Sociologia dei New Media di Renato Stella, Claudio Riva, Cosimo Marco Scarcelli e Michela Drusian

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Il libro “Sociologia dei New Media” pubblicato dalla casa editrice UTET nel 2014 è un manuale molto dettagliato utilizzato spesso nelle università per trattare la materia. Articolato su 219 pagine e suddiviso in 7 capitoli aventi ciascuno dei paragrafi autonomi, una scheda di verifica e la bibliografia per eventuali approfondimenti permette una facile comprensione della materia agli studenti o a tutti gli interessati.
La trama infatti tratta le tematiche legate ai New Media in maniera propedeutica, partendo dai concetti generali sul cosa siano e perché vengono definiti nuovi e arrivando a porli all’interno della trattazione di ricerca empirica per comprendere i dati creati in rete.
I nuovi media sono come delle novità aventi rapporti di debito e di credito sia con la cultura di massa che coi media tradizionali, definiscono una rottura col passato trasformando la società in modo innovativo seppur tutte le tecnologie derivino da qualcosa di esistente. Tutti i supporti tecnici convergono in un unico medium componibile e scomponibile a seconda delle necessità, quindi se prima si orientavano ad un pubblico ora è il pubblico che collabora e orienta i media alla produzione di contenuti in una cultura di massa e digitale. I nuovi media sono coinvolti nella comunicazione tra persone e macchine su piano sincrono o asincrono, la comunicazione sempre di più si sposta in rete con modalità differenti: la CMC si sposta da contenuti testuali ad altri formati ampliando la relazione interattiva e producendo effetti come la deindividuazione, il flaming e l’equalization effect. A tal proposito nel testo vengono citati innumerevoli autori che trattano delle tematiche dei nuovi media in relazione alla comunicazione e al contesto storico entro la quale si pongono, Sherry Turkle affronta le problematiche legate alla costruzione dell’identità online sia nel contesto entusiastico che in quello scettico e affronta le relazioni tra machine e intelligenze artificiali; Manuel Castells descrive gli sviluppi e le conoscenze legate alla Network Society ovvero una nuova società che agisce in relazione alla logica di rete (contenuti in flusso in un tempo senza tempo); Jean Va Dijk elabora le sette leggi del web perché  le reti mediali si integrano a quelle sociali; Henry Jenkins studia le culture partecipative in relazione alla produzione di contenuti del basso verso l’alto in cultura convergente; Barry Wellman analizzando la relazione tra la rete sociale e il quotidiano delle persone definisce i principi fondamentali per l’analisi delle reti sociali; Sonia Livingstone indaga le caratteristiche dei nuovi media attraverso gli studi su come le diverse generazioni ci si relazionano.
Si può quindi dire che i new media funzionano grazie alla digitalizzazione dei contenuti e delle informazioni più in generale, si parla di convergenza multimediale (o ibridazione) su tre livelli: 1 produzione dei media, 2 tecnologi e 3 contenuti simbolici. Sono multimediali perché permettono una perfetta integrazione di contenuti interconnessi in un unico supporto digitale avente lo stesso linguaggio di tutti gli altri, permettono una fusione multisensoriale di messaggi complessi.
La rete permette alcune pratiche come: l’ipertestualità che permette la navigazione in rete attraverso il collegamento di link a parole di testo che permettono una lettura non sequenziale delle informazioni, il significato dei testi viene generato non unicamente dal contenuto ma anche dai lettori che hanno la possibilità di creare connessioni infinite tra intelligenze in metamorfosi, organizzazione frattale, esteriorità e topologia; l’interattività che permette l’integrazione delle azioni reali a quelle mediali quindi l’utente ha la possibilità d’influenzare i contenuti su livello selettivo, conversazionale e registrato grazie al controllo , alla velocità e alla gamma dei contenuti prodotti online; la personalizzazione che permette la crescente adattabilità dei prodotti alle scelte dell’utente, la flessibilità di tempi e spazi del consumo mediale e lo sviluppo di produzioni autonome in creazione di un web collaborativo (nascono free software e programmi open source).
Con l’uso sempre più diffuso della rete si può vedere come l’utente sia stato messo sempre di più al centro dell’attenzione comunicativa passando da esserne l’oggetto a soggetto, le pratiche di auto rappresentazione si diffondono e i nuovi attori sociali si fanno media in costante mediazione tra identità sociale e personale. Diventa sempre più difficile separare il virtuale dal reale che si compenetrano nel web 2.0, non si parla più di identità vera o falsa a solo dei contenuti e della traccia permanente che lasciano in rete. Nasce un nuovo sistema creato con networked individualism inteso come un legame sociale che oltrepassa la fisicità perché basato sulla connessione, basato sul concetto di virtual togetherness inteso come creazione di comunità online aventi regole differenti da quelle tradizionali e formato da networked publics intesi come pubblici connessi da posti spazialmente distanti ma che formano comunità in rete molto unite e vicine che producono contenuti persistenti, replicabili, diffondibili e ricercabili.
Esistono però differenti tipologie di utenti in rete che navigano o si astengono dalla navigazione per motivi diversi tra loro ed in piattaforme eterogenee, si parla spesso di digital divide che non riguarda unicamente l’accesso: il tema del divide si lega a più fattori quali possono essere l’età, il reddito, il genere e l’istruzione. Si parla di scarti di coscienza perché anche con gli stessi mezzi e motivazioni i fattori personali e sociali di ogni utente influenzano la navigazione all’interno della rete e quindi l’esito finale di ricerca di informazioni, si parla di effetto di San Matteo secondo cui vengono avvantaggiati i privilegiati e penalizzati gli svantaggiati. C’è però da sottolineare come internet abbia un forte potenziale democratico al suo interno perché permette a tutti di creare una propria network al suo interno, di esprimere il proprio pensiero e di informarsi; si parla infatti di cittadinanza digitale che finisce inevitabilmente per stravolgere anche tutta la comunicazione politica vetrinata online. Per la comunicazione politica in rete si creano tre differenti visioni: 1 effetto causale positivo secondo cui la rete avvantaggia la politica, 2 effetto causale negativo secondo cui internet penalizzi la politica e 3 autoselezione secondo cui internet e la politica non abbiano alcun collegamento diretto. Nasce il concetto di e-democracy ovvero la possibilità di partecipare ai processi decisionali per i cittadini a livello amministrativo, consultivo, partecipativo e deliberativo; spesso legate alle campagne elettorali che nel corso del tempo hanno mutato la loro forma (classificate come premoderne, moderne e postmoderne) avvicinandosi sempre di pi alle logiche di marketing.
La rete ha modificato anche le modalità di fare ricerca empirica spostandosi sempre di più su meccanismi digitalizzati che spesso velocizzano e facilitano il lavoro seppur lo impoveriscano notevolmente su piano informativo. Per le ricerche in rete i dati sono facilmente reperibili per chi possiede le conoscenze necessarie degli strumenti, alle volte è necessario tradurre e comprendere i big data suddivisi per volume, velocità e varietà.

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