Processi di categorizzazione in etnografia – Il ruolo degli impliciti e delle categorie ex ante di Francesco Sacchetti

Processi di categorizzazione in etnografia.jpgIl breve manuale di 209 pagine suddivise in capitoli, paragrafi e sotto paragrafi è stato pubblicato dall’autore nel 2014 con la casa editrice Bonanno; affronta le tematiche della ricerca qualitativa entrando nel dettaglio di aspetti più mirati che solitamente nei manuali di genere vengono soltanto accennati. L’autore è un etnografo che si occupa di ricerca non standardizzata, dottore ed insegnante di metodologia delle scienze sociali in vari atenei universitari come Padova, Firenze e Urbino ma non solo; ha preso incarico in molteplici iniziative metodologiche per il suo forte interesse nella ricerca sociale ed etnografica arrivando anche a vincere nel 2011 il premio “Ahille Ardigò” al convegno SPE-Giovani per la sessione metodologica. A tal proposito durante tutta la lettura del suo libro Sacchetti cerca sempre di porre il lettore in una sorta di riflessione non solo delle metodologie applicate per fare ricerca ma anche del contesto entro il quale il ricercatore viene posto durante il suo periodo sul campo.
Entrando nello specifico del libro la prima parte affronta in maniera generale cosa significhi fare una ricerca etnografica, l’autore la definisce un insieme coordinato di sistemi di rilevazione e strumenti diversi scelti a seconda delle necessità d’indagine per soddisfare gli obbiettivi di ricerca. Non è quindi una era rilevazione di fatti ma è uno studio dei micro fenomeni di segmenti di culture differenti dalla propria che impongono al ricercatore d’immedesimarsi e di partecipare attivamente per poter comprendere il contesto differente entro il quale si trova a vivere per un certo periodo di tempo. Un processo di ricerca che si origina dalla scuola di Chicago e dal lavoro di Park che vene orientato alla conoscenza del contesto urbano attraverso uno studio in profondità capace di sviluppare poi la comprensione del mondo studiato da una visione interna. Entrando nello specifico della metodologia il ricercatore può scegliere se dichiarare apertamente il proprio ruolo professionale optando per una strategia “overt” o invece fingersi parte integrante della comunità senza svelare i suoi scopi reali optando per una strategia “covert”; entrambe le modalità come è ovvio che sia presentano vantaggi e svantaggi che il ricercatore deve considerare nel contesto d’azione per il raggiungimento del suo obbiettivo finale. Attraverso l’osservazione si può adempiere su più livelli alla volontà conoscitiva del ricercatore stesso, egli partecipando al fenomeno ha delle esperienze dirette della vita del gruppo oggetto di studio. Ogni ricerca prevede un’osservazione ed un sistema di registrazione dei fatti mediante un taccuio su quale vengono annotate anche eventuali note personali per permettere all’etnografo di non dimenticare nulla e per tutelare la propria identità senza farsi coinvolgere troppo.
Quando si parla di ricerca qualitativa non si fa uso di un campione probabilistico perché la scelta dei soggetti intervistabili ricade unicamente sul ricercatore e sul suo tasso d’interesse suscitato, è invece essenziale ricorrere a dei documenti ex ante per ampliare le proprie conoscenze sulle tematiche da studiare in profondità prima di andare sul campo. A tal proposito Sacchetti affronta una serie di tematiche relative alla costruzione di categorie mentali che orientano e spesso possono limitare il ricercatore che intende studiare una cultura completamente differente dalla propria: su questo aspetto si fa quindi riferimento al “senso comune” che ogni individuo possiede in quanto soggetto che ha interiorizzato dei concetti culturali. La mente umana è formata infatti da un insieme di significati condivisi nel proprio ambiente sociale che permettono all’individuo di agire in un determinato modo e di comprendere gli altri grazie ad un processo di tipizzazione intesa come una suddivisione della realtà in una serie di “tipi ideali”. Nel momento in cui queste categorie entrano in contatto con altre (come avviene tipicamente per un ricercatore che si trova in un nuovo contesto o come succede ad un soggetto che decide di trasferirsi) il processo di significazione automatica viene meno e s’istaura nella mente il dubbio che possano esistere realtà differenti. Quando l’osservatore opera sul campo quindi bisogna tener conto delle sue categorizzazione che gli impediscono di vedere il mondo in maniera differente da quella cui è abituato, egli possiede infatti un frame concettuale di partenza che solo mediante nuove esperienze può essere superato in funzione di una nuova conoscenza non più unicamente legato ad un processo di abduzione inteso come un atto di significazione derivante dal riconoscimento di qualcosa in uguaglianza ad un ideal-tipo. Per essere precisi qui dovrei far riferimento al processo di abduzione come appartenente alle inferenze percettive, esse infatti sono composte da deduzione, induzione e abduzione ma rimando alla lettura del libro per approfondire i concetti qui irrilevanti alla stesura di una generale recensione.
Si può quindi affermare che ognuno interpreta la realtà circostante a proprio modo con un intendere che non può mai dirsi neutrale, a tal proposito è essenziale per il ricercatore riuscire a bilanciare il proprio coinvolgimento ad una certa quantità di distacco al fine di riuscire a tematizzare i contenuti studiati e di salvaguardare la propria integrità individuale. Quando si è troppo coinvolti si possono tralasciare passaggi essenziali alla comprensione di persone estranee allo stile di vita del gruppo oggetto di studio e si può perdere di vista il proprio contenuto culturale di appartenenza rischiando di rovinare l’intera ricerca. Si parla infatti di flessibilità d’identità volta alla comprensione del contesto e delle pratiche dei “nativi”, le ipotesi avanzate inizialmente vengono svalidate direttamente dagli stimoli sensoriali ottenuti grazie ad osservazione ed educazione: non è la sostanza che distingue il senso comune ma sono l’atteggiamento e l’elaborazione cosciente dell’esperienza. Allora Francesco a questo proposito introduce una distinzione nella visione dell’insieme della ricerca facendo riferimento alle strategie “emic” che prevedono l’osservazione della realtà da un punto di vista interno al gruppo e alle strategie “etic” che invece prevedono l’osservazione della realtà da un punto di vista esterno al gruppo. Queste due modalità di vedere il mondo non devono essere però confusi con la pratica dell’etnocentrismo che vede la cultura del ricercatore come superiore a tutte le altre essendo derivazioni della propria, in questo contesto la cultura osservata viene svilita e considerata inferiore.
Sorgono così spontanee le distinzioni tra un approccio qualitativo ed uno quantitativo alla luce delle informazioni trattate in termini di creatività: per quanto riguarda il modello standard (quantitativo) la realtà viene osservata con strumenti precostruiti con delle conoscenze pregresse con schemi strutturati totalmente o parzialmente, la creatività si manifesta durante la definizione operativa delle proprietà; per quanto riguarda il modello non standard (qualitativo) vi è uno sforzo cognitivo da parte del ricercatore per poter comprendere il contesto e le persone in esso coinvolte in maniera approfondita cercando di definire concetti sensibilizzanti, la creatività si manifesta durante lo scambio interattivo tra le persone sul campo in creazione di nuove categorie mentali. La scelta dell’approccio ricade quindi sul tasso di conoscenza che il ricercatore possiede di un determinato tema o argomento quindi se si hanno sufficienti informazioni è possibile procedere con la somministrazione di strumenti quantitativi mentre in caso opposto se non si hanno le conoscenze sufficienti è necessari svolgere un indagine approfondita sul campo con un modello qualitativo. C’è però sempre da tener sempre conto delle quattro problematiche legate alla ricerca: la selezione delle tematiche, la riflessività performativa, i problemi identitari e infine quelli di traduzione per cui come accennato sopra rimando l’approfondimento alla lettura del libro.

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