Sentirsi diversi per un portafogli vuoto

Martedì 13 novembre 2018

Negli ultimi mesi mi è capitato spesso di sentirmi molto diversa rispetto al passato, purtroppo per me e la mia famiglia la nostra situazione economica sta peggiorando con il passare del tempo: mio padre è l’unico in famiglia a lavorare ma i clienti non hanno più i soldi per pagare e di conseguenza a rimetterci è l’impresa edile. Fortunatamente il nostro nucleo familiare è composto da tre persone ma, anche mia sorella, che vive nel proprio appartamento con mio nipote, ha bisogno di qualche aiuto economico considerando l’esiguo stipendio percepito mensilmente.
Essendo poi io ancora iscritta all’università e vivendo fuori sede mi trovo ad essere totalmente dipendente dalle finanze di mio padre perché se finissi per trovarmi un lavoretto part-time sarebbe comunque più lo spreco di denaro di tasse che un ipotetico guadagno mensile e di conseguenza mi sento sempre in colpa.

Vorrei essere più indipendente e meno legata alle fatiche di mio padre.

Se prima avevo la libertà di fare quello che più desideravo, senza comunque esagerare troppo in rispetto a chi quel denaro lo aveva duramente sudato, oggi mi tocca centellinare ogni piccola cosa e spesso mi sento esclusa dalla vita di tutti i giorni. Per quanto io abbia uno stile di vita molto particolare rispetto alla maggior parte dei miei coetanei è triste dover ogni volta rinunciare ad un aperitivo tra amiche, dover rinunciare a certi cibi troppo costosi, a comprarsi vestiti o scarpe nuove, dover sempre stare attenti al centesimo, comprare unicamente libri di terza o quarta mano alle bancarelle dell’usato e dare così tanto peso economico a tutte le mie azioni.

Risparmio su tutto perché sono la spesa più grande.

Mi viene da piangere quando penso a tutti i soldi che mio padre sta investendo sulla mia istruzione, tra le tasse, i libri, l’affitto, la spesa, l’automobile e tutto il resto mi sento come una sanguisuga attaccata alle finanze della mia famiglia. Ogni giorno cerco sempre di dare il massimo, fruttando tutto quello che posso per far sentire i loro sforzi utili eppure non riesco a fare a meno di sentirmi un piccolo mostro senza cuore. Invece che pensare a lavorare progetto di fare un altro anno sui libri con un Master fuorisede e mi odio per questo, eppure non riesco a farne a meno perché so che poi potrei ripagare la mia famiglia di una vita migliore.

Vorrei fosse un pochino più semplice eppure non c’è modo di migliorare nulla, vorrei poter avere la possibilità di cambiare le cose ma mi rendo conto di non poter fare più di quanto stia già facendo quotidianamente.

Incontro spesso persone che si lamentano di non avere soldi eppure hanno la possibilità di fare e spendere quanto vogliono, conducono una vita leggermente frenata da un pensiero morale senza che abbiano limiti economici di alcun genere. Quando parlo con queste persone sono spesso combattuta da due pensieri: il primo totalmente negativo che mi fa apprezzare le scelte che questi fanno per non lasciarsi travolgere dal capitalismo ma l’altro pensiero è profondamente negativo perché mi fa apparire quelle persone come degli insensibili alle reali difficoltà del prossimo. È ormai un luogo comune dire “sono senza soldi” ma la realtà dei fatti è che si è diventati solo molto “tirchi” perché risparmiare su tutto è bello solo se ha un fine, se lo si fa per il piacere di dover spendere meno significa che qualcosa non sta andando propriamente nel verso giusto.

Anche quando non hai niente apprezzi quello che possiedi perché ne comprendi il reale valore, a mangiare patate non pensi che ti facciano ingrassare perché sono l’unica cosa che ti può sfamare quando hai pochi euro per la spesa.

Sarebbe bello avere la possibilità di scegliere ma non la possiedo, non posso scegliere se andare o meno in vacanza in qualche posto perché non ho i soldi da destinare a quel viaggio, non posso scegliere o meno se comprarmi una felpa nuova perché non possiedo il denaro per farlo. Non ho la scelta su nulla posso solo organizzare quella piccola somma in mio possesso per decidere le quantità di beni primari da comprare: le patate costano poco e durano a lungo anche se diventano molli e piene di radici, la farina posso utilizzarla con acqua del rubinetto e sale a farmi tutto quello che potrebbe favorire il mio stomaco a riempirsi, il riso posso bollirlo e mangiarlo anche solo con un filo d’olio.. tutto quello che acquisto costa poco ed è di bassa qualità perché non posso godermi il sapore della carne più di una volta la settimana.

Forse sarà solo una questione di tempo, oppure andrà sempre peggio, ma quello che più di tutto vorrei che fosse evidente è che sono fiera di dover fare attenzione ad ogni piccolo gesto della mia vita perché la mia famiglia mi sta dando la possibilità di fare qualcosa che possa rendermi il futuro migliore, e pazienza se i miei vestiti sono consumati o fuori moda, quello che conta è che per me siano bellissimi.

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2 pensieri su “Sentirsi diversi per un portafogli vuoto

  1. Ciao, purtroppo posso perfettamente capire come ti senti. Combatto la tua stessa battaglia e i tuoi stessi conflitti interiori per la tematica di cui tratti nel tuo articolo. Ho scelto di fare l’illustratore e a volte mi trovo a pentirmene, oppure penso a quanto sarebbe facile fare come gli altri e trovare quel che loro definiscono “lavoro vero” e a non provare un costante, pedante senso di colpa. Però proviamo a credere a ciò che arriverà e a crede nel meglio che ci aspetta, qualunque forma questo “meglio” abbia e avrà. Ti mando tanta forza e fiducia in te. Andrà tutto bene.

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    1. Le persone sono sempre pronte ad avanzare un giudizio e spesso è difficile non farsi sopraffare, è bello sapere dell’esistenza di persone simili a me che capiscano la reale situazione in cui viviamo. Ti ringrazio molto per il sostegno e per l’incoraggiamento, spero proprio di vederlo presto un meglio.

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