Una pecora nera bloccata nel gregge delle bianche

Giovedì 25 Aprile 2019

Mi chiedo spesso perché io debba costantemente dare informazioni a tutte le persone che mi circondano riguardo alle scelte della mia vita, in particolare mi domando cosa spinga la mia famiglia a giudicare costantemente il mio operato. Mi si criticano le scelte di abbigliamento, le decisioni quotidiane, le passioni, gli studi, le scelte per il futuro, la musica che ascolto, l’uomo che amo.. potrei continuare ancora questa lunga lista che non ha fine e che mi riporta ad avere nuovamente quindici anni.

Vivo in un eterno congelamento familiare che mi fa apparire una bambina agli occhi di tutti, dove ogni mia azione è considerata sbagliata e dove il mio punto di vista non ha minima importanza nonostante viva da sola ormai da tre anni e abbia superato l’adolescenza da un po’.

In casa mia non ho ancora marciato per ottenere il mio diritto di voto.

Onestamente non so nemmeno perché io continui a ostinarmi a provare a instaurare un dialogo, sono ben vent’anni che provo inutilmente (se escludiamo le incomprensioni derivanti dalla mia infanzia priva di parola). Ogni mio tentativo espressivo termina inevitabilmente con una mia resa, alle volte si sviluppa in una vera e propria battaglia verbale dotata di grida e paroloni, altre ancora si tramuta in un faticoso e ansioso terzo grado che il solo pensiero mi fa colare una goccia di sudore lungo la schiena.

Morale della favola: io ho sempre torto perché sono piccola, non so quel che dico perché non ho esperienza.

Nel corso degli ultimi anni di vita ho potuto approfondire innumerevoli studi, grazie alla mia frequentazione universitaria ho dato modo a me stessa di sfidarmi su tematiche a me oscure e su una socialità a cui non sono mai stata abbietta. Ma non ho mai condiviso nulla con la mia famiglia conscia del fatto che non avrebbero compreso, per scelta mia, ai loro occhi, resto ancora quella bambina inesperta sul mondo perché non sono mai stata interessata ad un dialogo con loro.

Contro ogni previsione ho riscoperto un nuovo rapporto con mio padre che si è sempre dimostrato interessato a quello che avevo da dire, ma persino a lui viene impedito di discutere con me la maggior parte delle volte – se parlo sono una persona noiosa e certi argomenti “da professorona” non possono essere avanzati nel corso dei pasti quando la famiglia si ritrova.

Sono così stanca di dover costantemente reprimere me stessa perché diversa.

Le possibilità d’istruzione nella mia famiglia sono sempre state poche, non vivendo nell’agio i miei genitori hanno potuto istruirsi alla “bel e meglio” quando è stato il loro momento, mia sorella ha sempre rifiutato il sapere come fosse una malattia ed io invece sono sempre stata una persona curiosa di scoprire cose nuove. Sin dalla scuola dell’obbligo (escludendo il periodo di ribellione adolescenziale) mi sono sempre distinta per i voti, solo perché trovavo molto piacevole scoprire nuovi mondi a me sconosciuti. Ho sempre avuto una fortissima passione per la lettura e, in generale, mi sono sempre distinta dalla mia famiglia per interessi e carattere – non ero interessata a stare in compagnia e giocare, a me piacevano le arti e la solitudine della mia mente.

Per me è stato quindi inevitabile continuare il percorso di studio, con enorme sacrificio da parte di mio padre che ha lavorato tanto per potermi dare tutte le risorse economiche necessarie a questo mio desiderio. Qualcosa però non è andato come sarebbe dovuto e in casa mia questa scelta ha sollevato polveroni, ancora non mi capacito i motivi che spingono tutti a trattarmi come se fosse una reietta, a usare termini poco piacevoli per rivolgersi a me come se le mie parole non valessero nulla.

Vorrei solo poter vivere la mia vita senza dover giustificare tutto, senza dover fingere di non sentire gli innumerevoli commenti e senza dover mettere tutto in discussione perché minato costantemente dalle cattiverie altrui.

Prendere decisioni per il proprio futuro non è mai una scelta semplice ma se queste prese di posizione vengono costantemente bombardate dal mio nucleo familiare la cosa si dimostra una vera e propria agonia. Non chiedo certo un appoggio, so che comunque io e la mia famiglia non siamo alleati all’ottenimento degli stessi risultati, ma sarebbe bello che non fossero miei nemici in questa mia battaglia personale.

Dio ancora devo combattere per legittimare il mio amore dopo quattro anni di relazione, forse spero in qualcosa d’irrealizzabile ma ammetto che sarebbe bellissimo chiamare mia sorella per confidarmi con lei o parlare a mia madre per avere un consiglio ma sono ancora solo pensieri utopici per essere realizzati.

Dovrei imparare a gestire meglio le mie emozioni, smettere di provare a far funzionare qualcosa che non ha nemmeno le basi su cui posarsi per crescere.

Un giorno forse riuscirò a dimostrare a qualcuno che le mie scelte sanno rendermi felici oppure smetterò di lottare per essere accettata. 

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