Chi si fa i fatti propri campa 100 anni

Martedì 28 maggio 2019

Mi sento un pesce fuor d’acqua, come un ameba cerco costantemente di adattarmi ai vari contesti a me circostanti senza essere mai ciò che sono realmente. A casa mi diletto ad adempiere ai miei obblighi familiari senza pensare s me stessa, con gli amici cerco di essere una persona spensierata nascondendo le mie abituali problematiche, con le coinquiline mi faccio carico dei miei obblighi universitari senza concedermi troppe pause.. con tutti quanti cerco sempre un punto d’incontro e mi adatto alla situazione senza mai voler realmente fare ciò che sto facendo.

Nella mia vita gioco costantemente una partita di rinunce.

L’unica persona con cui posso ufficialmente essere me stessa senza farmi dei problemi è il mio ragazzo, almeno con lui so di poter essere me stessa senza limitazioni – o quasi.

Alle volte penso di essere io quella strana, quella che si comporta in maniera sbagliata nei vari momenti della vita perché ritengo stupido giocare ad impersonificazione un ruolo per non essere unicamente ciò che si è ma essere qualcuno che piace agli altri. Cioè che senso ha dover rinunciare a se stessi solo perché agli altri farebbe piacere un certo comportamento? Se mi viene chiesto di rinunciare a ciò che faccio abitualmente non vengo accettata per quella che sono ma solo per quello che potrei essere.

Non ho mai apprezzato indossare maschere, a me piacciono le persone vere non quelle costruite.

Sinceramente detesto dover rinunciar a me stessa, odio sentirmi dire “non puoi farlo”. Chi mi vieta di dire a una persona che non sopporto che mi sta sulle palle? Chi mi vieta di non uscire in pigiama per farmi una passeggiata in centro? Chi mi vieta di mangiare quello che voglio agli orari più improponibili? Potrei continuare ancora con le mie domande interiori a cui nessuno riesce a darmi risposta differente dal “Non di deve fare perché sta male”, io sto male a fare queste cose!

Ogni giorno mi trovo a fingere: fingo che certe persone mi stiano simpatiche, che sia contenta di trovarmi in certi posti, che mi piaccia vestire in un certo modo, fingo di non avere problemi, di stare sempre in perfetta forma, fingo persino di non avere aria nella pancia. Sarà forse questa una vera vita?

Se tanto le persone si divertono a criticare, perché io non posso fregarmene e vivere come mi pare?

Tutti sempre pronti ad avanzare giudizio per ogni minimo dettaglio, indipendentemente dalle motivazioni che possono aver spinto una certa persona a fare quello per cui viene criticata, dalle cose più frivole in avanti.

Un esempio futile può essere stato quando sono tornata al mio paese l’ultima volta, c’era anche il mio ragazzo e per una successione di eventi siamo finiti entrambi a passeggiare per il centro – la matti di mercato – con mio nipote. I più furbi hanno lanciato noi solo brutti sguardi di giudizio convinti che quello tra noi potesse essere nostro figlio, altri invece a borbottare cattiverie al nostro passaggio. Ora voglio dire, il mio paese non è poi così piccolo ma usare il cervello per credere che quello possa essere mio nipote no?

Sono stanca di dovermi giustificare.

La vita è una sola e bisognerebbe imparare a viverla come si vuole lasciando anche gli altri liberi di farla; a nessuno dovrebbe importare di chi sia meglio di chi, di chi ha fatto cosa, come, dove o perché. Uno dovrebbe semplicemente preoccuparsi di fare quello che può renderlo felice, vestendo, parlando o muovendosi esattamente come gli pare.

E allora forse è vero che quella strana sono io se non mi preoccupo di tutte queste frivolezze, se mi adatto ai contest per evitare problematiche rimanendo però ostinatamente me stessa a discapito di quanto vorrebbero gli altri. Mi piace definirmi disadattata se rutto (a bocca chiusa per non urtare i più sensibili) quando i sale aria dallo stomaco, se mi gratto le chiappe (all’angolo per non “infoiare” i meno abbietti) quando le mutande s’infilano dove non dovrebbero, se scendo di casa in pigiama per allungarmi in piazza ma prendo la giacca per non prendere freddo e via dicendo. Mi piace venire definita diversa se i miei sabati sera sono stupendi se passati a letto a leggere un buon libro perché ogni giorno che passa non tornerà indietro quindi faccio solo ciò che amo fare.

Come al solito io spero solo in un futuro utopico dove le persone possano smettere di rompere i coglioni per tutto.

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