La UCC e il dibattito sul lavoro con Lucio Zanca e Stefano Raia

IMG-20181206-WA0034.jpgSolito posto, solita Community serata totalmente nuova: l’evento di mercoledì 5 Dicembre è l’evento serale che chiude l’anno solare degli aperitivi della Urbino Contamination Community, la location è nuovamente l’Art Cafè che si dimostra un ambiente idoneo a questo genere di format dell’associazione visto anche il successo dei precedenti incontri (di cui ho parlato qui e qui). La gente arriva, parla, si fa contaminare dai presenti e il tutto trasuda grande aspettativa non solo per la tematica scelta ma anche per i due ospiti invitati: Lucio Zanca e Stefano Raia
Molti presenti nuovi, attratti dalla curiosità e dalla grande aspettativa legata alla serata, si sono uniti agli affezionati.

La Urbino Contamination Community

Associazione nata da un gruppo di giovani ragazzi d’Urbino accomunati dalla stessa passione imprenditoriale, ideata per raggiungere l’obbiettivo di facilitare l’avvicinamento tra gli studenti del polo universitario “Carlo Bo” al mondo del lavoro ma non solo, il suo scopo è quello di sensibilizzare tutte le persone al mondo imprenditoriale ponendo una certa attenzione sull’educazione all’intraprendenza. Facendo leva sulle soft skills vorrebbero riuscire a coinvolgere quanti più individui possibili in una contaminazione di idee, opinioni e punti di vista su micro e macro tematiche attuali.  

Lucio Zanca –  Talent Designer

Creatore del metodo Design Your Way, esperto di Personal Branding ed ex dirigente di squadre sportive di serie A, attualmente impegnato nel lavoro di Talent Dsigner ovvero DSC_0980branduna professione che gli permette di affiancare singole persone, aziende, team e giovani in 5 aree fondamentali per lo sviluppo personale e professionale: carriera, team, comunicazione, personal branding e talento.

Stefano Raia –  Docente 

Autore del format televisivo “Il posto giusto” in onda su Rai 3, professore di Sociologia del Lavoro a Urbino presso l’Università “Carlo Bo”, direttore del Centro per l’Impiego locale e coach aziendale.

L’evento

La serata inizia mezz’ora dopo il previsto per dare modo a tutti d’arrivare, tra gli obbiettivi dell’evento c’è quello di coinvolgere il pubblico al dibattito con gli ospiti sulle tematiche e permettere agli interessati di confrontarsi sulle concrete opportunità di oggi del mondo lavorativo per favorire l’occupazione.  

A presentare la serata Mariachiara – membro del Team della UCC – che introduce la tematica del lavoro che è un argomento cruciale del mondo studentesco lasciando che siano poi Stefano e Lucio a condurre il dibattito sollecitati da Amerigo – membro del Team della UCC -.

IMG-20181206-WA0014I giovani hanno molte difficoltà nel bilanciare i propri interessi con le proprie abilità perché spesso non sono fattori coincidenti, devono trovare un ruolo che sia capace di rispecchiarli nelle caratteristiche ma anche nei contenuti. Una volta fatta quest’analisi interiore bisogna poi mettersi concretamente a ricercare il lavoro, un percorso costellato da ostacoli, prove e compromessi che difficilmente si conclude con un successo nel breve periodo. A fronte dell’abbondanza di laureati capaci/preparati e della contestuale scarsità di posti di lavoro nel territorio, è necessario affrontare percorsi di selezione, frustrazione e delusione che a volte causano quel fenomeno che oggi viene definito “Fuga di Cervelli“. Per ovviare questo genere di problematica si può agire in due modi:

  • Emergere dal gruppo ovvero spiccare nell’ambito di una massa preparata ma tendenzialmente poco reattiva e innovativa,
  • Crearsi un lavoro ovvero visualizzare una figura professionale innovativa, renderla accattivante per il mercato, farla recepire come necessario e affermarla attraverso il personal branding.

Non si può più parlare oggi di solubilità, solvibilità e risoluzione quando si ha a che fare con l’attuale mondo del lavoro perché la realtà è molto più sobria: il mercato del lavoro è un luogo abitabile dove giocano interessi contrastanti e dove l’auto-realizzazione non è un meccanismo di funzionamento ma solo una speranza individuale. Sempre più spesso si fa fatica a metabolizzare nuove risorse, questa problematica deriva dal fatto che le persone vorrebbero degli impieghi che non sono disponibili, forse perché il mercato non è aggiornato rispetto alla formazione o al contrario forse perché la formazione non è in linea con le reali esigenze del mercato. Tendenzialmente si cercano persone qualificate aventi esperienza ma non si permette ai giovani di farla e si mantiene così le distanze con le nuove generazioni che hanno sempre più forte il desiderio di “fuggire” da una realtà non idonea ad accettarli o, quanto meno, offrirgli delle concrete possibilità.

Essenzialmente si può dire che il contesto di lavoro sia poco appetibile perché poco IMG-20181206-WA0013innovato, è un agglomerato di professionalità arretrate che difficilmente le persone giovani sono disposte a rimpiazzare con se stessi; a tale proposito si parla di mismatching inteso come il mercato inospitale per i giovani.

Occorrerebbe poter investire sull’innovazione per poter aprire più porte e offrire più possibilità di arricchimento, sia su piano tecnico ma anche su piano sociale, bisognerebbe lavorare sulla come rendere utili, appetibili e utilizzabili certi lavori utili alle imprese in superamento di schemi rigidi e troppo tradizionali. Il problema nasce da una questione di tempistiche infatti, anche se s’iniziasse ad investire oggi sullo sviluppo nel mercato del lavoro e su tutto l’aspetto produttivo, sarebbe già troppo tardi perché gli effetti agirebbero sul medio/lungo periodo e di conseguenza una generazione sarebbe già sacrificata. 

Ad oggi un cambiamento è avvenuto, i datori di lavoro danno molta attenzione a tutti gli aspetti trasversali – le soft skills – che non sono altro che caratteristiche professionali e comportamentali che presuppongono un “sapere fare” ma anche un “saper essere” dentro al mondo del lavoro. Non esiste un rapporto ad esclusione con le conoscenze teoriche – le hard skills – ma si parla bensì d’intreccio di competenze settoriali specialistiche importanti nel mercato, utili sia per chi cerca lavoro e sia per chi il lavoro lo offre. Da questa distinzione s’origina tutto il cuore della questione, a prescindere dal se si voglia essere lavoratori dipendenti o liberi professionisti. 

Parlando di “Fuga di Cervelli” occorre pensare bene a quello che si vuole ottenere perché non avrebbe senso cambiare paese per poi accontentarsi del lavoro che non si voleva fare in Italia solo per questione di enfasi da trasferimento. Lo step iniziale da cui partire è sempre quello di proiettare se stessi verso quello che si vorrebbe raggiungere pensando con criticità al complesso nella sua interezza. Partendo dalla formulazione di una serie di domande è possibile riuscire a progettare una strategia d’azione che possa poi portare il giovane ad ottenere concretamente qualcosa, analizzando il proprio “box” in termini di argomenti spendibili per fini produttivi, scatola composta da competenze personali IMG-20181206-WA0033ovvero caratteristiche individuali, da competenze specifiche ovvero il bagaglio culturale e da competenze esperienziali ovvero il vissuto in raggiungimento di risultati o messe alla prova. Questo permette di creare quella che viene definita come una “progettazione in tensione” cioè quella proiezione di sé in diretto rapporto con il proprio obbiettivo: se si sta sognando la proiezione è in tensione massima perché si guarda molto lontano dall’oggi, in opposto vivendo alla giornata non si ottiene alcuna tensione perché non si ha una motivazione a spingersi oltre. Occorre un certo equilibrio tensivo per poter anticipare quello che potrebbe accadere un domani, focalizzandosi sull’oggi e avendo imparato qualcosa da ieri fermo restando il presupposto di aver finalizzato le proprie azioni all’ottenimento di un traguardo. 

In un mondo in costante avanzamento come quello attuale, dove potenzialmente tutto va con estrema velocità – tanto che la realtà non riesce ad aggiornarsi sufficientemente in fretta – quando si parla di lavoro occorre essere aggiornati. Questo significa che bisogna cercare opportunità con varie forme ma anche farsi trovare senza dover necessariamente cercare.

I giovani dovrebbero pensare a quello che vorrebbero dal proprio futuro, porre le basi del cambiamento senza doversi accontentare di tutto per una pura necessità economica; dovrebbero pensare a sé stessi senza dover essenzialmente contare sull’aiuto degli altri perché coraggio, intraprendenza e desiderio di sfidare il mondo sono gli elementi base che permetteranno ai giovani di vincere e ottenere ciò che vogliono. Vi è una forte necessità che i giovani siano abili a darsi delle risposte, ognuno dovrebbe decidere per se stesso e il proprio futuro senza permettere ad altri di sceglierlo al loro posto in funzione di un proprio tornaconto. 

Si è sempre più confusi all’interno di contesti poco chiari e pieni di stimoli, bisogna iniziare ad agire affinando la propria mobilità con un obbiettivo non fisso ma che può mutare nel tempo. Se si riuscisse a stabilire con il proprio progetto un percorso coerente in orientamento personale, che possa essere condiviso per essere migliorato e che possa derivare da un attenta analisi, si potrebbe riuscire a superare l’ostacolo che esiste oggi nel mercato del lavoro. La pro-positività e la pro-attività potrebbero abbattere una serie di ostacoli attualmente eretti al raggiungimento di un ponte che possa unire i giovani studenti al mondo lavorativo.

Così si conclude un altra splendida serata, con molti spunti di riflessione e la certezza che il nuovo anno porterà con sé aperi-eventi ancora più magici in un format capace di regalare grandi emozioni.

p.h. Alessandro Zazzaro e Ken Christian Cadua (Intervista qui)

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