Un maestro di vita e di Jazz: Paolo Fresu

paolo-frescu.jpgMercoledì 2 Maggio ha avuto luogo, nell’aula magna del palazzo Battiferri a Urbino, il conferimento del sigillo d’ateneo a Paolo Fresu che avrebbe dovuto tenere un lectio magistralis; a conferire il titolo il Magnifico Rettore dell’ateneo di Urbino Carlo Bo Vilberto Stocchi.
Incapace di trattenermi dalla curiosità mi presento un’ora prima della cerimonia, mi siedo in una buona posizione tra le sedie adibite agli studenti e osservo il lavorio di tecnici e assistenti alla preparazione della sala per l’evento. Seguendo i movimenti di tutti i presenti l’eccitazione fa da padrona nel mio petto, lentamente iniziano ad arrivare professori di vari corsi cui è stato riservato un posto specifico, assistenti della televisione, fotografi, giornalisti, cameraman, autorità civili e funzionari pubblici venuti tutti per immortalare l’evento senza farsi sfuggire nulla. Quando la sala finalmente si ghermisce anche di studenti, musicisti e interessati di vario genere il tutto ha inizio: Paolo entra in aula accompagnato dal Rettore Vilberto e dal Prorettore Vicario Giorgio Calcagnini.
Sorrido e applaudo dalla gioia.
Quando il rumore di mani si placa il Rettore saluta in particolare le autorità civili per il loro ruolo di tutela alla sicurezza e anche tutti i presenti, apre il discorso introducendo il maestro alla platea  e fa un meraviglioso discorso che ha origine dalla Sardegna da cui proviene Paolo  arriva ai giorni appena trascorsi col festival internazionale del Jazz citando gli innumerevoli luoghi raggiunti dalla musica dell’ospite d’onore e i suoi premi collezionati durante il percorso. 
Quando il diretto interessato prende la parola è visibilmente emozionato e fiero del conferimento, per motivi personali cui non fa riferimento ma cita soltanto, accetta il sigillo con occhi diversi e sorridente afferma che quello che stringe in mano ha un valore 1c64a3dbb2d04f4811e776e92438edd0.jpg--differente da tutti gli altri premi perché ognuno di essi è unico nel suo genere. Inizia così il suo discorso, ripete che ogni premio è importante, ognuno ha un suo percorso che incarna la motivazione di fare sempre meglio, provare a vedere ciò che sappiamo fare bene in maniera più grande e vasta. Racconta di essere nato nel ’61 da una famiglia di pastori, in quella cittadina dove è riuscito a scoprire il suo vero sé e ha sviluppato il suo primo festival del jazz, per lui ogni festival porta un valore aggiunto al luogo (nel suo paese il si dice che faccia fare alle pecore il latte più buono). Il festival a Berchidda nasce nel 1988 e da allora sono cambiate molte cose; realizzato dalla collaborazione di 120 volontari di tutte le età che offrono il loro tempo e la loro passione per qualcosa in cui credono. Le persone coinvolte sanno di poter costruire un nuovo rapporto con tutto quello che li circonda, da un paese sperduto che si pensava dovesse passare inosservato fino a scomparire oggi vengono persone da tutta Italia per i dieci giorni di festival che concede ricchezze fatte di esperienze ed emozioni.
Da piccolo non aveva grandi possibilità economiche e aiutava il padre alla cooperativa del latte che nel tempo però è fallita e si è trasformata in un centro culturale molto attivo, il padre non ha avuto modo di studiare ma si vanta ancora oggi di aver raggiunto la 3 elementare. Per Fresu la passione è rigore nel fare le cose a cui si tiene, è uno strumento di scoperta che fa dei linguaggi utilizzati una ragione di essere e di vivere; permette di uscire dai propri luoghi tradizionali in scoperta di qualcosa di più grande.
Girando il mondo ha capito che la musica poteva permettergli di diventare una persona più ricca: n’on economicamente ma moralmente per le esperienze e le conoscenze, scoprirsi e conoscere meglio gli altri viaggiando, apprendendo lingue diverse, comunicare con altre persone per costruire cose insieme.
Definisce che musica e arte sono due beni fondamentali della società per cambiare il mondo, le due tipologie di beni sono infatti quelle che non possono mancare alla sopravvivenza della specie umana e quelle non indispensabili che dipendono dal proprio punto di vista perché sono oggettivi e soggettivi; arte e musica si collocano nel mezzo tra le due: hanno a che fare col bello che è in costante lotta con tutto ed è qualcosa di inutile quanto essenziale. Sono fattori che hanno permesso di fotografare tutto il cammino umano, hanno accompagnato le guerre, i successi e gli insuccessi della storia in un contesto che si modifica nel tempo ma che può sempre essere rappresentato da musica ed arte. Ognuno ha (o dovrebbe avere) la possibilità di comunicare il mutamento che avviene attorno a lui con i propri mezzi, una racconto del divenire che da passato si P_20180502_113650trasforma in futuro. Per questo motivo il jazz che si sviluppa nel contemporaneo è qualcosa di speciale perché è una condivisione di contenuti di valore per qualcuno con altri. La musica inevitabilmente si lega al contesto che la circonda, si insinua in qualsiasi territorio alimentandolo, il jazz fatto d’improvvisazione ha a che fare con le persone che comunicano e con gli stili diversi a seconda delle cose che si ha da dire: sta al musicista filtrare il discorso guardandosi attorno.
Il maestro sospira pensando che, dai silenzi della campagna dove aveva l’abitudine di stare in silenzio, ha avuto la possibilità di aprirsi al mondo raccontando il suo vissuto. Legato alle sue origini spiega che ogni posto ha le sue storie, lotte, fatti ecc. Per quanto riguarda la sardegna e la sua insularità si è sempre distinta per la diversità, la “sardità” non è folklore ma è capacità di investire nel rapporto tra passato e presente preservando il passato senza musealizzarlo ma conoscendolo e violentandolo in funzione del futuro. Il conosciuto è legato alle persone e non solo al territorio, qualcosa di lasciato, da prendere e vivere in un nuovo modo con la lingua della parola e della musica. L’artista ha la responsabilità importante di prendere il conosciuto e portarlo in un altro posto esprimendolo col proprio strumento, mantenendo se stesso integro in un mix di nuovo e vecchio.
Il jazz che ha rivoluzionato il ‘900 non è mai morto, un incontro di musiche opposte che trovano un modo per funzionare insieme in ritmi di assenze reciproche che sono ancora capaci di raccontare il presente. Tant’è che nel 2011 nasce la giornata internazionale del jazz dove le persone interessate si battono sulle diversità per tutelare uno stile che ha molte cose da dire, essendo la musica qualcosa che non si fa da soli  ma attraverso un’unione armonica di accettazione delle differenze degli altri, una musica che appartiene al contemporaneo e che valorizza le differenze in superamento delle barriere: favorisce la comunicazione ed il dialogo. La musica in generale ha il potere di mettere insieme le persone, proprio per questo motivo deve essere considerata come un bene prezioso essenziale ad un paese evoluto. Una musica che incute paura ai giovani come alle persone più adulte, è una musica popolare di incontro di culture, nasce per strada come subcultura popolare americana che si trasforma in musica intellettuale, colta e ostica diffondendosi nel mondo, si crede sia un genere solo per appassionati che ne comprendevano i significati profondi di battaglia. Oggi ha ritrovato la funzione popolare in Italia, una reinterpretazione di canzoni scritte con canoni tradizionali, per avvicinare i giovani bisogna fargli capire che il jazz si lega a tutto quindi è solo da P_20180502_124404scoprire.
Il maestro Paolo non si considera unicamente jazzista ma un musicista in generale perché apprezza sia la buona musica che tutta quella che non lo è, quando dice questa battuta ride mostrando un lato tenero che ancora non era riuscito a trapelare. Oggi tutto ha un prezzo in questo mondo capitalistico, il valore della cultura viene relazionato col valore tangibile e concreto del denaro che si contrappone a tutti gli altri, ci sono cose che però non possono essere tradotte in moneta, ci sono aspetti non materiali come la conoscenza che esistono e hanno valori umani che trascendono tutto. Arte e musica si collocano in questo contesto come concetti che non hanno valore se non nelle loro produzioni, sono strumenti capaci di aiutare a superare le crisi perché sviluppano senso critico, servono per far crescere individualmente le persone ma rendono anche migliori e permettono la crescita morale abbattendo le barriere. Allora ci si chiede quanto vale piangere ad un concerto? Quanto conta l’emozione di ascoltare il proprio artista preferito? Se tali sensazioni si realizzano la persona che li prova sarà diversa, musica e arte entrano nel corpo delle persone e sviluppano esperienze inquantificabili. Se ci fosse più contatto con la cultura artistica le persone sarebbero diverse sostiene Fresu, si potrebbe sviluppare un’empatia differente in un bisogno di comunicazione non tangibile che si lega all’emozione. A tal proposito, dopo la nascita di suo figlio Andrea, ha realizzato un progetto che gli permettesse di portare la musica nelle scuole per poter sensibilizzare i bambini al tema, visto come bene prezioso fondamentale alla crescita. 
In un paese ricco come quello italiano si continua a pagare il prezzo della divisione, per quanto riguarda l’arte le separazioni arricchiscono di contenuti e non impoveriscono, ma bisognerebbe esportare tali potenzialità nel mondo e non lasciarle disperdere. La musica ancora non si è sviluppata bene su questo aspetto nonostante i piccoli festival nazionali che attirano molti turisti e appassionati o le esportazioni musicali, ogni investimento fatto ha sicuramente una ricaduta positiva sul territorio seppur in piccola percentuale. 
Alla luce di tutti questi fattori Paolo legge il sigillo d’ateneo nella “città del bello” con molti valori intrinsechi, davanti a studenti che hanno la responsabilità di scrivere il presente ed il futuro, far in modo che ogni cosa impossibile possa diventare possibile grazie alla voglia di vincere le difficoltà su qualcosa che trascende il tangibile. Si sente musica tutti i giorni, quella che altri vogliono a volumi non scelti, un valore liquido dove il contenuto non ha valore apparente, si trova gratuitamente in rete. La musica sta nell’aria e appartiene a tutti nonostante dietro si nascondano pensieri e persone, studi, strumenti.. un industria che ne definisce il valore concreto da dover difendere. Bisogna riprendere la musica e porla al centro della visione quotidiana così da poter poi mettere allo stesso centro tutto quello che conta realmente nelle vite delle persone a prescindere dal valore monetario, ogni cosa deve passare da ciò che si ritiene prezioso, dai propri pensieri e non da quelli degli altri.paolo-fresu0.jpg
Una volta pronunciate le ultime parole del discorso del maestro Paolo Fresu mi sento piena di vita e un applauso di meraviglia esplode nella sala, più che una lectio magistralis è stata una chiacchierata dai valori legati ad una storia che oltrepassa la concretezza.
Quando tira fuori a sua tromba per regalarci un’emozione ripenso a lui che ci racconta della prima volta che la musica gli entrò dentro al cuore: suonava in una banda, aveva 10 anni e partecipò al suo primo spettacolo mischiandosi con le persone, suonò con altri strumenti e si rese conto in quel momento che ognuno stava producendo la musica a modo proprio pur suonando le stesse note. Capendo questo riuscì a vedere la bellezza dell’orchestra che sta nel originalità di ogni suo componente che dialoga con gli altri producendo musica insieme, per lui quindi lo strumento era un suono da condividere, in solitudine non cera soddisfazione, un giorno però, nella sua camera da letto, fece una nota particolare esercitandosi che lo colpì dritto a cuore. Da quel giorno è cambiata la vita di Paolo perchè ha compreso il significato che la musica aveva realmente per lui: è un’emozione che sente quando suona, se non c’è quel sentimento è un giorno perso, non ha senso suonare; non è matematica ma poesia, si può esternare quello che a parole non si può dire.
Ed è così che l’incontro ha fine dopo quasi 10 minuti di suono costante e ininterrotto prodotto dallo strumento del maestro alla fine di una performance improvvisata. Le mani mi fanno ancora male per gli applausi, una standing ovation e tanta devozione non sono comunque bastati a rendere la gratitudine degli ascoltatori verso l’uomo che si trovava dinnanzi a loro. Mi è finalmente chiaro il reale valore di Paolo Fresu e della sua musica che trascende ogni cosa.

Condividi l’articolo su Facebook o Twitter per farlo conoscere a tutti i tuoi amici e ricordati di seguirmi qui sul Blog e sulla Pagina Facebook per restare sempre aggiornato! 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...