Una mente senza tasto di reset

Mercoledì 27 Marzo 2019

Io odio ufficialmente la mia vita di corsa.

Mi chiedo continuamente come facciano tutte quelle persone con mila cose da fare, con mila scadenze imminenti a vivere la propria vita in tutta tranquillità.

Ma come fai a sorridere e respirare quando tutta quell’ansia ti pesa sulle spalle?

Semplicemente sanno vivere con più serenità.

In questi ultimi mesi della mia vita ho iniziato un nuovo cammino ma non sta portando i frutti sperati, forse non sono in grado di prendere la vita con più filosofia oppure semplicemente il mio cervello non è fatto per potersi mettere in modalità di riposo.  Alle volte credo di non essere mai stata capace di staccare dal flusso costante di responsabilità, non ho mai preso sotto-gamba i miei impegni con l’idea di poterci arrivare alla buona.

Tutto questo però mi sta lentamente consumando alla mia giovane età.

Come si fa a smettere di pensare?

Chi mi dice di fare altro, chi mi consiglia di canticchiare qualche motivetto o di guardare la tv, altri mi suggeriscono la palestra o una bella camminata nel verde.

Certo, grazie ma non ho bisogni di altre attività, gli impegni in agenda sono già molto fitti e fanno lavorare il mio cervello, a chi mi consigli questo rispondo che il mio cervello elabora informazioni anche mentre dormo tanto da svegliarmi nel pieno della notte per farmi appuntare qualcosa da qualche parte per impedirmi di dimenticarlo ancora ora che ha carpito nuovamente quel pensiero svanito nel nulla.

Ho provato a fare di tutto ma i miei pensieri sembrano amarmi talmente tanto da non lasciarmi mai un attimo di tregua, sono così stanca del chiasso che popola il mio cervello che anelo qualche minuto di rigoroso silenzio.

Forse sono solo pazza, una donna da rinchiudere in manicomio e gettare la chiave.

La mia mente va costantemente per la propria tangente, pensieri che si accumulano in una fila immaginaria sempre più lunga e mi sopraffanno fino a togliermi il respiro. Alle volte mi meraviglio da dola della forza e della fantasia che possiedo, altre volte mi stupisco delle futili ansie che riesco a produrre a partire da un innocuo cavillo ma quasi sempre non ho razionalità su quanto accade ai miei neuroni.

Forse sono solo alla costante ricerca di una certa soddisfazione che non otterrò mai, forse ho solo bisogno di sentirmi più al “sicuro” per abbassare la guardia e far lavorare meno il mio cervello o forse non ci sarà mai una via di fuga a tutto questo vociare costante.

Un giorno verrò risucchiata dai miei castelli in aria e crollerò insieme a loro.

Dopotutto non sarei né la prima e né tanto meno l’ultima. Stressata a ventidue anni, con ansia sociale a livelli massimi, depressione latente e creatività irrefrenabile.

Ma per una volta voglio provare ad essere positiva lasciandomi cullare dal pensiero che i miei sonni saranno di nuovo – e spero presto – tranquilli, da una lista d’impegni meno fitta e a una certa soddisfazione più raggiungibile. Spero poi di poter condividere il mio tempo con chi amo senza la certezza di avere un timer che incombe sulle mie spalle a ricordarmi che ogni briciolo di felicità ottenuta ha una data di restituzione a breve termine.

Magari imparerò a conviverci come dice sempre anche mio padre, capirò che fare nelle notti sveglia a causa dell’insonnia e godrò del mio fisico sciupato in estate quando i mesi fitti di stress mi prosciugheranno di ogni appetito o salute fisica.

Il problema, forse, è che non sono più felice e non so come fare per tornare ad esserlo.

In una vita che mi dà solo insoddisfazione e che mi ha intrappolato nella mia stessa trappola fatta di ambizione di voler essere qualcuno che non posso diventare, posso solo raccogliere i frutti del mio seminato attendendo il momento giusto per vendere ogni mio avere e fuggire lontano verso quella follia che brilla di sorrisi e inaspettata gioia.

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