turistico nel territorio, funge anche da incubatore per i progetti di sviluppo capaci di avere un positivo impatto economico e sociale, offre servizi ad aziende terze sia pubbliche che private: la promozione, la consulenza e la gestione ma anche progetti di co-working per favorire la creatività e la contaminazione. Per questo motivo sono riconosciuti come modello turistico della zona, si prefiggono l’obbiettivo di promuovere e favorire la comunicazione dell’appennino alle persone interessate, fanno formazione turistica nelle scuole di tutte le generazioni e offrono stage formativi o alternanze scuole-lavoro. 
Marco dice anche che recentemente hanno vinto un bando per la gestione delle attività di valorizzazione ed educazione ambientale alle grotte di Frasassi e lo usa come appiglio per sottolineare che non sono unicamente legati ad un territorio circoscritto, si definisce come una start up che in poco tempo è riuscita a trovare il proprio posto affermato. Sicuramente tra le difficoltà superate la più grande è stata la realizzazione del team perché, essendo inizialmente da solo e senza speranze di riuscita, per Marco era necessario creare un gruppo che fosse orientato ad ottenere un unico obbiettivo tenendo conto anche degli aspetti personali oltre che quelli imprenditoriale. Ammettendo di avere un carattere terribile e di aver faticato tanto a trovare la formula giusta per ottenere il successo aziendale, non si vergogna a dire che ha pensato addirittura di fallire nel primo anno di attività, nonostante questo, non ha mai pensato di mollare o arrendersi senza dare il massimo.
HAPPENNINES_COVERAd oggi l’azienda Happennines è l’unica ad essere inserita nelle aree interne dell’appennino italiano, attraverso un percorso di consulenza promosso dall’incubatore hanno ottenuto un finanziamento per realizzare i primi investimenti del progetto ma, oltre alla parte monetaria, il sostegno è stato essenziale sia per il morale del team che per la network che ha garantito una base sicura per il problem solving. Attualmente lavorano su progetti di sviluppo territoriale e turistico, si occupano da sempre di micro economie territoriali non solo come professionisti ma anche come appassionati.
Per questo motivo, sottolinea Marco nel corso del suo discorso, è importante trovare qualcosa da fare nel futuro che possa renderci felici nonostante le difficoltà, la propria impresa diventa come un’ossessione totalizzante nella vita di chi la gestisce, sorride scherzando sul fatto che può diventare più importante della propria donna o dei propri figli. Il concetto passa forte e chiaro, tutti i ragazzi che ascoltano con un sogno nel cassetto o un progetto in via di realizzazione lo capiscono bene, è quindi essenziale investire moltissimo nella propria formazione personale: Marco passa almeno un’ora ogni sera a studiare leggendo libri di letteratura economica in inglese per trovare contenuti e ispirazioni.dbfi7xlw0aeztmm.jpg
Alla fine del suo discorso siamo tutti definitivamente coinvolti dalle sue parole tant’è che le mani degli studenti iniziano ad alzarsi pronte ad afferrare il testimone per fare numerosissime domande, mi sento pienamente soddisfatta e resto incantata ad osservare la coesione che lentamente s’instaura attorno a me. Quando tutto sembra ormai essere finito il ruolo della Community si fa di nuovo essenziale e, prima di salutarci dopo un sostenuto scambio di opinioni, viene proposto un piccolo “Serious Game” che consiste nel giocare a “Sasso, Carta e Forbice” in gruppo. Il risultato finale è qualcosa che riesce a far divertire tutti, meraviglioso da vedere per me che scrivo sul mio Tablet tutto quello che succede e molto emozionante da fare ascoltando le risate degli improvvisati concorrenti. I due finalisti del gioco vincono un buon aperitivo pagato dal Team e l’evento arriva così al suo termine. Prima di congedarmi mi appunto un’ultima frase che Davide (altro co-fondatore della Community) dice sorridendo che mi colpisce particolarmente: “Non è importante chi vince qualcosa, conta il sostegno delle persone che ti stanno attorno mentre ci provi”. Con queste parole mi sento si aver fatto la scelta giusta ad uscire di casa. 

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