La UCC, il C-Lab di Urbino e quello di Ancona s’incontrano per una giornata speciale

IMG-20181219-WA0025Alle undici il ContaminationLab di Urbino si ritrova nella Sala del Maniscalco, arrivano anche i ragazzi del ContaminationLab di Ancona per la giornata in compagnia prevista per il 18 Dicembre che segna la fine degli incontri laboratoriali dell’anno solare.

Il programma prevede un incontro mattutino con Silvia Roselli, commercialista che si è offerta di spiegare ai presenti cosa significa fallire su un piano tecnico e giuridico; nel pomeriggio la presenza della UCC – Urbino Contamination Community – faciliterà i “Serious Games” di Gabriele Ottaviani sempre in merito al tema del fallimento.

La Urbino Contamination Community 

Associazione nata per fornire una continuità alle varie edizioni del c-lab locale, ma che ha poi intrapreso un cammino personale volto a stimolare l’intraprendenza delle persone. Il suo obbiettivo è quello di riuscire ad avvicinare quante più persone possibili al mondo imprenditoriale, attraverso incontri differenti che possano creare un ambiente stimolante dove scambiarsi informazioni in maniera divertente.

Silvia Roselli – Commercialista

Saluta tutti i presenti e inizia subito a parlare di come poter affrontare il rischio di fallimento su piano legislativo, per farlo si avvale di slide tecniche riassumenti alcuni passaggi del Codice Civile.

IMG-20181219-WA0029Per Silvia Roselli la paura di fallire limita molto le start-up, per superare questo limite occorre avere le conoscenze più adatte per ovviare alla insolvibilità che spesso caratterizza la vita dell’impresa ad un certo punto del suo percorso ma – soprattutto – bisogna saperla creare l’impresa. Le domande frequenti che i clienti pongono al commercialista sono: “Qual è la società migliore da aprire?” oppure “Quale forma di società scegliere?”. Oggi sempre più spesso si chiede a Google la risposta ma resta comunque molto importante farsi seguire da un professionista che sia in grado di risolvere tutti i dubbi del proprio cliente non approfonditamente istruito in materia.

È ovvio affermare che non esista una formula magica o risposta univoca per tutti proprio perché si tratta di situazioni totalmente personale per innumerevoli fattori ed elementi da valutare: si deve definire la Responsabilità Patrimoniale intesa come il capitale e la responsabilità che si vuole conferire in azienda, se usare solo il Capitale Sociale conferito in impresa o anche il Capitale Personale, si devono stabilire la Convenienza Fiscale e la Convenienza Contabile intesa come la tassazione prevista tra le varie società di persone o di capitali ma anche la quale tipologia di Contabilità adottare e via dicendo.

Vi sono limiti dimensionali derivanti dal numero di persone coinvolte, conta molto anche l’organizzazione perché va a modificare i costi e la struttura dell’azienda. Il codice civile prevede differenti statuti che un soggetto o più possono avviare all’interno del territorio italiano: Società di Persone, di Capitali, Individuali, Collettive e molte altre. Tra le ditte individuali basate sul capitale esistono le “Start-Up Innovative” intese come imprese che rispondono a determinati requisiti, costituibili anche online per facilitare l’accesso alle uove generazioni snellendo i tempi e i costi di avviamento e registrazione.

IMG-20181219-WA0026Una volta scelto il tipo d’impresa occorre farsi seguire da un professionista (solitamente un notaio), adottare i libri sociali, aprire partita iva e richiedere il codice ATECO, iscriversi alla CCIAA, aprire le posizioni Inps, Inail e altre per l’assunzione di dipendenti e infine scegliere il tipo di contabilità.

Per ovviare a tutti i problemi di fallimento che si potrebbero venire a realizzare all’interno di un azienda si possono applicare azioni prima sia troppo tardi, basta chiedere aiuto al professionista – dimostrando la buona fede dell’imprenditore e la sua volontà d’impegno nel voler mandare avanti la propria azienda. Si parla di procedure preventive al dichiaramento di fallimento, alcuni esempi possono essere le Procedure Concorsuali, le Alternative al Fallimento oppure la Riforma Fallimentare. Questo a dimostrazione del fatto che il legislatore sta cercando di uscire dalla schematica del fallimento per unirsi alla mentalità americana dove il fallito non è un “diverso” ma solo una persona che ha tentato di avviare un’impresa senza però riuscirci nel modo giusto. Il legislatore ha previsto varie procedure per ovviare il problema nonostante i limiti dimensionali entro cui l’azienda può trovarsi – basti pensare anche alla sopracitata insolvenza che può generare un processo fallimentare ed è uno dei problemi più diffusi tra le ditte – occorre risanare le problematiche invece che porvi semplicemente un’etichetta sopra. Si può quindi ovviare al problema con alcuni escamotage di legge: il Concordato Preventivo proposto dal debitore oppure l’Accordo di Ristrutturazione.

Gabriele Ottaviani – Imprenditore

Mantenendo lo slancio della giornata Gabriele Ottaviani introduce il tema della paura di fallire – previsto per l’incontro pomeridiano aperto al pubblico e facilitato dalla UCC – osservando il fallimento da un punto di vista più umano. Attraverso una serie di Serious Games vuole far capire ai presenti che fallire non significa essere etichettati ma significa imparare, una volta errato è possibile rialzarsi avendo imparato qualcosa d’importante da non dover ripetere nel futuro e affrontare i problemi da un punto di vista differente.

IMG-20181219-WA0028Il primo gioco “Ice Breack” consiste nel rompere il ghiaccio tra i partecipanti: coppie di persone devono contare fino a 3 alternandosi i numeri, ad ogni errore si esulta sollevando le mani, dopo pochi attimi si deve sostituire il numero 1 con un applauso delle mani, qualche minuto dopo si sostituisce il 2 con uno schiocco delle dita e infine il 3 con un salto mantenendo intatta la regola che chi sbaglia esulta. Una volta eseguita la sequenza senza numeri si ricomincia ad utilizzarli sempre alternando la parola col proprio compagno.

Questo semplice gioco, oltre che rompere effettivamente il ghiaccio tra i partecipanti che ancora non si conoscono, permette di affrontare l’idea di fallimento attraverso una modalità differente: ogni volta che qualcuno sbaglia si festeggia senza prendere l’errore sul personale e ogni difficoltà aumenta il rischio di fallimento tanto che ritornare allo schema originale facilita il successo.

Una volta preso confidenza con questo gioco, Gabriele spiega che quando era più giovane temeva il fallimento perché limitava molto la vita di una persona, un etichetta/un marchio che impediva al “fallito” di avere una propria attività e un conto corrente intestato per una durata di cinque anni.

La Treccani definisce il fallimento in tre modalità differenti:

  1. Fallo, errore: fare fallimento, commettere errore, senza fallimento, infallibilmente, con certezza di non errare. Mancanza, difetto di qualche cosa: fallimento di vittovaglia (G. Villani).
  2. Stato di insolvenza di un imprenditore commerciale: essere sull’orlo del fallimento; fare, dichiarare fallimento; fallimento doloso, fraudolento; restare al fallimento, detto dei creditori del fallito che perdono parte del loro capitale. Nel diritto, più propriamente il procedimento giudiziario concorsuale instaurato con la sentenza del Tribunale che dichiara fallito l’imprenditore in stato di insolvenza e volto ad assicurare il soddisfacimento, a parità di condizioni, dei creditori.
  3. Esito negativo, disastroso, grave insuccesso: il fallimento dei negoziati; fallimento di un’iniziativa, di una politica; l’impresa è stata un vero fallimento; dichiarare fallimento, riconoscere l’inutilità dei propri sforzi, l’impossibilità e incapacità di raggiungere gli scopi fissati, rinunciando definitivamente alla lotta, all’azione.

Alla luce di queste definizioni è facile comprendere come la terza definizione nasca da una percezione sociale di natura molto negativa, una concezione di fallimento da dover evitare assolutamente per non farsi abbattere dagli errori.

Esempi classici di Falliti – in questi termini – sono Edison, Ford, Einstein, Walt Disney, Chris Gardner, Steve Jobs, Elon Musk e tanti altri che nella vita hanno fallito più di una volta i loro progetti ma hanno comunque cercato in tutti i modi la tecnica giusta per farli funzionare correttamente senza quindi farsi abbattere dalle loro perdite e dai loro errori.

Un altro gioco viene messo in campo per poter comprendere meglio l’utilità del fallimento, viene disegnata una griglia 5×6 a terra, i partecipanti suddivisi in due gruppi e scelti due capitani. Il ruolo della squadra è quello di trovare una giusta strategia per poter scoprire il percorso segreto disegnato dai capitani il cui ruolo ricade nel definire “Sbagliato” o “Giusto” un certo movimento.

La vera domanda è “Perché si fallisce?”  

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Quando si fa impresa non ci sono scelte facili o azioni più o meno giuste per tutti ma solo un processo decisionale continuo che si basa sulle circostanze e sul contesto entro cui si muove il singolo, certo è che si debba stare in linea con le costanti e mutevoli esigenze del mercato per non lasciarsi sopraffare dal cambiamento.

Il fallimento si affronta chiedendo costantemente un feedback da parte degli utilizzatori, visto che non si è preparati al fallimento lo si può anticipare solamente ma occorre agire in qualche modo e non lasciare che accada con le mani in mano. Un detto citava che fosse giusto fallire velocemente, spesso e continuare a fallire per avere un miglioramento continuo che possa andare avanti nel tempo. Applicando azioni di “Pivoting” al proprio fallimento per poter comprendere i propri sbagli e trarne vantaggio si può ricreare costantemente il proprio percorso aziendale mantenendo ben saldo l’obbiettivo finale da dover raggiungere ma riadattando le proprie azioni alle reali necessità del mercato. Necessari anche una forte resilienza intesa come resistenza agli urti che permette di ritornare al modello originale e un abbandono degli alibi intesi come giustificazione dei propri errori dando la responsabilità ad altro rispetto che a se stessi.

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