Ansia e Stress: i miei peggiori nemici

Giovedì 7 Febbraio 2019

Negli ultimi mesi ho combattuto una battaglia che avrei dato per persa sin da subito, sono stata trascinata in un baratro profondo da Ansia e Stress.

Per quanto possa sembrare assurdo, la mia vita è cambiata radicalmente tanto che ho dovuto modificare la mia quotidianità con l’inizio del nuovo anno per non farmi sopraffare dai pensieri. Con il terrore del futuro (di cui ho parato in un precedente articolo qui) a crearmi ansia e lo stress derivante dalla pressione universitaria (di cui avevo parlato in un precedente articolo qui) ho sviluppato problemi di salute notevoli che hanno fatto allarmare me e tutte le persone a me care. Si pensa sempre che questi due stati d’animo siano la scusa più utilizzata delle donne per avere attenzioni, in realtà si tratta di qualcosa di più reale.

Se non avessi preso la cosa seriamente ci avrei potuto rimettere grosso.

“Ma cosa le sarà mai capitato?” vi starete probabilmente chiedendo – o forse non ve ne può importare minimamente, il che vi potrebbe rende più umani di quanto io potrei pensare.

Sostanzialmente mi sono lasciata trascinare dalle mie manie ossessive di controllo, iniziando da una meticolosa programmazione della mia vita che mi ha condotta ad avere ben 3 agende che potessero facilitarmi la suddivisione dei compiti, degli appuntamenti e della gestione dei costi. Per quanto io sia sempre stata appagata dalle fatiche mentali e dalla meticolosa pianificazione delle “cose da fare” il tutto mi è sfuggito di mano: ho  esagerato con gli impegni, ho aumentato il carico di responsabilità, ho diminuito le tempistiche di lavoro e mi sono letteralmente sepolta sotto montagne di scadenze. Il tutto ha provocato forti ansie personali che nel lungo periodo sono diventate stress.

Fin qui tutto nella norma, si potrebbe pensare.

Se mi fossi limitata unicamente a quello probabilmente non avrei avuto grossi problemi, ho smesso di sentirmi soddisfatta delle mie scelte quindi l’università iniziava a starmi stretta, la città mi faceva mancare il desiderio di potermi divertire, le mie passioni le avevo accantonate per impegni più urgenti e – sempre più – ho iniziato a farmi seppellire lo spirito da impellenti necessità trascurando me stessa. Arrivata al punto di non ritorno lo stress ha avuto la meglio e inizialmente ho smesso di provare qualsiasi tipo di emozione, tutto quello che io potevo fare era accettare la condizione che stavo vivendo e, anzi, fare sempre di più per farla durare il meno possibile.

Questo mi ha portato ad accettare ulteriori incarichi studenteschi e lavorativi, anche gestire il mio blog stava diventando qualcosa di puramente finalizzato ad ottenere una qualche visibilità.

Nel mio circolo vizioso di pensieri ho perso di vista me stessa.

Ho iniziato a non dormire più durante la notte, ossessionata da scadenze, pensieri e cose da dover fare in un certo modo; ho iniziato a chiedere sempre troppo a me stessa proiettandomi troppo avanti nel futuro e perdendo la concentrazione sul presente, mi sono lasciata trascinare e le cose hanno continuato a peggiorare. Ho iniziato ad avere frequenti febbri che non curavo per mancanza di tempo, ho avuto forti problemi digestivi che mi hanno portata a perdere completamente l’appetito e a dimagrire molto in fretta in tempi molto brevi. Vivevo con il senso di nausea perenne, dovevo stare a stretto contatto con il gabinetto per cercare di sopravvivere ai conati o all’incontinenza.

La mia si era trasformata in una vita di merda.

Non sapevo spiegarmi cosa mi stesse succedendo, tutto quello che cercavo di migliorare andava solamente a peggiorare la situazione.

A condire la torta come una ciliegina c’è stata la pressione psicologica del dover dare sempre il massimo e del farlo nel minor tempo possibile – pressione che per lungo tempo ho addossato alla mia famiglia ma che ho generato io stessa credendo fosse nel loro interesse. Ho interpretato male, per molto tempo, il loro incoraggiamento a dare sempre il massimo come una richiesta invece che come un supporto, pensavo per loro contassero i risultati invece che lo sforzo ma la realtà era l’esatto opposto.

Con l’aumentare dei problemi ho iniziato a capire di non poter continuare ad essere ovunque in qualsiasi momento, la preoccupazione delle persone che amo è stata sufficiente a farmi rallentare e prendere di nuovo possesso della mia vita.

A cambiare la mia visione di mondo c’è stata la paura di avere una malattia grave.

Con le analisi sballate e i costanti dolori ho iniziato a credere di aver sviluppato una malattia mortale – dominata ancora dall’ansia mi sono lasciata convincere da terribili siti medici online – e ho avuto paura. Avendo toccato il fondo del baratro ho capito però di dover fare qualcosa per me stessa e ho finalmente ceduto le redini, ho rallentato il ritmo e ho ripreso a concentrarmi di più su quello che potesse farmi stare meglio, su quello che effettivamente potesse rendermi felice facendo un passo per volta.

Ho accantonato certe idee per un imminente futuro, ho smesso di chiedere a me stessa numeri da circo e ho lasciato correre attività che mi coinvolgevano direttamente affidandole ad altri.

Lentamente ho cercato di gestire meglio la gestione stessa imparando a non gestirla.

Ancora pago le conseguenze della mia trascuratezza e della mia megalomania a livello fisico ma, giorno per giorno, cerco di riprendere la vita di una comune ventiduenne non sommersa da responsabilità curandomi con più attenzione nel corpo e nella mente.

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