“BABY”- Teen drama all’italiana

Il 2013 è l’anno dell’elezione del nuovo Papa, dell’esplosione di un bomba alla gremita maratona di Boston, delle rivolte in Turchia ma anche l’anno di uno degli scandali più sconcertanti che abbiano impattato sull’Italia negli ultimi tempi.

Roma – un ‘circolo di prostituzione come tanti’ fa emergere una nuova realtà inaspettata nel quartiere dei Parioli; si tratta della storia di due sedicenni di buona famiglia finite nel giro del sesso a pagamento animate dalla noia e dal desiderio d’indipendenza economica dalle (abbienti) famiglie problematiche. Questo è il fatto di cronaca su cui Andrea de Sica (regista) e il collettivo GRAMS con Anna Negri e Giacomo Durzi (sceneggiatura) hanno modellato il nuovo, attesissimo, prodotto Netflix “Baby” uscito in Italia il 30 novembre.

I personaggi accennati sono innumerevoli ma spiccano le due protagoniste: Chiara (Benedetta Porcaroli), studentessa modello e figlia di genitori separati in casa e Ludovica (Alice Pagani), ragazza impulsiva ed irrequieta abbandonata da una madre attratta da uomini più giovani che popolano la loro casa.

Oltre a loro Damiano, Camilla, Fabio, Saverio e tanti altri adolescenti romani che ogni giorno incontrano Chiara e Ludovica per i corridoi del prestigioso liceo privato Collodi nel corso dei 6 episodi della serie. Sei episodi pieni di difetti ma anche qualche pregio.

baby 1

Sull’onda di “Elite” in Spagna e “Tredici” negli Stati Uniti anche Baby, pubblicizzata come tentativo di rappresentazione di un disagio sociale ed esistenziale anche nei quartieri più borghesi della capitale, si riduce ad una lista di personaggi stereotipati tipici di un teen-drama in cui la bella e ricca della scuola s’innamora del bullo di periferia.

Se tutto ciò fosse perdonabile, se non addirittura apprezzabile, in una qualsiasi serie con lo stesso target sulla piattaforma in questo caso mi sento di dover dare una nota di demerito. Il tema, particolarmente scottante, avrebbe avuto il potenziale di critica sociale ad un mondo vacuo che porta giovani esasperati dalla iper-sessualizzazione che li circonda e dalla noia di una vita in cui tutto viene venduto a caro prezzo ad agire contro ogni valore spinti dal semplice desiderio di sentirsi confermati da qualcuno o qualcosa. La regia avrebbe dovuto generare un’atmosfera di tristezza profonda e di sano disgusto nel giovane osservatore. Tutto ciò che le scene in discoteca, di sesso con i clienti e di sballo generano è indifferenza, in alcuni casi, ed invidia in altri.

Loro lo hanno fatto, è facile, si divertono, possono comprarsi tutto…perchè non dovrei farlo anch’io?

Una serie nata dai giusti presupposti cinematografici e morali sa solo accennare al lato oscuro della vendita del proprio corpo e della propria anima nonché, pericolosamente, adotta soltanto il punto di vista delle protagoniste nel narrare la loro storia. Mi riferisco a Chiara che si defila sprezzante dalla camera da letto di un uomo palesemente sposato, con figli, di una ventina di anni più di lei con cui ha passato la giornata e da cui ha accettato i suoi primi cinquecento euro. Il sorriso divertito sul suo volto, il pomeriggio passato con l’amica a spendere soldi in vestiti.

Senza alcun sentimento maternalistico ho osservato sconcertata (spoiler in arrivo) le protagoniste reagire serenamente alla morte dell’uomo che le aveva avviate alla prostituzione. Non motivate da un’odio disperato, non guidate da un moto di rabbia bensì spinte dal sollievo di averla fatta franca. Sono fighe, usando lo slang della serie, perché nessuno le ha beccate. Gli adulti non paiono avere reazioni volte a comprendere realmente tali dinamiche che loro stessi, con la loro fallata educazione, hanno contribuito a creare. Da una parte la categoria dei genitori, iper-conservatori ed egocentrici, dall’altra i clienti dipinti come gentili, al limite del servizievole, mai esageratamente maliziosi. Tali scene ricche di possibili elementi di conflitto non vengono sviluppate lasciando lo spettatore senza il filo rosso critico che lo aiuti ad andare oltre l’adolescenziale prospettiva di Chiara e Ludovica.

baby 2

“Se hai sedici anni e vivi nel quartiere più bello di Roma, sei fortunato. Il nostro è il migliore dei mondi possibili. Per quanto sia tutto così perfetto, per sopravvivere abbiamo bisogno di una vita segreta

Cercando di andare oltre la promessa non mantenuta dalla serie e rifugiandoci nei possibili sviluppi delle stagioni successive è possibile evidenziare anche alcune note di rilievo di questa seconda produzione Netflix italiana. Senza dubbio la musica che, indipendentemente dai gusti personali, rispecchia la sottocultura giovanile di oggi muovendosi da Emis Killa ai Maneskin nonché una buona fotografia (forse troppo pacata) accompagnata da ottime interpretazioni tra cui spicca quella di Brando Pacitto, già conosciuto nel panorama italiano per il suo ruolo in “Braccialetti rossi”.

Indubbiamente capace di ricalcare lo stile di “Elite”, “Baby” presenta molto bene gli intrecci amorosi, le insicurezze, i desideri incerti di una giovane generazione di privilegiati ma anche di un adolescente qualunque al di là dello schermo alle prese con la scoperta della propria sessualità e del legame con le figure di riferimento della propria vita. Tanti i temi di attualità: il razzismo ancora occultato tra le fila di istituzioni come la scuola, la difficile accettazione dell’omosessualità fra i giovanissimi, la tendenza a comprare i figli con regali di lusso nel tentativo di imprigionarli in famiglie che non esistono più. Senza troppe pretese, è una serie che funziona.

All’ombra di tutto ciò si stagliano le sagome di padri di famiglia e professionisti di alto livello che, come confermato dalla cronaca, riescono a fare breccia nelle vite piene di cose ma vuote di legami sinceri di ragazzine minorenni alla ricerca del loro posto in una società che le vuole sempre e comunque figure seduttive e piene di falsa onnipotenza.

La speranza per i successivi episodi sarà di vedere sui volti di Chiara e Ludovica una qualche forma di consapevole disperazione cosicché anche l’adolescente che le osserva dal di qua possa riuscirci, per il suo bene.

Condividi l’articolo su Facebook o Twitter per farlo conoscere a tutti i tuoi amici e ricordati di seguirmi qui sul Blog e sulla Pagina Facebook per restare sempre aggiornato!