Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach

gbbiano jonathan livingstoIl libro

Il romanzo che ha ispirato intere generazioni con la sue parole e i suoi significati nascosti tra le righe, è stato scritto dall’autore Richard Bach nel 1970, integrato dalle fotografie di Russell Munson nel 1973 e tradotto in italiano dalla casa editrice milanese Rizzoli Editore nel maggio del 1977. Definito il “best seller del secolo scorso” continua ancora oggi ad essere un libro capace di regalare grandi emozioni.

L’autore

Parlando delle sue origini bisogna dire che lo scrittore, prima di diventare tale, fu un pilota dell’aviazione militare americana, pilota itinerante e meccanico aeronautico dunque per questa sua forte passione ha optato per esordire nel mondo letterario con tre racconti di aviazione e, ottenuto un grande successo per le sue storie a livello mondiale, ha scritto diversi libri sempre su generis.

Storia d’origine

Per quanto riguarda “Il gabbiano Jonathan Livingston” in particolare, l’autore ammise in un’intervista che il romanzo è ispirato a un pilota acrobatico che ha segnato la storia dell’aviazione mondiale durante il periodo della Grande Depressione americana dal nome John H. Livingston. Negli Anni Trenta era considerato una persona imbattibile ma, contrariamente al credo collettivo, il pilota morì nel 1974 a causa di un attacco di cuore dopo aver testato un aereo. Dal libro che tratta le vicende del pilota dipartito ma con un accorgimento totalmente inaspettato e che ha ottenuto un successo senza precedenti, è stato tratto un film nel 1973 dal titolo “Il Gabbiano Jonathan Livingston” diretto da Hall Bartlett la cui colonna sonora è stata composta da Neil Diamond.

La trama

La storia parla infatti della vita di un gabbiano innamorato dell’arte del volo che non riesce ad accontentarsi delle pratiche consuete dello Stormo perché ruotano unicamente attorno alla sopravvivenza e alla ricerca del cibo. Il libro, per questo motivo, è strutturato in tre parti: la prima dove viene raccontata la crescita del gabbiano e ciò che è solito fare mentre il suo gruppo non lo accetta, racconta del suo amore per la velocità e termina con il suo esilio dallo Stormo stesso; la seconda parte tratta l’esilio di Jon e l’apprendimento di tutte le tecniche di volo possibili che gli daranno la possibilità di trovare altri gabbiani liberi come lui in cerca del raggiungimento della perfezione nel volo; la terza parte infine tratta del ritorno di Jon allo Stormo per insegnare a tutti i reietti come lui quello che ha imparato nel corso della sua avventura, tra i suoi discepoli incontra un giovane gabbiano cui lascerà il compito d’istruire tutti gli uccelli dello stormo mentre lui andrà a cercare il suo mentore.
Una trama che sembra essere molo banale ma che in realtà, proprio grazie alla sua semplicità, ha permesso all’autore d’inserirci una forte moralità rendendo tutto il testo come una lunga fiaba. I significati intrinsechi sono molteplici, nel corso del tempo infatti tante chiavi di lettura sono state applicate alle vicende: dalla spiritualità alla new age, passando al liberismo e via dicendo. Quello che è certo, tralasciando le varie credenze personali, è la passione con cui il giovane gabbiano cerca di aiutare tutti i suoi simili a comprendere che l’arte dell’apprendimento di qualcosa di nuovo e d’ignoto conduce alla libertà, che il corpo è solo un pensiero e che chiunque ha la possibilità di essere esattamente ciò che vuole senza limitazioni. Un grande e grosso slogan che andrebbe ben impresso nella mente e che fa riflettere sulla profondità delle nostre esistenze attuali; nonostante siano passati oltre quarant’anni dalla pubblicazione del testo, i suoi contenuti sembrano adattarsi perfettamente alla società attuale e allo stile di vita delle persone che ci circondano.

La critica

Bisogna ammettere però che in alcuni punti la lettura cade troppo nel misticismo ma, tralasciando il credo del “Grande Gabbiano che vive in ognuno di noi”, la lettura mi ha fortemente commosso per l’intensità con cui certi pensieri entrano dentro al cuore. Come confidato poi da Richard Bach la storia avrebbe dovuto avere un seguito e diventare quindi più lunga grazie ad una quarta parte, il problema fu che Bach non riuscì mai a completarla e decise quindi di pubblicare la storia senza quel contenuto che avrebbe dovuto raccontare del ritorno di Jonathan allo Stormo con un messaggio di speranza. Il problema che l’autore rese noto solo dopo la sua convalescenza ospedaliera derivante da un incidente col proprio idrovolante fu che, per quanto egli cercasse un finale adatto al suo amato gabbiano non riusciva a trovare le giuste risposte nella sua vita, e, piuttosto che banalizzare quella figura a lui molto cara, decise di lasciarla vagare in quel limbo di mistero che tutto sommato gli addiceva bene.

Opinione personale

Arrivata quindi alla mio solito commento sono felice della lettura, seppur mi aspettassi molto di più dalla storia non mi sento insoddisfatta. Per anni ho sentito parlare del gran libro “Il gabbiano Jonathan Livingston” e arrivare a scoprire che in realtà è una storiellina piena di metafore mi ha abbastanza deluso ma, analizzando i contenuti che ho avuto piacere di leggere e che i sono rimasti dentro non posso che dirmi appagata dell’esperienza che ha saputo lasciarmi molto più di quanto potessi anche solo immaginare.
Un richiamo che ho dovuto cogliere perché era arrivato il giusto momento, come se avessi avuto la necessità di una pacca solidale sulla spalla o di un incoraggiamento terzo.

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