Intervista ai Monolith Grows!

BIRRA.jpgMi siedo con i tre membri della band modenese Andrea, Riccardo e Massimiliano reduci da un concerto la sera prima, purtroppo non riescono ad esserci tutti quattro a presenziare all’intervista ma non mi offendo troppo: saranno gli altri a parlare di Enrico il ragazzo mancante all’appello. Dopo qualche chiacchiera di circostanza per alleggerire l’atmosfera siamo tutti pronti per iniziare con le domande.
Si raccontano in poche parole perché per loro conta più quello che fanno rispetto a quello che sono; amici da molti anni che condividono una sintonia palpabile che mi fa sentire nel posto giusto.
Andrea – il cantante – mi svela di essere stato il più tardivo ad avvicinarsi al mondo della musica, una scoperta avvenuta per caso una sera di festa con i suoi amici e di essere per questo il più titubante della band in merito alle proprie capacità mai consolidate da un percorso di studio, ha voluto però sperimentare l’istruzione apprendendo i rudimenti della chitarra, della batteria e della respirazione vocale.
Massimiliano – il chitarrista – spiega di aver iniziato da molto piccolo e senza uno scopo preciso il suo percorso musicale, ampliando le proprie vedute grazie al sostegno degli amici e ha capito che forse poteva fare qualcosa di più e si è dedicato allo studio della materia frequentando il conservatorio; ascoltando nuovi generi musicali si è appassionato al mondo del rock e a quello del Jazz.
Riccardo – il batterista – ha iniziato anche lui molto giovane nel mondo della musica grazie alle influenze materne, dopo esserne stato affascinato ha subito capito di voler diventare il migliore nel suo settore e per questo si è dato da fare studiando e diventando anche maestro di batteria Jazz per affinare le sue abilità.
Enrico – il bassista – lo definiscono un musicista completo d’impronta pop, capace di suonare anche il pianoforte e di giocare con le apparecchiature elettroniche come fosse un ingegnere del suono, nonostante sia il più grande del gruppo e per questo sia spesso punzecchiato dai compagni, viene descritto con molta stima da tutti.
Prima di arrivare ad essere un gruppo stabile e solido come sono oggi tanti sono stati i passaggi, innumerevoli formazioni con persone diverse della zona d’origine dei suoi membri attuali che avevamo ruoli differenti all’interno del gruppo. Molti ragazzini col desiderio di fare qualcosa hanno avuto modo di suonare nei Monolith ma per diversi motivi sono stati portati a lasciare la band i cui capi fondatori sono stati Andrea e Massimiliano. Mancava la sintonia necessaria a far funzionale le cose, i vecchi membri non riuscivano a trovare un buon punto d’incontro tra le loro differenze e, di conseguenza, le cose procedevano per tentativi nonostante la musica non riuscisse ugualmente come avrebbero voluto.

“Riccardo – Quando il primo batterista ha abbandonato è stato per me abbastanza naturale entrare al suo posto proprio perché loro erano gli amici con cui uscivo e stavo bene, all’epoca ero un grande fan dei Monolith quindi posso dire che tutto si è combinato bene”.

Dopo aver suonato anche in cinque nel gruppo con tante chitarre e persone che non riuscivano bene a capire cosa dovessero fare, alla fine del 2013 la formazione è stata ultimata con l’ingresso di Enrico e finalmente l’atmosfera giusta si è venuta a creare. I ragazzi hanno provato per un annetto nella 18893326_10154122040819058_3954634669823015891_nprivacy dei loro garage, hanno assemblato tutti i pezzi e si sono immersi totalmente nella loro musica. Nel tempo hanno affinato la loro sintonia e la fiducia reciproca arrivando al 5 dicembre del 2014 a realizzare il loro primo concerto paesano. Dopo quell’avvenimento la scalata è stata continua ma nessuno di loro ha più avuto in mente di voler più cambiare qualcosa del gruppo. Mi confidano che alle volte è capitato che per impegni qualcuno si sia assentato a delle serate, queste esperienze hanno semplicemente aumentato la consapevolezza reciproca che tutti i componenti sono essenziali al funzionamento della band, nessuno può essere rimpiazzato o accantonato.
Parlando sempre del loro legame mi dicono che anche durante il loro primo tour estero, ormai fatto lo scorso anno, hanno potuto comprendere la profondità della loro sintonia: per due settimane sono stati talmente uniti che quasi era difficile trovare la privacy delle cose più semplici o banali ma, nonostante ciò, la cosa ha funzionato perfettamente senza asti o problematiche. Siccome non è mai qualcosa di scontato o sottointeso, è stato bello scoprire che persone molto diverse tra loro – come loro – siano state capaci di trovare un equilibrio tale da superare tutte le avversità, prima di essere colleghi sono amici e questo è la loro forza. Anche quando le battute possono superare il limite, quando la giornata inizia male per qualcuno o accade qualcosa di spiacevole, si ricordano che non sono solamente musica ma sono una famiglia quindi tutto può essere risolto perché ci si vuole bene.

“Andrea – Se domani dovesse finire non verrebbe lesa la nostra amicizia, non ci sarebbero attriti tra noi come accade invece a molte altre band, noi non mettiamo mai il nostro lavoro prima del nostro legame. Per questo motivo non potrebbe succedere nulla di male: siamo prima di tutto buoni amici”.

Proprio per questo motivo mi confidano che è grazie a questo che sanno di poter andare avanti insieme, anche quando in sala prove capita che si discuta sulla realizzazione di un pezzo nessuno resta arrabbiato per più di cinque minuti perché c’è un rispetto reciproco come individui ma anche – e soprattutto – come musicisti. La libertà di movimento e di azione che ne deriva è grande, migliore di quella che si potrebbe avere col proprio partner, proprio perché quando parlano si definiscono come una fratellanza. I pregi e i difetti vengono accettati come fossero tra fratelli, ognuno di loro sa di poter contare sui membri della band nonostante le continue prese in giro scherzose sulle differenze per alleggerire il clima che altrimenti sarebbe molto stressante. Quattro ragazzi dai caratteri completamente diversi ma accomunati da una stessa passione e dagli stessi obbiettivi musicali che, per la loro essenza eterogenea, non possono annoiarsi mai. Come accennavo sopra, è forte anche il rispetto su piano musicale proprio perché ogni membro deriva da percorsi ed influenze differenti che ne hanno permesso un risultato unico, se tutti avessero avuto la stessa impronta probabilmente la loro musica non sarebbe quella che è oggi e che è frutto di un insieme di stili opposti.
Un forte spirito, una fiducia illimitata e una grande sintonia che permette di mantenere viva quella passione che scaturisce ogni qualvolta che la musica inizia a suonare e la voce di Andrea si diffonde nell’aria.

Parlando sempre d’influenze mi raccontano che la musica che ascoltano ha un ruolo molto importante nella realizzazione delle loro canzoni, hanno tutti un background simile alle persone cui piace la “bella musica di genere rock” come dicono ridendo, ma ascoltano anche cose molto diverse tra loro a seconda dei gusti personali. Proprio perché gli interessi sono molteplici all’interno della band e le esperienze passate anche, il suono che ne esce è qualcosa di estremamente originale seppur influenzato su molteplici aspetti – un suono caratteristico firmato Monolith Grows.

“Massimiliano – È una cosa del tutto irrazionale, è difficile rendersene conto, è una conseguenza inevitabile che ha una base comune di rock ma si orienta anche ad altro e ci dà la possibilità di vedere la musica su differenti aspetti per poter creare ciò che abbiamo bene a mente dovrebbe essere il suono finale”.

A tal proposito mi confidano che tutte le idee hanno origine da Andrea che, ascoltando molta musica, si fa travolgere dalle emozioni e gli vengono idee per nuovi pezzi, definibili tutti abbastanza particolari perché privi di ogni regola accademica. Avendo studiato qualcosa di chitarra, il cantante elabora anche un motivetto da accompagnare alle parole e la comunica agli altri ragazzi; l’idea embrionale viene così articolata da tutti che tentano di arginare le forti influenze della musica da cui ha preso vita e d’imprimergli il suono desiderato, quello caratteristico della band. Ogni musicista inizia così a suonare l’idea presentata consigliando una sequenza che viene decisa da tutti, si decide anche il ritmo e lentamente il brano nasce in sala prove. Ci sono volte in cui una canzone c’impiega mesi prima che riesca a soddisfare pienamente tutti, altre in cui la sintonia è massima e nel giro di una serata il nuovo pezzo è scritto – quando la cosa accade è magia pura.
Il suono è sempre stato per la band l’aspetto più importante, il desiderio era quello di fare il più male possibile e lo è tutt’oggi: una volta trovato il tipo di sound desiderato è arrivato anche il nome che avrebbero voluto dare al gruppo perché doveva essere pesante, grosso quindi Monolitico. Battezzato il nome Monolith però si sono resi conto nel tempo che esistevano molte band con il loro stesso nome, cambiarlo completamente non era tra le scelte opinabili perché avrebbe significato ripartire completamente da zero in un mondo in cui ricordarsi il nome significa ottenere il successo così, dopo il loro tour estero, hanno preso la decisione di aggiungere una parola che potesse rispecchiare la loro essenza per distinguerli dagli omonimi. Grows è diventato simbolo della loro evoluzione, una crescita che non farà altro che trasformare la loro storia e la loro musica in qualcosa di più grande.
Per quanto riguarda il logo la faccenda è molto più semplice del previsto, dalla passione comune per Lovecraft è venuto abbastanza istintivo inserire i tentacoli della divinità oscura tratta dal libro “I miti di Cthulhu” come omaggio volto a simboleggiare una musica capace di intrappolare colui che lo ascolta uscendo fuori dal corpo senza controllo, legato poi alle figure prima dell’elefante che va a rispecchiare la pesantezza monolitica e poi nell’astronauta che simboleggia il superamento dei confini. L’iconografia della band, per uno sguardo attento, riesce a racchiudere molti più significati di quanti si potrebbero immaginare soprattutto se posta in confronto ad altri gruppi simili – un originalità in più da attribuire a questi giovani ragazzi.

Parlando delle produzioni discografiche col nome ‘Monolith’ hanno pubblicato un EP nel 2014 con 3 brani dal titolo ‘Louder’ e un CD nel 2015 con 9 brani dal titolo ‘Even More’ e per la loro realizzazione si sono affidati ad un produttore privato; col nome Monolith Grows invece hanno pubblicato il loro ultimo CD nel 2018 con 10 brani dal titolo ‘Black and Supersonic’ e per la sua realizzazione si sono affidati all’etichetta romana ‘Burning Wax Productions’. 

Questa loro esigenza di realizzare qualcosa di concreto deriva dal fatto che desiderano far conoscere a più persone possibili la loro musica e sperano di poter arrivare a vivere con quello che compongono. Ogni giorno desiderano sempre più poter suonare le loro canzoni in nuovi posti, far conoscere il loro stile e il loro sound è il loro obbiettivo principale ma ci sono sempre molti passaggi burocratici che rallentano le cose e che provano a spiegarmi: dopo la realizzazione dell’ultimo CD si sono dovute decidere la copertina, il formato, la campagna pubblicitaria, la scaletta di concerti di presentazione, la diffusione online del materiale e tanto altro ancora che ha trattenuto i ragazzi dal fare quello che sembrava il loro unico e reale desiderio. Tipicamente è la casa discografica a gestire tutte queste cose ma, essendo loro ancora un gruppo emergente che tenta di farsi largo con le unghie e coi denti, le responsabilità delle scelte ricadono direttamente sulle spalle di Andrea, Riccardo, Enrico e Massimiliano. Questa nuova esperienza con un etichetta li ha messi alla prova, hanno potuto realizzare anche il formato in vinile di ‘Black and Supersonic’ e hanno testato con mano tutte le esigenze legate alla realizzazione professionale di un CD. Invece che essere scoraggiati dalla mole di lavoro si sono convinti ulteriormente di star facendo tutto quello che li può rendere felici.

“Massimiliano – Nessuno ci ha mai imposto nulla ma speriamo che arrivi presto qualcuno a farlo perché significherà che saremo diventati finalmente grandi, le nostre sono state tutte produzioni esecutive e non artistiche quindi abbiamo fatto tutto quello che ci è parso”.

Ad oggi continuano la progettazione della presentazione dell’album e del nuovo tour autunnale, in progetto c’è anche la possibilità di poter tornare all’estero con un nuovo tour oltre che girare l’Italia.
Parlando della loro precedente esperienza estera resa possibile grazie alla band californiana ‘House of Broken Promises‘ cui hanno aperto lo spettacolo, mi raccontano alcuni aneddoti molto divertenti del loro viaggio di due settimane molto piene che ha potuto ampliare la loro visione d’insieme e gli ha aperto molte porte nuove. Partiti con un membro in piena sessione d’esami universitari e col pensiero volto agli ultimi capitoli della tesi da dover consegnare, avevano in progetto 14 tappe per concerti tra Italia, Francia e Spagna su 15 giorni di tour. Ammaliati non unicamente dalle culture differenti38882907_10155149266439058_199586786647736320_n ma anche dall’accoglienza del pubblico straniero che spesso si faceva trovare preparato sui brani che avrebbe ascoltato, nulla di simile era mai accaduto con i Fans italiani: la band ormai sa cosa aspettarsi ogni volta che ha in progetto un concerto in qualche paese italiano – principalmente nelle città dell’Emilia Romagna – perché gli ascoltatori sono persone dalle facce note che garantiscono un certo tipo di appoggio da parte del pubblico. Diverso è stato il sostegno straniero che gli ha dato modo di comprendere le diversità col proprio paese d’origine: nonostante fossero totalmente sconosciuti molti si sono preparati facendo ricerca online e hanno dimostrato un forte interesse, una grande passione, che non si sarebbero mai aspettati. Hanno capito che all’estero le persone sono molto più interessante a scoprire artisti nuovi, sono più propensi ad acquistare CD e –  in generale – portano molto più rispetto per la musica indipendentemente dal genere perché si aspettano il massimo da qualsiasi persona possano trovarsi davanti a fornire loro uno spettacolo musicale. I francesi e gli spagnoli hanno la possibilità di entrare a contatto con molti più artisti di quanti normalmente si potrebbe pensare in Italia perché all’estero vi sono molti più locali e ambienti propriamente adibiti ad accogliere concerti live: anche le persone provenienti da lontano sono così invogliati a suonare e diffondere più facilmente la propria musica.

“Riccardo – Indipendentemente dal giorno della settimana, le persone sono lì in piedi sotto al palco dalla prima canzone della band all’ultima, non si perdono nemmeno una nota. Sono fedeli allo spettacolo anche a costo di gettare la sigaretta appena accesa nella pausa tra un gruppo e l’altro”.

Persone abituate ad avvicinarsi al banchetto vendite per acquistare gadget o album, interessate a fare fotografie con gli artisti o ricevere autografi per non dimenticarsi mai dell’esperienza soprattutto se è stata di loro gradimento. Grazie al forte sostegno dimostrato diventa anche più semplice riuscire a realizzare delle performance migliori perché le gratificazioni sono molte ed il clima d’apprezzamento fa sì che la tensione svanisca – resta solo la musica a librarsi nell’aria. Per due settimane sono stati estraniati dalla realtà, viaggi lunghi in autobus durante il giorno che spesso li hanno confusi – tanto da non rendersi conto di aver cambiato stato – un ritmo di lavoro ferreo e molto sequenziale che ha lasciato poco spazio al divertimento: ci si sveglia presto la mattina, si smonta l’attrezzatura nel locale della sera precedente, si carica tutto sul pullman e si parte; dopo un giorno di viaggio ci si dirige al locale nuovo, si montano le attrezzature, si fa il sound check e poi finalmente ecco lo spettacolo; ultimato quello si va a dormire per ricominciare da capo la giornata svegliandosi presto la mattina. Tutto questo dimostra le innumerevoli responsabilità della band che avrebbe potuto vivere diversamente l’esperienza ma ha deciso di voler dare il massimo senza farsi ammaliare troppo dallo svago, una tabella di marcia che non avrebbe permesso a nessuno di restare indietro a smaltire eventuali postumi.PIEDI
Essendo stata la prima esperienza estera dai ritmi sostenuti si sono riscoperti impreparati su diversi aspetti che ci tengono a raccontarmi senza timori: il batterista Riccardo si è ritrovato mani piene di vesciche per le prestazioni sostenute ed i colpi delle bacchette sui tamburi oltre che muscoli indolenziti come mai prima di quel momento; il cantante Andrea si è trovato a spingere al massimo le proprie corde vocali che, all’undicesima data di fila, hanno perso notevole forza e slancio per la fatica e – in generale – tutta la band si è ritrovata in un turbinio di avvenimenti che li ha prosciugati di notevole energia nonostante parlino dell’esperienza come una delle cose più belle che abbiano mai fatto.

“Riccardo – Io ho piena fiducia quando suono con loro, so di potermi spingere verso cose più rischiose perché loro sanno e capiscono. Il nostro legame dopo il tour si è rafforzato tantissimo, abbiamo suonato le stesse cose per due settimane diventando un’unica macchina, potevamo anche esagerare perché il pensiero era comune, eravamo tutti sulla stessa barca”.

Resta il fatto che la relazione col proprio strumento (o con la propria voce nel caso del cantante) sia una componente fondamentale a trovare un equilibrio con la band, a tal proposito tutti si dimostrano molto appassionati a quello che fanno, il chitarrista Massimiliano paragona il suo rapporto con la chitarra a quello che ha con le donne perché vorrebbe poterne avere tante ma non ne ha la possibilità, seppur il rapporto alle volte appia problematico, ci sono momenti in cui le cose funzionano bene ed è magia pura; Riccardo è comunque contento della sua amata batteria che, nonostante richieda grandi sforzi fisici, regala altrettante soddisfazioni quando viene maltrattata e lo avvicina al suo sogno ambizioso di diventare il migliore; per quanto riguarda invece Andrea la cosa si complica un pochino perché tra tutti è quello che vive peggio le proprie capacità non sentendosi mai all’altezza per quanto poi la sua voce riesca a far esaltare gli ascoltatori ad ogni canzone, le ansie da prestazione frenano sempre il cantante nei primi attimi di performance insinuandogli il dubbio di aver fatto pessime scelte a non studiare qualcosa in più di canto durante il suo percorso.

“Andrea – Anche se le cose vanno sempre a finire bene all’inizio non la vivo benissimo, sono abbastanza timido e ci tengo molto altrimenti me ne fregherei di queste cose poi però ci sono loro che mi prendono un po’in giro e la tensione scende”.

Grazie a queste due settimane hanno avuto la possibilità di crescere moltissimo e d’imparare da dei professionisti cose che saranno loro utili per il futuro, hanno avuto modo di conoscere persone che definiscono ‘meravigliose’ e con cui mantengono un buon rapporto a distanza. Con il cantante del gruppo ‘House of Broken Promises’ hanno potuto realizzare un featuring attualmente compreso nel loro ultimo disco ‘Black and Supersonic’ per coronare quel senso di rispetto che provano verso la band californiana che, per quanto sia molto simile nel genere di musica, è completamente diversa e non fa scaturire alcun tipo di rivalità.
DINOIn generale si dicono molto soddisfatti, sia del loro percorso che delle ultime esperienze perché – per quanto possa sembrare qualcosa di semplice – tutto quello che hanno fatto è stato frutto di un duro lavoro, un impegno costante che spesso non ha dato i risultati sperati ma che non li ha mai demoralizzati: si sono sempre applicati a dare più del massimo per fare ciò che loro chiamano ‘le cose fatte bene’. Mi dicono di non essersi mai annoiati, di aver sempre creduto in loro stessi anche nei momenti più difficili perché il sostegno era reciproco ma, soprattutto, di essere sempre riusciti in qualche modo a convincere gli altri del loro valore. Nel corso della loro storia hanno avuto modo di acquisire più consapevolezza delle loro capacità e delle potenzialità di ognuno, hanno potuto gioire dei propri successi e imparare dai propri errori perché non si sono mai visti come persone superiori ad altri – suonare in una band non li ha resi diversi o migliori, per loro suonare in una band è stato (ed è ancora) fare ciò che amano come chiunque fa praticando la propria arte o il proprio mestiere. Sarebbe potuta andare bene o male, quello che conta è che ci hanno messo tutta la loro passione nel lanciare il dado e sfidare la sorte con la loro grinta, stanno ancora giocando la partita e sperano ardentemente di vincerla.

Ammaliata da tutto il racconto li saluto dopo aver brindato con loro, tornando a casa mi riascolto i loro brani da Spottify e resto in attesa di poterli vivere meglio in un concerto dal vivo – voglio assaporare a pieno la loro passione senza dover rinunciare a qualcosa col digitale.

Tra i loro progetti imminenti:
29 settembre al Mattatoio Culture Club di Carp in concerto per la release del vinile
30 novembre al il CSOA Spartaco di Roma – non ancora confermato

Per poter acquistare la loro musica o i gadget si affidano a BandCamp e Amazon

Per lo streaming invece si appoggiano a Spottify, iTunes e Deezer

Per maggiori info visitate la loro Pagina Facebook o il loro account Instagram

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