Una famiglia quasi perfetta di Jane Shemilt

una faiglia quasi perfetta.jpgIl libro

Un avvincente thriller che ha catturato l’attenzione su di sé, definito “da brivido” dal Sunday Express ed un libro che “tiene incollati fino all’ultima pagina” come scritto da My Weekly. Pubblicato dall’autrice nel 2014 e tradotto in quattordici lingue, tra cui anche l’italiano da Daniela Di Falco per la Newton Compton Editori a cavallo tra il 2015 ed il 2016, è un testo che si sviluppa lentamente in 31 capitoli spalmati su 318 pagine.

L’autrice

Il romanzo d’esordio della scrittrice nasce dalle competenze della stessa nel mondo della medicina essendo la Shemilt un medico e precede un altro successo dal titolo “Un delitto quasi perfetto”.
Definito “Best Sellers” dal Sunday Times che lo ha inserito nella classifica dei migliori 100 libri del 2014: una storia che ha fatto parlare il mondo e si è aggiudicata un posto tra gli insuperabili “gold” della collezione della casa editrice che sembra avere sempre più occhio per i successi nazionali.

Lo stile 

Un lessico molto curato e semplice che permette una facile immedesimazione del lettore, una narrazione che si svolge su due piani temporali: uno presente che racconta le dinamiche dei fatti un anno dopo l’accaduto e uno passato che svela i dettagli di quanto successo ai personaggi permettendo una comprensione generale delle vicende seppur vissuta da un unico punto di vista.

La trama

A tal proposito tutta la storia viene descritta da Jane – madre di famiglia – che vive uno tra i peggiori incubi di tutte le madri: veder sparire la propria figlia. La trama infatti parla di un’ordinaria famiglia di Bristol formata da persone apparentemente normali: una madre di nome Jane che di professione fa il medico, sposata a Ted un famoso neurochirurgo, entrambi genitori di tre figli adolescenti di nome Naomi, Ed e Theo. Accade che una sera la figlia Naomi, iscritta ad un corso di teatro scolastico, non fa rientro a casa e la madre allarmata da tale evento improvviso decide di chiamare subito la polizia. Tutto farebbe pensare ad un rapimento in una famiglia per bene ma, visto che ripeto sempre che le cose non sono mai come sembrano, nel coso della storia emerge un quadro famigliare particolare dove entrambi i genitori pensano talmente tanto alla loro professione da trascurare a vita dei figli, il padre non è mai presente a casa e sembra avere due vite ben distinte e la madre crede di conoscere tutti e di avere una vita perfetta quando in realtà non fa caso a nulla al di fuori di se stessa. In un clima di questo tipo infatti le cose in famiglia accadono senza che nessuno se ne accorga, Naomi prende sempre di più le distanze dai fratelli e dai genitori perché ammaliata da qualcosa di più oscuro e diverso dalle abituali regole prefissate, Ed mostra un lato fortemente dispotico nei confronti della propria famiglia che lo ha sempre messo da parte avvicinandolo ad un mondo capace di distruggerlo pur di non fargli più provare quel senso di inadeguatezza che prova e Theo si chiude sempre più in se stesso concentrandosi sulla costruzione di un futuro capace di portarlo lontano dalle persone con cui vive per essere liberamente se stesso. Una famiglia che all’apparenza sembrava essere perfetta si rivela essere un groviglio di bugie e di frasi non dette che porteranno tutti a fare i conti con la realtà. Mentre Jane inizia lentamente a rendersi conto di quanto accaduto nel passato deve fare anche i conti con quanto vive nel presente, un incubo che la trascina verso la pazzia ma da cui non riesce ad allontanarsi. Durante tutta la storia infatti l’ossessione di Jane di trovare la figlia ormai sparita nel nulla da oltre un anno la condurranno a dover affrontare se stessa per rendersi conto di quanti errori abbia commesso nel corso della sua vita, troverà ogni modo possibile per raggiungere i suoi obbiettivi cercando di riparare a tutte le sue negligenze senza però rendersi conto di star agendo unicamente per se stessa anche in questo.

La critica

Evitando spoiler di vario genere voglio riferirmi alla storia da un punto di vista esterno ai fatti, per tutto il libro infatti vi è una forte contrapposizione tra quello che sembra essere la realtà e quello che invece esiste all’interno della mente di Jane. Spesso è accaduto che in me salisse il desiderio di urlare per la frustrazione: vivendo le vicende dal punto di vista della madre tutto viene distorto da ciò che lei crede giusto e/o sbagliato, dal suo punto di vista materno che non sembra tener conto di quello degli altri e in generale da pensieri che sembrano autoconvincersi di conoscere tutto – quando in realtà non sa nulla e crede solo di saperlo.
Emerge prepotente la sua figura egocentrica e caparbia che non vuole ascoltare ragioni, una donna che non è capace di rendersi conto di quanto dolore può causare e che nella sua solitudine non riesce nemmeno ad auto-colpevolizzarsi per i suoi errori seppur palesi.

Opinione personale

Per questo motivo non so ancora decidere se il libro mi sia o meno piaciuto.
La storia in sé mi ha tenuto con il fiato sospeso per tutto il tempo in attesa di arrivare ad una soluzione logica dei fatti descritti eppure ero restia a leggere per il totale disappunto e disprezzo nei confronti di Jane. Una persona che non ho per niente apprezzato nelle sue scelte e nelle sue azioni, che per quanto posso provare a comprendere non riesco comunque a giustificare. Anche la lentezza dei fatti mi ha comunque frenato dal “divorare” il libro come sono abituata, tutta la storia viene descritta così tanto lentamente e seminando talmente tanti indizi che è facile arrivare a pensare al passo successivo. Non ho mai fatto “wow” leggendo la storia (che ripeto essermi piaciuta molto perché originale e coinvolgente) e nemmeno mi sono emozionata per il finale totalmente inatteso, forse non ho solo apprezzato il modo con cui è stato scritto il tutto. Cioè quello che ancora mi sto aspettando, seppur io abbia finito il libro, è capire il motivo che abbia spinto tutte le persone citate a fare le azioni che hanno fatto – non posso/voglio entrare nel dettaglio per non rivelare parti essenziali del libro. Resto confusa e insoddisfatta per questo motivo, tante parole usate per arrivare a diradare la nebbia dei fatti ma senza descriverne le motivazioni che forse sono la chiave essenziale di tutto, nella mia mente c’è ora un enorme “perché?” che forse non verrà mai cancellato.
Sicuramente un film della storia sarebbe fantastico da vedere e forse qualcosa in più si potrebbe comprendere ma per ora resto sospesa sul filo di questo rasoio in attesa di capire da che parte scivolare.

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3 pensieri su “Una famiglia quasi perfetta di Jane Shemilt

      1. La tua replica è molto significativa, perché mette in luce un fattore che guida moltissimo le nostre scelte di lettura: l’ispirazione. Per leggere un thriller, un western o un distopico devi essere nel mood giusto, non sono quei generi che vanno bene per tutte le stagioni del cuore. Quello che ti ho consigliato però è un vero capolavoro, te lo garantisco. Grazie per la risposta! 🙂

        Piace a 1 persona

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