Fenomenologia dei Social Network di Giovanni Boccia Artieri, Laura Gemini, Francesca Pasquali, Simone Carlo, Manolo Farci e Marco Pedroni

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Il manuale

Testo pubblicato nel recente Novembre 2017 dalla casa editrice Guerini Scientifica è il risultato del lavoro dei suoi autori che hanno indagato il tutta la penisola italiana le pratiche relazionali e di utilizzo della piattaforma sociale Facebook con interviste in profondità su 120 candidati definendo la prima ricerca qualitativa legata alle piattaforme di social networking. Il manuale infatti si sviluppa su 154 pagine suddivise in 5 capitoli escluse introduzione e conclusioni, entra nel dettaglio di tutta la ricerca su piano metodologico e trattando accuratamente i risultati ottenuti e generalizzati al campione, per enfatizzare taluni concetti sono state riportate le citazioni degli intervistati in sede di ricerca.

Metodo d’indagine

Per quanto riguarda la metodologia si è proceduto con una ricerca grounded di tipo qualitativo, lo scopo era appunto quello di indagare le forme di costruzione e ridefinizione delle relazioni sociali e delle identità italiane in rete. Attraverso l’osservazione privilegiata di Facebook come luogo di esperienze si è potuto partire da dati empirici per arrivare a scoprire un agire sociale dotato di senso e generalizzabile come teoria. La creazione del campione è stata ottenuta con procedimento a quote: si sono scelti i soggetti suddividendo la popolazione in sottogruppi geografici tra gli abitanti cittadini e periferici di 6 comuni italiani e, con intervista a “palla di neve”, sono state sottoposte le domande ad ogni quota di soggetti facente parte dell’area geografica selezionata che rispettasse comunque la composizione originaria della popolazione. Per la raccolta di informazioni il lavoro è stato suddiviso tra gli autori che hanno sottoposto le interviste per raggiungere i propri obbiettivi di ricerca. I dati sono stati poi analizzati con codifica a tre stadi che permettesse un analisi di tipo comparativo e generativo cioè che da descrizioni si potessero creare categorie di pensiero più astratte e analitiche. Per tutelare le informazioni evitando la chiusura rigira si sono appunto applicati gli stadi e si ha quindi agito con: Codifica Aperta ovvero il dato è stato “rotto” e scomposto per la comparazione con altri dati scomposti al fine di ottenere una griglia di codifica condivisa, Codifica Assiale ovvero dai micro dati ottenuti e categorizzati si sono create delle relazioni di senso per la creazione di macro categorie concettuali, Codifica Selettiva ovvero attraverso il modello paradigmatico si è identificato uno schema interpretativo che potesse attribuire senso ai dati raccolti. Sono state così prodotte delle teorie per identificare i processi osservati e poi i risultati espressi nel corso del libro in maniera dettagliata ed approfondita per farne comprendere il contenuto con un approccio di mediatizzazione entro cui l’evoluzione tecnologica e culturale si realizzano sempre più in connessione.

Il contenuto

Partendo dal presupposto che esiste una costante relazione tra gli individui e gli eventi del mondo personali o collettivi del proprio mondo vicino inteso come lo spazio-tempo separato dalla fisicità ma legato al digitale, ogni soggetto che opera sui social network vive una pluralità di mondi vicini che tendono a sovrapporsi e che permettono di fare nuove esperienze in un mutamento di senso. A tal proposito si è deciso di indagare Facebook come piattaforma di osservazione privilegiata di un fenomeno sociale perché, su 31 milioni di utenti attivi in rete, 30 milioni operano sulla piattaforma con una pervasività circa del 97% definendo il sito non più unicamente come un fenomeno transitorio di rete ma sempre più come luogo da abitare. Grazie alla piattaforma gli utenti italiani sono stati socializzati all’utilizzo della rete con una logica dello “stare connessi” che ha mutato il modo di osservare la realtà circostante e di attribuirgli significato socialmente. In tal senso Facebook ha saputo rispondere a nuovi bisogni degli utenti della rete, un luogo che non si separa dalla realtà in quanto insieme di interazioni compatte strettamente legate all’agire degli individui, definibile come palestra sociale. Si modellano così le esperienze individuali del mondo con quelle degli altri online, si fondono gli antipodi della percezione online/offline, vicino/lontano e pubblico/privato. Le gerarchie e le strutture sociali spariscono perché in rete tutto si basa sul concetto d’informazione, in un azione normalizzata d’inclusione comunicativa tipica della società-mondo dove il contesto di sviluppo del fenomeno è caratterizzato dalla mediatizzazione che la rete permette. S’ibridano le comunicazioni personali con quelle di massa indipendentemente dalla loro produzione perché ruotano attorno al loro contenuto informativo.
Per non essere esclusi dalla conversazione sociale che ha luogo in internet gli utenti sono costantemente immessi in una partecipazione attiva delle attività degli altri, una presenza online che definisce una forte ingiuzione a stare connessi – gli utenti si vedono e si comportano come entità neoliberali decidendo quindi cosa mostrare e cosa nascondere attraverso scelte e azioni specifiche con modalità di self-branding. Vengono applicate attività performative su: contenuto ovvero formate da attività che permettono di vedere Facebook come uno strumento per comunicare con altre persone e attivare relazioni, per leggere informazioni o vissuti in modo ludico o professionale e di scrivere narrazioni su se stessi in performance di gusto dove la connessione è costante (shareability) ed esiste una forte consapevolezza di reciprocità di sguardi (coveillance), relazione ovvero processi orientati alle nuove semantiche dell’amicizia in rete che vede Facebook come una piattaforma capace di applicare quattro performance relazionali agli utenti online – selezione, stay tuned, controllo e silenzio – decidendo se accettare o meno rapporto e accesso ai propri contenuti, presenza ovvero le modalità con le quali l’utente decide di rappresentarsi in rete attraverso un processo interpretativo che esula dalla concezione internet come palcoscenico o sede di finzione applicando quindi le quattro cosmesi al proprio agire. Positiva in consapevolezza del proprio pubblico e di stampo enfatico, negativa basata sull’autocensura dei contenuti per evitare fraintendimenti, anticosmesi basata sulla spontaneità e sulla trasparenza e promozionale applicazione di strategie volte all’approvazione della propria posizione e identità in rete.
Muta quindi come si accennava prima il contesto di sviluppo attraverso un principio sempre più evidente di coalescenza che permette a coppie di significati diametralmente opposti di avvicinarsi convergendo senza sovrapporsi, ogni immagine ha un corrispettivo virtuale come se fosse doppio o riflesso per questo il reale si specchia in rete agendo come se fosse avvolto dal virtuale ma senza soccombere. Su Facebook tutte le scelte degli utenti si traducono in pratiche che si consolidano in una routine di rappresentazioni di vissuti, emergono però forme di resistenza derivanti da quel 3% di esclusi alla piattaforma sociale che attuano operazioni di management del sé differenti estremizzando la resistenza con un comportamento limite del non stare in rete o su alcune piattaforme di social networking attraverso un distanziamento più o meno relazionale, una separazione dall’agire collettivo e sociale che si rende complicato dalle stesse piattaforme che incentivano la connessione e dalle conseguenze di morte sociale derivanti dal non popolare la rete.

Per approfondire le tematiche qui trattate con estrema superficialità rimando alla lettura del manuale dalle note molto interessanti e dalla lettura scorrevole anche per tutti quelli che non possiedono conoscenze pregresse delle leggi della sociologia dei media digitali, ogni riferimento a teorie di autori noti o pratiche d’azione vengono abilmente spiegate per garantire una comprensione globale (e non solo) del fenomeno a tutti i suoi lettori.

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