Il C-Lab: un viaggio all’interno di Macerata

 

Di buon ora ci ritroviamo tutti su un autobus diretto a Macerata per l’incontro con gli studenti del LUCI – Laboratorio Umanistico per la Creatività e l’Innovazione dell’università cittadina  e ragazzi del ContaminationLab di Urbino e Ancona. Durante il viaggio tutti dormono per recuperare qualche ora di riposo in più ed io guardo fuori dal finestrino il paesaggio mutare troppo emozionata per perdermi qualche istante.

Arriviamo, Macerata è stupenda.

Dopo pochi attimi siamo a destinazione all’interno del centro storico e ci accomodiamo in una luminosa stanza universitaria in mezzo a tanti altri partecipanti. Ospiti dell’incontro ci sono due rappresentanti di “Toni Di Grigio”, agenzia di comunicazione di Jesi che si sono offerti per regalare la loro testimonianza ai partecipanti.

IMG_20181205_110320_117Iniziano subito col spiegare che alcune Agenzie si specializzano in alcuni settori mentre altri decidono di ovviare il problema specialistico spaziando in tematiche differenti con una comunicazione definibile “un incrocio di aspettative” che presuppone lessici differenti a seconda dei contesti e che possa soddisfare tutte le esigenze. Si parte sempre dal presupposto che è impossibile trovare il modo “esatto” per fare una buona comunicazione, l’unica cosa che si può fare è creare un lavoro che sia frutto di un procedimento approfondito e condiviso da tutti.

Accade spesso che le aziende che si affidano ad Agenzie abbiano idee molto chiare sulla propria identità da voler comunicare al mercato di individui già conoscenti del brand o meno, tutti si sentono “Leader di Settore” in un’autocelebrazione poco esatta che non pone le giuste basi per ottenere dei risultati di successo. Quando si parla di comunicazione occorre iniziare da una messa in discussione dei luoghi comuni, la realtà dimostra che sempre più spesso le persone non sono interessate a scoprire quello che fanno gli altri – tanto meno le aziende per cui non nutrono nemmeno una malcelata curiosità. Oggi si ha sempre più spesso l’abitudine di parlare di se stessi ma occorrerebbe riuscire a focalizzarsi su altro per ottenere dei risultati proprio perché la ripetizione degli stessi concetti ne fa perdere il loro valore, l’interesse diminuisce con l’attenzione del quotidiano.

Ciò che le persone si domandano oggi prima di comprare un prodotto o un servizio è se quella “cosa” riuscirà a risolvere un loro problema – il valore utilitaristico influenza le scelte d’acquisto.

In tutto ciò si evidenza con prepotenza la necessità di sviluppare un pensiero critico per la comunicazione affidabile nel tempo e applicabile a tutti i settori, quello che conta è la diffusione di un messaggio che possa essere efficace ed efficiente nel medesimo istante.

Si può dire che le agenzie si occupano in maniera estesa del linguaggio, per farlo si img-20181130-wa0025.jpegavvalgono di 3 passaggi essenziali: 1 – Osservazione ovvero l’analisi di ogni segmento di mercato che si avvale di una propria grammatica, occorre saperla riconoscere per poter comprendere i messaggi in uscita e diffonderne in entrata uno nuovo; 2 – Decodifica ovvero l’uso degli insiemi (o dei nuclei) di comunicazione per misurare in che modo l’azienda e i sui concorrenti li stanno utilizzando, la comunicazione si può stratificare con l’uso di registri diversi: visivo, comunicativo e dei mezzi; 3 – Selezione ovvero il posizionamento del proprio prodotto/servizio nel proprio mercato in funzione alla differenziazione rispetto ai competitors.

La comunicazione è un processo che si basa sulla qualità, una volta definito il percorso che un’Agenzia deve intraprendere è possibile procedere con lo sviluppo della strategia d’azione: occorre trasformare tutti i contenuti generici in contenuti specifici per trovare un proprio linguaggio personale – definendo se stessi si ottiene l’attenzione del proprio pubblico di riferimento, al contrario se si cerca di ottenere il consenso/l’audience degli altri adattando se stessi e la propria comunicazione agli interessi altrui il fallimento è garantito.

IMG-20181130-WA0041Per riuscire a creare una comunicazione efficace occorre rendere trasparente l’identità dell’oratore, per farlo non bisogna necessariamente ricorrere a concetti complicati, sillogismi o termini stranieri che possano rendere difficile la percezione del contenuto. Tutto ciò che viene recepito come complesso allontana il fruitore del messaggio dallo stesso provocando un effetto contrario a quello voluto. Anche i toni di comunicazione hanno un ruolo fondamentale nell’attribuzione di valore alla comunicazione perché gioca sull’empatia del soggetto in maniera più o meno positiva/negativa: non è necessario che il contenuto sia di forte impatto per provocare interesse.

Ma cos’è effettivamente un Brand?

Su Wikipedia viene riportata la definizione di “un nome, un simbolo, un disegno o una combinazione di tali elementi con cui s’identificano prodotti e servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli dai competitors.” Per quanto la definizione sia accurata, non basta. Parlando di Brand entrano in atto anche valori intangibili quali la percezione dei clienti, i valori identificativi ecc.. in un quadro di soggettività ben più ampio di quanto riportato nella definizione sopracitata.

La pubblicità viene ri-modificata di nuovi modelli comunicativi che includono la partecipazione attiva da parte del fruitore che diviene così un interlocutore attratto alla scelta eseguita attraverso due criteri esperienziali: esperienza diretta che prevede un contatto diretto passato con il prodotto/servizio o esperienza indiretta che prevede la fruizione di testimonianze di altri che hanno preso contatto col prodotto/servizio. Per questo motivo si dice che contano le azioni svolte ma anche la reputazione ottenuta dai feedback, un brand vincente deve riuscire ad essere coerente in questi due aspetti creando fiducia con le sue azioni continuative insite in un frame reale e strettamente collegato alle aspettative.

P_20181130_140131_vHDR_OnCome viene esplicato nel libro dal titolo “Strategia Oceano Blu – Vincere senza competere”: fermo restando che un’azienda occupa una posizione specifica all’interno del mercato, occorre porre molta attenzione al processo di differenziazione della stessa perchè non deve necessariamente essere un processo rivolto alla massa ma può essere anche orientato a delle nicchie che spesso offrono opportunità migliori a rischi minori nonostante le poche possibilità d’espansione.

Capire chi sono le persone interessate, ciò che differenzia un brand rispetto ad un altro e quale contesto occupa significa definire la propria identità.

In linea di massima, oggi le persone vengono sempre più attratte dalle motivazioni celate dietro la realizzazione più che alle caratteristiche in sé di un certo prodotto o servizio, a tal proposito si è compreso che l’orientamento della comunicazione deve rispondere a 3 domande precise in un certo ordine: Perché? Come? Cosa? – non il contrario. Il bisogno oggi ricade sul far comprendere agli altri il proprio punto di vista, se si è capaci di far credere agli altri i valori in cui si crede in prima persona il gioco è vinto. Quando si recepisce il vero messaggio collegato ad ogni brand è possibile fidelizzarsi perché l’obiettivo aziendale diventa il proprio e non si fa più qualcosa per arricchire gli altri ma per arricchire se stessi attraverso un contenuto condiviso di valori.

Se si è in sintonia tra le due parti coinvolte (azienda e clienti), la comunicazione può funzionare, se le aziende non riescono a capire il motivo delle proprie azioni è difficile riuscire a stabilire un qualsiasi tipo di relazione – sia con il proprio team di collaboratori che con i possibili fruitori finali. Deve esserci un arricchimento reciproco perché se le persone riescono a crederci, tutto può essere fatto perché ci si fida degli altri a partire da quel momento. Si dice che “quello che fai è interessante, come lo fai è importante ma il perché lo fai è decisivo.

IMG_20181205_110322_967Esistono poi 22 leggi legate al marketing che trattano di come un brand possa puntare alla propria eccellenza interna ed esterna, accorgimenti racchiusi all’interno di un manuale dal titolo “Le 22 immutabili leggi del Marketing” che secondo gli ospiti tutti dovrebbero leggere per avere un idea più approfondita del tema. Si parla di categorizzazione, sviluppo percettivo, suddivisione di mercato in scale, strategie di breve o medio lungo termine ecc..

Una volta conclusasi la mattinata, dopo un caloroso ringraziamento per le nozioni ricevute ci viene offerto un pranzo a buffet prima di passare al programma del pomeriggio, siamo tutti coinvolti in un’attività partecipativa di  “Business Game”. Il gioco – Snowflakes – prevede la creazione di gruppi eterogenei a cui viene assegnato un budget di spesa per acquistare materiale da utilizzare per la realizzazione di fiocchi di Natale da vendere poi al “mercato”. Il mercato accetta soltanto prodotti che possiedano specifiche caratteristiche le quali, ovviamente, non sono state svelate ai produttori la cui sfida consiste nell’essere capaci non soltanti nel realizzare fiocchi di Natale belli o originali ma anche nel comprendere le preferenze del mercato prima degli altri attraverso l’intercettazione e la comprensione dei segnali disponibili. Un gioco molto divertente che è in grado di trasmettere messaggi molto importanti: la necessità di osservare sempre l’andamento del mercato e comprendere le sue esigenze, l’importanza del processo di “ideazione – verifica – modifica” del prodotto, l’importanza del timing, la capacità di lavorare in gruppo e di suddividersi le mansioni. 

Dopo il termine delle attività vengono premiati i gruppi che sono riusciti a guadagnare più denaro attraverso la vendita dei propri prodotti, vengono svelati tutti i retroscena del gioco che si basa sul metodo di lavoro Lean e – prima di ripartire – si opta per una bella foto di gruppo per immortalare il momento e portarsi a casa un piacevole ricordo.

Una giornata molto piena e istruttiva che occupa i miei pensieri durante il viaggio di ritorno a Urbino, sono certa che difficilmente verrà dimenticata.  

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