Ken Christian Cadua – alla scoperta del Team della Urbino Contamination Community

img-20180716-wa00031974701465.jpgRiesco finalmente a intervistare Ken Christian Cadua, purtroppo per noi dobbiamo accontentarci di uno scambio robotico di mail per non venir meno ad altri impegni e ci facciamo bastare le parole digitate su tastiera. Dopo le solite frasi di circostanza, Ken si rivela essere subito disponibile alle mie domande e, tra un esame e l’altro, decide di mandarmi tutte le sue risposte piene di dettagli succulenti.

L’intervista

Mi racconta di essere nato a Manila – la capitale delle Filippine nel 1996, di averci vissuto per una decina d’anni e di essersi poi trasferito in Italia, per la precisione ad Ancona, per ultimare il suo percorso di studio. Diplomatosi infatti in un istituto tecnico con specializzazione informatica, Ken si è sentito avvilito: si è visto trascinare in un mare di possibilità che non sembravano essere capaci di stimolare le sue capacità artistiche ed intellettuali. Studiando informatica però ha sicuramente potuto sviluppare un vantaggio personale perché ha avuto modo di adattarsi meglio alla nostra società in costante evoluzione su piano tecnologico ma, per quanto dedito agli studi e all’eccellenza, sapeva che per poter trovare il suo angolo di felicità avrebbe dovuto deviare percorso formativo.

Sapevo già che avrei deviato percorso di studio con la consapevolezza che una carriera nel settore non mi avrebbe soddisfatto in nessun modo

Mi confida di aver sviluppato una particolare attenzione alla psicologia nel corso delle sue scuole superiori grazie alla sua fissazione per la serie tv “Hannibal” – dopo averne fatto una full immersion estiva – ciò gli ha permesso di percepire diversamente la realtà con impronta più empatica e attenta al punto di vista del singolo, in particolare il funzionamento della mente umana.

Qui inizio a sentirmi frastornata ed estasiata allo stesso tempo da tutte le informazioni ricevute.

Mi confida di aver sempre avuto una forte passione per musica, per le serie tv e per i film perché, oltre che per puro piacere personale di un consumo ludico, ha associato anche uno sguardo approfondito sugli aspetti tecnici di questi, sviluppando un atteggiamento critico con pareri che poi confronta con amici come attività piacevole di gruppo.

Nasce così per Ken l’ispirazione di conseguireKen Artistica 3 un nuovo percorso che lo avrebbe condotto ad una scoperta più dettagliata di quella scienza psicologica e, in modo particolare, alle psicopatologie criminali: questo sentiero lo ha condotto al polo universitario di Urbino. Durante l’Open Day dell’Ateneo però ha scoperto l’esistenza del percorso di comunicazione orientato all’Informazione, i Media e la Pubblicità, fino a quel momento aveva pensato che la psicologia fosse il suo percorso perché convinto che le dinamiche sociali causano certi effetti psicologici negli individui, in particolare nei loro atteggiamenti. Riflettendo così sui suoi reali interessi e sulle sue possibilità future, ha deciso d’iscriversi in quella facoltà riorganizzando al meglio le proprie idee, e, ad oggi, mi svela di essere certo di aver fatto la scelta giusta.
Ken si ritiene ogni giorno più interessato a quanto studia, non soltanto in quelli che definisce “processi sociali” perché grazie alla sua affinità al settore creativo ha avuto modo di implementarsi in nuove abilità come quella della fotografia, del videomaking, del disegno e della scrittura creativa. Su piano stilistico cerca di applicare espressioni empatiche a tutti i suoi lavori che siano anche di natura differente, il suo desiderio è infatti cercare di stimolare l’immaginazione di chi ha deciso di seguire la sua carriera in stile “inception” nel pieno rispetto però dell’arte dello storytelling. Scopro con passione che si occupa di molti progetti legati alla fotografia da lui stesso gestiti – come le rappresentazioni del bar “Deliziose Follie” e alla realizzazione di video i cui soggetti ripresi sono alcuni amici, protagonista di un video musicale realizzato da alcuni compagni di corso e molto altro, insomma una celebrità da dover scoprire.
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Per quanto riguarda il suo percorso formativo universitario ha optato per il curriculum pubblicitario perché voleva avere la possibilità di poter lavorare in settori dove fossero fondamentali delle competenze tecniche più che teoriche.

Come un vero artista, però pagato.

Rido leggendo la sua battuta, tutti i torti non li ha dopotutto.

Mi confida di avere il desiderio, più che l’intenzione, di lavorare nelle città capitali della pubblicità: iniziando da Milano per poi spostarsi a Londra e infine New York così da immaginarsi immerso nei mercati più competitivi del mondo. Dice che per lui la competitività è un ingrediente essenziale all’evoluzione delle cose perché pone tutto in una sfida, in un confronto dove le persone possono mettere in campo le proprie esperienze per comprendere cosa può essere categorizzato come base di partenza standard e cosa invece è quel “surplus” che permette di ottenere l’eccellenza.

A tal proposito mi svela di come sia nata la sua collaborazione con la Urbino Contamination Community ancor prima che la stessa nascesse, infatti Ken iscritto alla seconda edizione del Contamination Lab dell’ateneo urbinate aveva già fatto conoscenza dei tre fondatori della Community i quali gli avevano accennato le loro intenzioni di creare il progetto. In particolare, ricorda di essere stato seduto al tavolo di un bar a sorseggiare un aperitivo con uno dei tre parlando appunto della Community, come una premonizione di quello che sarebbe poi accaduto in seguito. Dopo la serata di chiusura del Contamination Lab (di cui ho parlato in un precedente articolo), i ragazzi della Community hanno fatto il loro primo “evento prova” e Ken ha presenziato in veste di amico e di curioso lasciandosi affascinare dalle idee dei ragazzi. Visto il successo inaspettato dell’evento e le tematiche interessanti, Ken ha visto nel progetto promosso dai compagni una grande opportunità e ha deciso di parteciparvi come organizzatore: sia per essere parte di un Team di persone che conosceva e non, ma anche per poter ampliare le sue conoscenze per qualcosa cui nutriva un personale interesse.
Inizialmente sono stati tutti molto gentili e Ken UCC2018accoglienti nei suoi confronti e questo ha fatto sì che potesse nascere un bel legame con il gruppo sin da subito. Per quanto lo riguarda ci tiene a confidarmi che non ha mai avuto una naturale propensione all’imprenditoria soprattutto per il suo passato formativo totalmente differente da certi temi, eppure con la sua partecipazione al Laboratorio è stato in grado di acquisire la preparazione necessaria per entrare nel Team della Community e, grazie ad essa e al loro ethos, sta ora sviluppando quella che definisce la “filosofia dell’imprenditore”.

Imprenditore non è un titolo esclusivo per coloro che hanno ottenuto esiti straordinari a livello di Facebook o Snapchat (le mie conoscenze sulla materia sono molto relative al mondo della comunicazione), ma è anche quello di un semplice universitario che dopo la laurea, decide di aprirsi un negozio di magliette.” 

Per questo motivo esiste infatti la Community, per eliminare i preconcetti e fornire le conoscenze di base per ispirare nuovi e futuri imprenditori, persone che abbiano il desiderio di perseguire le proprie idee e disposti a partire da zero per raggiungere i propri scopi. Per essere imprenditori non è sufficiente la sola capacità d’iniziativa che segue le logiche mainstream – intese come seguire e rintracciare percorsi già creati da altri, bisogna essere in grado di deviare il proprio cammino affrontando le conseguenze delle proprie decisioni. Tutte caratteristiche essenziali per riuscire ad affrontare le sfide quotidiane in un’evoluzione continua.
Gli eventi della Community hanno lo scopo di stimolare tali caratteristiche perché, nel rispetto del proprio obbiettivo e della propria essenza, ogni membro del Team è incoraggiato a proporre e conseguire le proprie idee infatti gli eventi sono il risultato di un lungo processo di brainstorming e conseguenti analisi approfondite dove ogni elemento è inserito secondo una motivazione precisa, coerentemente scelta per la tematica proposta e le attività previste. Ciascuno contribuisce con la piena condivisione delle proprie esperienze e conoscenze, Ken insieme ad altri membri del Team, si occupa delle pubbliche relazioni – soprattutto online – dirigendo le produzioni e pubblicazioni dei contenuti digitali per Instagram e Facebook essendo molto bravo nella realizzazione Ken Artistica 2.jpgfotografica; oltre a questo, contribuisce anche all’organizzazione ed al coordinamento degli eventi stessi. Mi svela che per queste mansioni il suo percorso di studio e le sue competenze personali sono state particolarmente indispensabili, ha trasformato così l’esperienza della Community in una bella opportunità per simulare alcuni mestieri del suo settore.

Per quanto riguarda il legame che unisce Ken agli altri ragazzi del Team usa il termine “amicizia”, forse derivante dalla conoscenza pre-datata di alcune persone o per la sua forte carica estroversa, come mi ha scritto subito si è trovato bene nel gruppo. Non essendo mai stata presente una gerarchia si sono sempre definiti un “gruppo alla pari” il cui capitale sociale è costituito dai membri stessi. Ci tiene poi a precisare che la Urbino Contamination Community non è composta esclusivamente dai suoi organizzatori – per la maggioranza iscritti alla facoltà di economia, ma anche da imprenditori, professori e da non-professionisti che condividono i loro obiettivi e si sono presi l’incarico di aiutare la realizzazione del progetto per promuovere la tematica imprenditoriale tra i giovani universitari urbinati e non solo.

Tutti sono invitati a venire ai nostri eventi, che sia solo per curiosare o proprio per interesse. È spesso frequente rivedere le stesse facce tra un evento e un altro – e questo segnala il fatto che stiamo facendo un buon lavoro!”.

Se da un lato il successo con il “pubblico” aumenta con il susseguirsi degli eventi e del tempo, allo stesso modo, dall’altro lato aumentano anche gli appoggi ed i consensi dei membri dell’Ateneo, in un generale apprezzamento collettivo delle persone che si trovano ad avere a che fare con questo progetto.
Come lui, mi spiega, molti dei loro attuali membri sono andati al primo evento-prova solo per curiosità quindi nulla è lasciato al caso, forse le tematiche affrontate sanno essere più affascinanti di quanto chiunque possa pensare a primo impatto, se molti vanno con idee chiare su quello che potrebbero trovare, altri vengono attratti unicamente da voglia di scoprire. Spesso Ken Artistica.jpgcapita che in molti restino ammaliati: chi resta, spesso lo fa per il piacere di chiacchierare con altri partecipanti come una vera community di persone.

Arrivando quasi alla fine dell’intervista cerco di tirare qualche somma e Ken mi dice che quest’esperienza, per lui, è un buon motivo per potersi arricchire personalmente. Lo definisce un “corpo non istituzionale” e “non gerarchico” fatto di ragazzi aventi tutti il desiderio d’imparare e di condividere se stessi in modo informale, un contesto di divertimento e di relax fatto di aperitivi e battute ma che allo stesso tempo possa essere capace di offrire la possibilità di fare nuove esperienze. Un modo per conoscere persone nuove, ispirandole ad un nuovo modo di percepire la realtà circostante e incoraggiarle a pensare in maniera differente, un’esperienza universitaria che possa abbattere il luogo comune dello studente stereotipato ai momenti di solo studio e concentrazione quindi che sia orientato anche alla socialità e al divertimento senza però perdere la “retta via”.

Se quindi il Contamination Lab ha introdotto Ken nel mondo imprenditoriale, la Community lo sta aiutando a immergersi in quello stesso universo ostico e complesso con una confidenza nuova. Questa sua esperienza lo sta cambiando perché gli sta offrendo la possibilità di dare e ricevere consigli da persone differenti in una costruzione di un futuro inaspettato che certamente non passerà inosservato, sia per la passione con cui si sta realizzando sia per le grandi potenzialità di Ken che non aspettano altro che potersi manifestare nel pieno della loro ricchezza.

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