Una realtà dai piedini paffuti

Mercoledì 6 Giugno 2018

Oggi mi sono concessa un pomeriggio di pausa dal mondo, mi sono infilata un paio d’infradito ai piedi, ho messo due frutti in borsa e sono andata al mare trascinando le mie coinquiline con me. Ho risposto alla chiamata di mio nipote che mi ha proposto di andarlo a trovare perché sentiva la mia mancanza e semplicemente ho preferito andare a giocare con la sabbia piuttosto che farmi logorare ancora dai pensieri e dalle ansie della sessione estiva.
Perché non farlo?
Per qualche ora ho smesso di pensare agli appuntamenti sulla mia lista, alle scadenze e alle ansie di non riuscire a farcela perché guardavo mio nipote ridere e inventarsi storie fantasmagoriche. Non mi sono sentita in colpa di non essere nel mio cupo appartamento a faticare su libri incomprensibili o ripetitivi, non mi sono arrovellata su concetti da dover imparare per superare un esame da 10 CFU e semplicemente non ho pensato ad altro se non al momento. Mentre me ne stavo seduta in riva al mare a guardarlo nuotare non potevo fare a meno di essergli grata e pensare a quanto poi un giorno sarà bello poter fare sempre queste pause tornando a casa da quelli che saranno i miei figli. Lui sguazzava ed io pensavo al futuro e per un momento il tutto mi ha terribilmente spaventata, osservando l’orizzonte sparire nel cielo ho visto una casa con due bei bambini e un marito e il cuore mi si è riempito.
In quel momento sono quindi iniziati i pensieri che riportavano tutti al mio fidanzato lontano e immaginavo noi a vivere insieme dopo la mia laurea, a posare mattone dopo mattone i tasselli della nostra vita insieme e con le risa dei bambini sulla spiaggia immaginavo un tempo lontano ma non irraggiungibile dove potermi finalmente sentire a casa.
Ma perché pensarci ora?
Non so bene consa non funzioni nel mio giovane cervello eppure continuo a desiderare ardentemente il giorno che potrò finalmente sentirmi nel mio posto nel mondo, a tornare a casa da mio marito, dare un bacio della buonanotte sulla fronte dei miei figli cercando di lottare comunque per i miei sogni. Forse ho solo battuto troppo forte la testa da piccola o forse il mio è solo un forte desiderio di crescere in fretta ottenendo quello che voglio ma più mio nipote ed io passiamo tempo insieme più comprendo quello strano filo che più legare una donna alla sua creatura: sono gioie senza paragoni. Non so spiegare cosa mi si muova dentro ogni volta che dalla su bocca escono le parole “ti voglio bene” ma so che sono una forza talmente grande da poter smuovere un esercito per la guerriglia.
E allora voglio farlo, voglio continuare a ingoiare ansie per raggiungere anche questo traguardo mentre sperimento le tecniche approcciando con il mio bambolino di zia. Voglio potermi godere a pieno un giorno la mia femminilità sapendo che un piccolo fagiolo cresce nella mia pancia e avere una mano calda che la sfrega ogni sera sussurrandogli “Bello di papà”. Quindi alla fine ho capito, sorridendo al mare, che non ho bisogno di un timer impostato sulla vita o di un agenda piena di fitti impegni ma solo di più tempo per vivere la gioia di tornare bambini ogni giorno rispondendo ad un telefono finto che non squillerà mai.

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2 pensieri su “Una realtà dai piedini paffuti

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