La gioia di essere chiamata “zia”

Venerdì 26 Ottobre 2018

A inizio mese sono tornata a casa dalla mia famiglia ed ho passato tutto il mio tempo con mio nipote ed il mio cane –  come è ovvio che avrei fatto considerato che sento la loro mancanza pesarmi come piombo. Mi sono sentita di nuovo bambina mentre ero persa a giocare a rincorrerci, a fare i puzzle sdraiata a terra oppure i lego sul divano ma anche le corse con le macchinine e le ore a guardare film animati.
Stando lontana per tanto tempo ogni volta che torno sembra che sia passato un eternità: mio nipote cresce e cambia talmente tanto in fretta che stento a riconoscerlo, diventa sempre più simile ad un piccolo ometto e meno ad un innocuo bambino.

Mi sto perdendo la parte più bella di lui.

Per quanto sia difficile ammetterlo, la mia scelta di andare a vivere lontano ha precluso ogni possibilità di far parte della vita di mio nipote a pieno e la cosa non fa altro che farmi sentire un orribile zia egoista anche se a lui non sembra pesare troppo.
Capita spesso che mi telefoni con il cellulare di mamma o nonna per chiedermi come sto e sapere come sta la piccola Tina, per lui non è un problema sapere che la zia stia lontano perché l’unica cosa che conta è che io prima o poi possa tornare per fare i giochi con lui. Ai suoi occhi sembro un’eroina infallibile, che viaggia lontano, studia tanto e si diverte a portarlo in giro quando siamo insieme. Sa che con me ha modo di giocare senza essere frenato perché quando sono con lui mi diverto talmente tanto da non provare timore nemmeno nel gettarmi a terra e rotolare sull’erba, riesce a infondermi gioia in ogni suo gesto anche se alle volte mi fa spazientire coi suoi capricci.

Amo mio nipote incondizionatamente.

Sapendo poi che adoro leggere mi chiede sempre delle informazioni sulle storie e se capita che io sia senza libro nella borsa mi domanda il motivo per cui io non lo abbia con me! La sua fantasia poi mi manda in brodo il cervello perché sa essere talmente tanto geniale da lascarmi senza fiato. Recentemente si è appassionato ai gatti perché da un anno ormai la madre gli ha regalato un gatto nero come animale domestico, mi racconta sempre delle sue avventure con John nel loro mondo magico dove ha conosciuto il “Presidente Miao”. A furia di ascoltarlo mi sono nate infinite voglie di scrivergli una storia di avventure a capitoli ma non so se potrei essere alle altezze delle sue aspettative di zia magica.
Ogni volta che lo guardo mi si stringe il cuore al pensiero di doverlo poi lasciare nuovamente perché sa regalarmi emozioni talmente tanto forti da essere inspiegabili, lo guardo ridere e so di essere nel posto giusto con la persona giusta a sentirmi viva come non mai.

La forza celata nella risata di un bambino è disarmante.

Il modo in cui mi guarda mi fa sentire talmente speciale che nasce in me il desiderio di non dovermi mai allontanare da lui, è piombato nella mia vita quando ancora non avevo compiuto diciassette anni e semplicemente mi sono innamorata dei suoi modi e della sua presenza senza che me ne rendessi conto. Sono la sua unica zia e l’amore so che è reciproco, ogni giorno penso che vorrei avere una vita fantastica solo per offrirgli la possibilità di vivere esperienze nuove ed eccellenti in posti capaci di fornirgli vie migliori da quelle che potrebbe ottenere stando nel piccolo paese in cui è nato. Come se sentissi la necessità di restituirgli tutta la gioia che è stato capace di regalarmi in questi cinque anni di vita, vorrei essere la zia che si aspetta, quella persona incapace di deluderlo e sempre pronta a lottare per lui. Anche da lontano voglio provare a dimostrargli che ci sarò sempre e che avrà sempre un tetto sotto cui rifugiarsi – indipendentemente da dove sarò.
Ho paura di commettere un passo falso che possa definitivamente tagliare quell’esile filo che ci tiene uniti a distanza e vorrei fare tutto quello che è in mio potere per continuare a crescergli accanto senza far pesare la mia assenza.

È il mio unico nipote e lo amo come fosse un figlio, come se fosse il mio ingenuo fratellino cui svelare il mondo.

Parlo di lui costantemente, quasi quanto io parli del mio ragazzo e non posso smettere di essere fiera dei suoi piccoli traguardi, a partire dalla sua pronuncia della “R” alla riuscire a scendere le scale con piedi alterni, ho gioito quando ha imparato a saltare ma anche quando per la prima volta ha pronunciato quella parolina con la “Z” che somiglia quasi più ad una “S” e con la “A” allungata con cui ha deciso che mi avrebbe chiamato per sempre.

Qualsiasi cosa accada un piccolo angolo di cuore porterà sempre il suo nome e sarò sempre pronta ad accoglierlo con le braccia aperte per dirgli “mi sei mancato” attendendo quella risposta istintiva ma piena di significato di un bambino che sta crescendo: “anche tu zia, ora andiamo a giocare.”

È il mio Bambolino e sono qui per dimostrarglielo.

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