Memorie di una “Stella”

Martedì 22 Gennaio 2019

Ho imparato ad essere la persona che sono anche grazie a lei, nel tempo così tante cose sono cambiate che è difficile capire cosa sia stato davvero. Alla fine, forse, non sono diventata come ci aspettavamo all’inizio o forse mi ha dato un po’ troppo del suo orgoglio che l’ha sempre caratterizzata ma, ormai il danno è fatto e purtroppo il presente è molto –  troppo – lontano da tutto quello che volevamo. Sotto lo spesso muro che ho eretto ci sono ancora troppo buchi che la lasciano entrare e sanno ancora farmi male nei punti giusti ma ho imparato a cavarmela lo stesso: mi ha insegnato a non mostrare quanto tutto questo mi faccia soffrire.

Dopotutto riesco ancora ad essere quell’ingenua bambina che aspetta che lei possa perdonarmi e capire che non può essere solo colpa mia.

Ammettere che non m’importi più sarebbe una colossale bugia, se fa ancora male riesco a sapere che non è ancora passato nulla. Lei era la mia famiglia, era come una sorella, la mia migliore amica, il mio tesoro più grande e l’ho amata al punto da non saper distinguere dove finisse lei ed iniziassi io. Quello che ci ha legato era il bisogno di essere capite senza essere giudicate, il bisogno d’imparare l’una dall’altra cosa potesse renderci persone migliori, un’amicizia che fosse tutto quello che potesse contare.

Non puoi immaginare quanto tu sia importante per me. Sei entrata a far parte della mia vita così, senza preavviso. E sai cosa? È stata la cosa più bella che mi sia mai successa. Ho imparato a conoscerti e beh, amo tutto di te. Adoro quel sorriso, quella risata rumorosa, quel tono di voce sempre troppo alto, quella tua faccia da culo che mi fa sempre piangere dalle risate, adoro quando canti senza sapere le parole, adoro quando ti parlo e non mi lasci finire le frasi, adoro quando mi guardi con quegli occhioni scuri e capisci cosa sto pensando senza bisogno di dirtelo. Ma specialmente, amo i tuoi infiniti difetti, perché sono quelli che ti rendono speciale. Ti rendono la persona che sei, e non potrei desiderare di meglio. È vero, mi fai spesso incazzare per delle cagate, ma alla fine l’amore non è bello se non è litigarello no?! Beh, tutto questo, per dirti che ti voglio bene. Tanto bene.

Per quanto sia buffo ammetterlo riesco ancora a sentire i suoi rimproveri quando faccio qualcosa che non approverebbe, guardo i miei “orribili maglioni colorati” e vedo ancora il suo sguardo torvo su di me, faccio colazione sul divano e rivedo noi lì a fare maratona folle di film alla televisione. Nelle piccole cose la ritrovo perché abbiamo imparato a farle insieme, ci siamo plasmate a vicenda per essere un po’ più umane e un po’ meno mostri ma, a furia di limare gli spigoli, ci siamo lasciate sanguinare credendo di fare il nostro bene.

Ad un certo punto ho solo smesso di lottare per il bene che le volevo e sono scappata da qualcosa che non riuscivo più a capire, dal male che continuavo a lasciarle farmi.

Sono passati troppi anni, ci siamo rotte a vicenda fingendo che non facesse male, abbiamo messo cerotti ovunque e abbiamo continuato ad andare avanti fino a quando il dolore non era troppo grande da aver generato una voragine. Abbiamo litigato talmente tante volte per le cose più stupide da chiedermi se ci sia mai stato altro, se quei sorrisi servissero solo a mascherare che non sapevamo andare d’accordo o se fossero quello che mi fa sentire ancora i suoi abbracci stretti addosso e i suoi occhi di ghiaccio nei miei.

Siamo così telepatiche ma non siamo uguali anzi, siamo totalmente diverse ma come dici sempre tu ci completiamo.

Forse la verità è che non ci siamo mai accettate per quello che eravamo: io una patetica piagnucolona priva di volontà e desideri per il futuro e lei una maniaca del controllo dal cuore di ghiaccio.Forse abbiamo visto solo qualcosa di vantaggioso nello stare insieme, ci siamo sfruttate e umiliate per imparare degli errori dell’altra ad essere persone migliori. Ci siamo mischiate dando ogni giorno una piccola parte del proprio essere all’altra per renderla più simile a ciò che ci aspettavamo fosse, abbiamo giocato con il fuoco lasciandoci scottare senza capire che quello che stavamo facendo avrebbe lasciato i segni per sempre.

La nostra non è stata amicizia ma era una totale dipendenza, come con l’eroina: alle volte ne senti più il bisogno di altre ma sai che non potrai mai dimenticare come ti fa sentire anche se dopo sai che starai male.

Credo che ad un certo punto abbia iniziato anche ad amarla, non su piano sessuale – non mi sono mai sentita attratta dalle donne – ma era il mio universo e sapevo essere felice solo se lo era anche lei. Dormivamo abbracciate con la paura di essere separate da un momento all’altro, come animali marcavamo il territorio reciproco in attesa che qualcun’altro provasse a ferire l’altra per poter generare uno scontro fisico, ci spaventava l’idea di crescere perché avremmo dovuto fare i conti con la realtà. Come accade nei peggiori film americani degli anni ottanta eravamo io e lei contro tutto il mondo senza capire cosa stessimo facendo o perché, volevamo solo essere amiche.

Non ho mai pianificato niente della mia vita, perché sono sempre stata convinta che la vita avesse già pianificato tutto per me, ma poi sei arrivata tu a stravolgermi tutto. Mi hai reso orgogliosa di me stessa perché tu prima di tutti sei stata orgogliosa di me!

Poi qualcosa ha iniziato a rompersi, l’ossessione si è insinuata tra di noi e tutto ha iniziato ad essere strano, troppe telefonate, troppi messaggi, troppe liti e parole dolorose. Troppi silenzi inopportuni al momento sbagliato, troppa paura di essere sostituite e troppo tutto. Mi sentivo mancare l’aria ad ogni abbraccio forzato, ad ogni battuta affilata, ad ogni sguardo carico di giudizio e, semplicemente, non ho retto più al peso: non sono mai stata troppo brava a incassare i colpi continuando a lottare come se nulla fosse. 

Non so cosa mi aspettassi da noi eppure credevo di aspettarmi tutto o forse niente.

Non so chi abbia ceduto per prima, chi si sia arresa tra le due al fatto che stessimo crescendo o chi abbia fatto cosa a chi. Abbiamo semplicemente smesso di capirci con lo sguardo, non siamo più state capaci di apprezzare i nostri gesti e abbiamo smesso di sapere cosa avrebbe fatto star bene l’altra. Se solo sapesse quanto ho pianto per le cose che non ha fatto, quanto sia stata arrabbiata con lei per tutti quei momenti in cui non c’era ed avevo bisogno di lei, se avesse idea di quanto mi faccia soffrire questo lungo silenzio dove ancora crede sia tutta colpa mia. L’ho odiata per così tanto tempo che alla fine mi sono resa conto che non era vero ma ero semplicemente arrabbiata di essere stata lasciata da lei che mi aveva promesso di esserci per sempre, di essere stata dimenticata da chi mi ripeteva fossi importante, sostituita anche se diceva fossi speciale, abbandonata nonostante sapesse quanto potesse farmi male.

Perché mi rendo conto giorno dopo giorno che non è tutto perso tra noi due, si può ancora recuperare ciò che abbiamo lasciato andare – almeno così credo. E’ vero, ogni tanto mi fai arrabbiare con le tue strane uscite ma anche io posso dire che ti do il tuo bel da fare, so che alla fine è sincera la nostra cosa – che non so che è – ma è sincera.

Vorrei fosse stato diverso, vorrei fosse diverso o vorrei che semplicemente fosse ma non sono ancora pronta, non lo siamo mai state.
Continuo a credere che quella veranda ci aspetti, nonostante tutto un giorno sapremo essere grandi insieme perché gliel’ho promesso e io mantengo sempre la parola data anche quando fa male. 

Io aspetto ancora perché nonostante tutto una parte di me le appartiene di diritto, me l’ha donata lei e ci legherà per sempre.

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