L’azienda Fratelli Beretta incontra gli studenti universitari di Urbino

19474223789_4a08c9f12b_bLa sala si riempie di persone illustri, le luci vengono affievolite ed ecco che cala il silenzio tra gli invitati trepidanti che si sono riuniti tutti in Università per incontrare la grande azienda.

Parte un video illustrativo che introduce tutti i partecipanti al mondo di Fratelli Beretta.

A facilitare la giornata Domenico Malara – esperto nel settore del management e dell’executive coaching che si occupa di consulenza e formazione manageriale, contribuendo alla realizzazione d’importanti progetti di cambiamento per le più importanti aziende italiane tra cui anche Fratelli Beretta.

“Un incontro dove il sapere incontra il saper fare, l’antica Università marchigiana e gruppo industriale più antico che si incontrano.”

Fratelli Beretta è un azienda che punta tutto all’azione, va veloce senza però prendere decisioni affrettate infatti il periodo autunnale è un momento decisivo per la pianificazione delle sfide da affrontare nel futuro; dal 2003 ad oggi ogni anno tutto si ferma in autunno. Per Beretta quindi la qualità è un continuo investimento in ricerca e sviluppo che focalizza tutte le funzioni aziendali su sicurezza, bisogni ed attese dei consumatori e clienti distributori, nel rispetto del codice etico e di comportamento che l’azienda ha voluto darsi. Per il 2018 qualcosa di diverso è stato fatto e questo momento di riflessione è stato condiviso con gli studenti del polo universitario “Carlo Bo” per coinvolgerli direttamente.

Come afferma Mauro Papalini: “Acido nitrico che incontra la glicerina, il sapere è la miccia esplosiva che esplode per far unire due mondi che sono paralleli ma disgiunti: università e lavoro.

Durante l’incontro si affrontano 5 temi da un punto di vista interno all’azienda e da un punto di vista didattico, nel dettaglio si parla di: Team, Metodo, Indicatori, Intensità e Comunicazione.

Il saluto del Rettore

Il Magnifico Rettore dell’Università Vilberto Stocchi ringrazia tutte le istituzioni presenti all’incontro e racconta come tutto questo sia stato reso possibile. Dopo aver ricevuto l’invito da parte di Fratelli Beretta, l’università ha accolto immediatamente e con grande interesse la proposta per il bene dei suoi studenti per fornire uno spazio di arricchimento sulle eccellenti conoscenze della realtà imprenditoriale. Si è stretto un rapporto definibile fondamentale per lo sviluppo socioculturale ed economico del nostro paese proprio perché è stato possibile fornire allo studente del sapere e delle esperienze concrete di un icona di successo italiana, un percorso obbligato e irrinunciabile per una prestigiosa università come quella di Urbino “Carlo Bo”.

La storia di “Fratelli Beretta”

L’azienda non è solo un’attività commerciale, è una famiglia molto numerosa, a parlarne è l’amministratore delegato del gruppo Beretta che si trova a rappresentare la ditta per la prima volta davanti agli studenti.  Il desiderio è quello di trasferire ciò che si tramandano le generazioni di Fratelli Beretta dal 1812 quando, con atto notarile, venne fondata a Barzanò la prima bottega per la lavorazione delle carni; un sapere che non deriva dai banchi di scuola ma che si è generato dalle esperienze dirette di vita. Oltre un 463439_Cfakepathflkjhgfdxcsecolo dopo, nel 1920, Felice e Mario Beretta aprono un negozio di macelleria e salumeria e trasformano la bottega per la lavorazione delle carni in una industria al passo con i tempi; diviene un’attività produttiva e commerciale che distribuisce salumi nella penisola. A seguito dei successi dei primi supermercati Giuseppe e Vittore Beretta ampliano le attività produttive investendo e diversificando nella produzione della salumeria confezionata a libero servizio, viene sviluppata l’attività commerciale nel promettente canale della GDO. Beretta è tra le prime aziende a svilupparlo, a fare pubblicità ai nuovi salumi confezionati e a diffondere la conoscenza dei prodotti partecipando alle principali Fiere internazionali. Nel 1976 viene finalmente realizzato il primo stabilimento in Italia specializzato nella produzione dei Wurstel con il marchio “Wuber”; dieci anni dopo, nel 1987 Fratelli Beretta si amplia ancora acquistando il Salumificio Brianteo e di CIM -azienda specializzata nella produzione di Prosciutto di Parma DOP. Tra il 1990 ed il 1997 l’espansione approda all’estero portando il gruppo Beretta ad acquistare un’unità produttiva nel New Jersey negli Stati Uniti ma non solo, nel 2002 viene acquisita una partecipazione di San Carlo – azienda specializzata nella produzione di salumi piacentini e una partecipazione di Del Zoppo – azienda specializzata nella produzione di bresaole dando vita anche al processo di diversificazione nel promettente mercato dei piatti pronti ricettati. Si costituisce la nuova società “Piatti Freschi Italia” nello stesso anno in partnership paritetica con Fleury Michon leader francese del settore dando vita alla linea “Viva la Mamma”. Tra il 2005 ed il 2007 continua l’espansione estera infatti nasce la prima Joint venture con il colosso cinese Yurun, viene acquisita un’unità produttiva in California negli Stati Uniti e si acquista una partecipazione di Moser – azienda specializzata nella produzione di speck e prodotti tipici. Nel 2011 l’acquisizione tramite Piatti Freschi Italia della società Fres.co, leader in Italia del settore gastronomia, nel 2012 viene inaugurato il secondo stabilimento cinese completamente dedicato alla produzione della salumeria all’italiana, Beretta festeggia 200 anni di storia e si acquisisce Framon e di Cresus aziende specializzate nella produzione di Prosciutto di San Daniele DOP. L’anno successivo, nel 2013, viene affittato un ramo aziendale del Prosciuttificio Carpegna (PU) e del Prosciuttificio Casa Toscana (SI) infine nel 2015 viene finalmente ultimato il nuovo sito produttivo a Mount Olive nel New Jersey (USA).

Parlando di numeri attuali, nel 2018 la linea “Viva la Mamma” copre il 12% del fatturato produttivo del gruppo Beretta, la filiale del New Jersey ha raggiunto il milione di dollari di fatturato. Si parla di circa 102k di tonnellate di prodotti annuali in 27 fabbriche di produzione dislocate e oltre 2’000 dipendenti.

Nasce anche “Beretta Academy”: nel 2015 viene inaugurata in sede expo in Italia come spazio separato dall’azienda principale e nel 2016 ne viene aperta un’altra in New Jersey per implementare il dialogo. Una scuola di formazione il cui scopo è quello di tramandare dal passato la tradizione, da questo sapere si è generato un libro – non disponibile alla vendita – che spiega il loro metodo di lavoro a tutti gli studenti dell’accademia a cui viene offerta la possibilità di svolgere tirocini in azienda oppure di ottenere una borsa di studio con la presentazione di progetti affini ai principi di Beretta. La conoscenze tramandate non sono definibili come fisse ma dinamiche in quanto mutano nel tempo grazie al costante confronto dell’azienda coi giovani che ha deciso di stare al passo coi tempi pur mantenendo ben saldi i valori aziendali del Core Business: ponendo la giusta attenzione alle “cose di valore”, si esalta la ricchezza personale per dare rilievo alle esperienze ed al sapere generazionale, uno spazio dove non si fanno prodotti ma uomini.

Il Team

John Nash dal film Beautiful Mind: “Il miglior risultato si ottiene quando ogni membro del gruppo fa quello che è meglio per se e per il gruppo.”

Teoria: Una gruppalità che entra a contatto con le dinamiche di rete deve riuscire a lavorare in team anche se non è semplice, è un esperienza complessa ma imprescindibile di ogni essere umano perché stare insieme rende sicuri. Il primo gruppo con cui si entra Teama contatto è quello familiare che permette di fare esperienza delle dinamiche di relazione che s’istaureranno con gli altri nel futuro. La mente individuale è di natura spinta a creare gruppo in relazione alle figure significative ma anche in relazione alle esperienze più o meno positive/negative che siano. Stare in team produce un dilemma: è meglio soli o insieme? Un’ambivalenza che porta il soggetto a credere di perdere se stesso stando all’interno del gruppo, ognuno ha scopi specifici che possono essere soppressi all’interno del meccanismo di riconoscimento dell’altro. Esiste per questo un attrazione ed una repulsione cioè un soggetto vuole fare parte di un insieme ma ne è spaventato, il gruppo è un organismo vivo che si crea a partire dai soggetti che lo compongono – non è una somma aritmetica d’individui e caratteristiche ma produce comunque degli scarti: si creano delle dinamiche che determinano una struttura unica avente regole che ne qualificano l’identità. Il soggetto all’interno di un gruppo sperimenta il sentimento di “invincibile potere” definito così da Freud quando si vivono stati di onnipotenza che permettono di far sentire chi li vive come se fosse fortissimo, capace di raggiungere obbiettivi molto più lontani in esaltazione dell’affettività.

Chi e all’interno del gruppo diviene esso stesso il gruppo, ognuno è capace di affiancarsi ad altri per raggiungere un obbiettivo attraverso dinamiche relazionali differenti a seconda dell’individuo – la creazione di legami è una caratteristica specifica dell’individualità. Un team deve avere una forte condivisione degli obbiettivi da dover raggiungere, deve essere composto di persone interdipendenti e collaborative al suo interno per poter funzionare, devono esserci ruoli definiti e di appartenenza molto chiari per evitare stati di confusione da parte dei suoi membri. Tutti gli individui definiscono se stessi applicando pratiche di in-group e out-group ovvero pensare di essere e definirsi nella relazione basandosi sulle uguaglianze e sulle differenze. Il gruppo si mantiene stabile focalizzando una parte della sua razionalità per uno scopo comune, viene soppressa quella parte legata alle individualità dei singoli in funzione della collettività: diventa essenziale la figura del leader che è strettamente legato a tutti i membri. Il leader deve essere in grado di mantenere stabile la struttura del gruppo impedendo ai singoli di vacillare e di perdere il giusto orientamento.

Pratica: In Beretta le decisioni vanno prese quotidianamente nel tempo minore possibile, erroneamente si potrebbe pensare che possa essere dettato da un istinto infallibile ma la realtà impone che sia frutto di un diligente lavoro di valutazione che si è andato affinando nel tempo con l’esperienza – un ragionamento in un circolo continuo e infinito. A differenza di quanto accadeva nel passato, oggi le aziende crescono a seconda delle esigenze del mercato, per questo motivo diventa evidente – nonché necessario – avere un gruppo di persone capaci di orientare l’azienda attraverso le difficoltà che si possono trovare lungo il cammino. È essenziale l’apporto di ciascun membro della squadra, questo significa che sia il team che il leader devono mettersi in gioco completamente, lavorando in gruppo, con voglia, rispetto e autocritica. Conoscenza e intelligenza sono due prerogative basiche di un leader che deve coinvolgere tutti motivando i propri “sottoposti” alla concezione di insieme, deve definire chiaramente tutti gli obbiettivi, dare ed esigere feedback continui attraverso la costruzione di rapporti empatici con tutti i collaboratori.

Se si vuole ottenere un certo successo aziendale un leader deve riuscire a comprendere di non essere solo, la motivazione più grande da offrire ai propri membri del team è la responsabilità: responsabilizzare i dipendenti attraverso una delega diretta significa affidare loro in compito preciso dimostrando fiducia. Ogni delega ha necessità di controllo mediante una supervisione più o meno stretta, permette di alleggerire e semplificare il carico lavorativo di ogni soggetto coinvolto ma – soprattutto – ciò rende possibile il miglioramento del clima aziendale su differenti piani: migliora l’efficienza, migliora il coinvolgimento tecnico degli individui e migliora la motivazione a produrre in un benefico a circolo di energia positiva.

Il Metodo

Dal film The Founder basato sulla storia legata alla nascita di McDonald: “Per poter realizzare panini nel breve tempo possibile occorrono metodo e perseveranza che costituiscono le basi di lavoro perché, se si vuole ottenere qualcosa, non esistono scorciatoie.”

Teoria: Nel tempo è stato utilizzato il metodo scientifico per costruire il sapere, già da Newton e da Galilei, attraverso la deduzione, si è potuto capire quale fosse il metodo migliore per poter raggiungere/ottenere un obbiettivo. Dal generale si procede verso il Metodoparticolare a seconda delle esigenze e delle tematiche trattate, se invece si affronta un processo induttivo si deve comprendere prima la regola e poi andare a ritroso. Quando si è ottenuta una teoria – che però deve essere falsificata – non si possono trarre delle regole in maniera troppo frettolosa o blindare altre possibilità di ricerca. Ogni problema complesso ha una risposta semplice che solitamente è sbagliata, se invece si guarda il fatto da una prospettiva differente aiuta a risolvere le problematiche.

Pratica: Beretta possiede 120 linee di confezionamento nel mondo, all’attivo ha decine d’interventi di modifica che nel tempo sono stati svolti per migliorare il lavoro di salumeria. Tra questi, l’ultimo intervento realizzato a marzo: dopo aver compreso di dover agire in maniera drastica a livello produttivo per riuscire a raggiungere un implemento volto a produrre una nuova linea di prodotti da consegnare ad un cliente entro una certa scadenza. Per riuscire a rientrare nelle tempistiche ristrette senza farsi prendere dallo stress si è partiti con l’analisi del metodo di lavoro – che è lo strumento quotidiano con cui tutti i dipendenti si approcciano per ottenere dei risultati – per riuscire a creare il piano giusto che potesse facilitare e velocizzare tutta la produzione dello stabilimento. Tutto viene stabilito a seconda della propria agenda intesa come l’organizzazione del proprio tempo, rimettendo in costante discussione ogni decisione presa al fine di raggiungere il massimo possibile in azione e pensiero.

Attraverso un’attenta analisi di informazioni certe e veritiere è stato possibile ottenere i giusti risultati desiderati dopo un lungo processo tecnico. Il metodo è stato ciò che ha permesso tale traguardo, intendendolo come un insieme di abitudini volte ad approfondire nelle minime parti i problemi e rimettere insieme tutto per decidere le azioni da intraprendere. Le scelte, però, non vanno prese senza numeri quindi bisogna sempre accantonare le sensazioni derivanti dall’intuito puntando tutto ad una concentrazione sulle cose importanti. Occorre utilizzare la fantasia uscendo fuori dagli schemi senza mai trasferire le proprie preoccupazioni individuali sui propri progetti o sulle proprie attività lavorative.

Gli Indicatori

Dal film La Grande Scommessa: “Gli indicatori ci sono sempre, i fenomeni si possono sempre vedere grazie alla loro presenta occorre solo riuscire a percepirli.”

Teoria: La “machine learning” aiuta a definire meglio tutto quello che non si conosce, facilita la comprensione di quello che ancora non si sa. Dando in ingresso dei dati ad una macchina programmata essa può generare delle risposte attraverso un algoritmo intesi come una trasposizione di conoscenza – questo significa che non è possibile generarne di Indicatorinuova. Partendo dal concetto basico che l’informatica nasce essenzialmente da un moto di pigrizia secondo cui l’uomo delega il lavoro ad una macchina, tutti i mezzi elettroici dotati di memoria immagazzinano dati per facilitare le operazioni dell’utilizzatore attraverso un processo di profilazione – se connessi ad una rete. Ciò permette alla macchina d’indirizzare l’azione in favore delle abitudini dell’utente: Netflix in relazione a questo motivo propone copertine differenti a seconda dei contenuti fruiti abitualmente facendo leva su dettagli differenti.

Pratica: Dal detto “se non hai i dati sei solo un’altra persona con un opinione” si può comprendere come la realtà di Fratelli Beretta possa essere compresa solo attraverso un analisi di nozioni e dati di ricerca. In maniera intelligente ed attenta è possibile trarre delle informazioni dal contesto entro cui si agisce per ottenere dei benefici personali, non cogliendoli si rischia di perdere grandi opportunità. È importante cercare in azienda i progetti e supportarli con un processo di analisi; in scala di misurabilità e importanza è possibile posizionare gli indicatori senza sprecare tempo necessario e risorse preziose. Gli indicatori sono parametri che forniscono informazioni sintetiche relative ad un fenomeno specifico che possa essere utile ai potenziali utenti che possono incidere su un comportamento futuro, si possono implementare i fattori critici di successo nelle aree cui ne è richiesta la necessità e poi eventualmente ampliare al resto tutte le risorse necessarie a migliorare l’azienda per il suo mantenimento nel tempo. Esistono dei misuratori che controllano i risultati e le attività che sono strettamente collegate tra di loro, gli indicatori – come tali – servono a misurare costantemente il lavoro svolto verificando se si è in linea con i trascorsi e con gli obbiettivi da perseguire, se gli sforzi producono i risultati sperati, permettono di anticipare eventuali problemi confrontando la propria realtà con quella esterna. Ci sono alcune regole da dover mantenere: deve essere chiaro a tutti il significato dell’indicatore, l’indicatore dev’essere misurabile nel tempo, deve essere associato ad una specifica responsabilità aziendale e, infine, vanno fissati dei target di miglioramento da voler raggiungere. Una volta eseguita l’azione bisogna capire se è andata bene o meno per rendere quelle pratiche quotidiane o capire cosa c’è da eliminare per poter perseguire quella qualità che si ottiene nel tempo.

L’Intensità

Dal film Ogni Maledetta Domenica: “Non bisogna accontentarsi mai.

Teoria: Federico Comandino è stato scienziato rinomato nel mondo per aver tradotto molti volumi matematici portando le conoscenze in Europa. La sua dedizione nasce da due motivazioni: la prima è legata a se stesso perché deriva dalle proprie ambizioni di poter essere ricordato e dalle sue volontà di appartenere alla propria società, la seconda Intensitaè legata agli altri perché deriva dal suo desiderio di essere accettato. Per riuscire a trovare un mix funzionante tra i due aspetti e riuscire quindi a fare qualcosa senza lasciarsi influenzare troppo dall’intensità delle motivazioni è essenziale saper mischiare se stessi agli altri. Esiste una differenza tra sapere e saper fare – due concetti disgiunti ma strettamente interrelati – il primo, il sapere, deriva da un concetto teoriche che in tempi passati veniva attribuito ad un accademismo astratto in qualcosa di inutile socialmente; il secondo, il saper fare, deriva da un concetto pregiudizievole che in tempi passati veniva attribuito a tutti coloro che si gingillavano con le arti manuali in qualcosa di disprezzato socialmente. Queste due visioni, se unite insieme e compenetrate le une dalle altre, si trasformavano in qualcosa di utile la cui impostazione si rendeva servibile sia agli altri che e a se stessi. Da qui si origina il concetto d’intensità, strettamente legato alla credenza delle proprie capacità, in quello che si sta facendo e a cui si deve dedicare anima e corpo. Attraverso un azione svolta in continuità temporale, dove l’intensità di pensiero è volta alla risoluzione di eventuali problemi e la stessa continuità agisce su piano spaziale dove tutto doveva essere in vicinanza – all’epoca la figura dei collaboratori era importantissima perché questo permetteva di sviluppare le possibilità di scambio informativo e permetteva anche un miglior controllo dei risultati.

Pratica: L’intensità produce differenze creando valore aggiunte, l’azienda insegna ma vuole risultati perché non fa assistenzialismo ma fa soldi; è ciò che lega insieme i vari pilastri al fine di raggiungere lo scopo comune di produrre denaro. In ogni lavoro è essenziale un controllo in entrata e in uscita su personale, processi e prodotti; per avere un quadro dei rapporti che s’istaurano tra di essi si deve controllare la produzione per creare del valore aggiunto. La gestione quotidiana inizia con il “fare bene subito”, attraverso l’apporto informatico sono più semplici il controllo e la gestione degli indicatori. Successivamente la gestione settimanale permette di verificare l’andamento settimanale per anticipare i problemi e agire, infine la gestione mensile serve per pianificare le strategie da applicare per implementare di novità l’azienda e migliorare continuamente tutta la sua struttura. Tutto ciò permette la redazione di un bilancio di conto economico che possa permettere l’implementazione del valore, l’intensità si deve applicare alla presenza, all’osservazione, alle azioni, ai controlli, alle deleghe, ai dati, ai progetti e alla comunicazione perché il tipico “Uomo Beretta” non si accontenta mai per questo pianifica e controlla tutto.

La Comunicazione

Col film-cartone di Tom e Jerry: “La comunicazione non si concretizza unicamente attraverso le parole, attraverso le proprie azioni in un costante insieme di lotte e alleanze è possibile definire se stessi e raggiungere i propri obbiettivi.”

Teoria: Sempre più spesso si parla di “fake news” diffuse con l’avvento di internet, spesso legate alla politica o alle aziende. Secondo quanto affermato in alcuni report le motivazioni che si celano dietro a questa diffusione sono tra le più disparate, possono avere natura ironica, politica, complottista, o molto altro senza che possa essere comunicazionerealmente chiaro il vero scopo di tali azioni. Un esempio molto recente è stato il boicottaggio delle elezioni americane col complotto del “Pizza-Gate” su cui tutta una retorica si è venuta a costruire grazie anche alla decontestualizzazione di molti dati utilizzati in sostegno della tesi. Il contesto entro cui certe pratiche vengono a realizzarsi è quello di “post verità” strettamente legato alle aspettative dei fruitori che si sostituiscono ai fatti reali, derivano dalle esperienze vissute e non tengono conto della verità perché rispondono a dei bisogni di piccole culture partecipative che necessitano di potersi esprimere. Cambia la fruizione e la diffusione in effetto magnitudo di internet, problemi derivanti dalla cultura e non tanto da i mezzi: con l’avvento di ogni media si è sempre parlato di notizie false, internet moltiplica esponenzialmente la fruizione e la diffusione senza però modificare la quantità.

Pratica: Il principio di verità e secondario a quello emozionale che si genera delle esperienze del vissuto o da quelle del vicino. Le esperienze sono di natura provante e acquisiscono valore per la loro visibilità quindi il concetto di verità è un ambito di scontro tra visioni del mondo e culture differenti a cui prestare molta attenzione. In azienda la specializzazione dei ruoli non è sufficiente a portare al successo, è importante lavorare con persone eterogenee che abbiano visioni differenti ma che riescano a dialogare tra loro per raggiungere uno scopo comune di vendite/distribuzione (tipicamente antitetiche che devono compenetrarsi) e per un miglioramento globale perché si vuole arrivare alla soddisfazione del cliente. Per Fratelli Beretta il dialogo è stato possibile grazie alla “messa dentro” del cliente stesso che ha abbattuto anche la produzione di notizie false circolanti online perché direttamente coinvolto. Attraverso la possibilità di riportare le proprie esperienze con tutti i feedback dei clienti, si è potuto trasformare tutte le opinioni negative in altro con la risoluzione dei problemi ad essi legati al fine di rendere migliore la percezione del brand e la sua soddisfazione finale.

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