Immersione in un presente sommerso – Overload di Sotterraneo

La performance

Nata dalla mente geniale di Daniele Villa e dalla fantastica interpretazione scenica della compagnia Sotterraneo composta da Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati e Giulio Santolini. È uno spettacolo che permette di calarsi all’interno degli stereotipi della società attuale che vede l’informazione tecnologica come qualcosa di globalmente diffuso e che impedisce alle menti di riuscire a focalizzarsi sui dettagli.

Performance vincitrice del premio UBU come “Spettacolo dell’anno” nel 2018 e vincitrice anche del premio “Best of be festival” di Birmingham.

La realizzazione

Spettacolo è stato messo in scena nel teatro Sanzio di Urbino con un quasi “Sold Out” di postazioni con l’utilizzo di un palco spoglio di scenografia – eccetto per la presenza di un acquario per pesci finti ubicato lateralmente. Definito dalla stessa compagnia come «Un ipertesto teatrale sull’ecologia dell’attenzione», è una performance che vede la possibilità – da parte del pubblico attivo e partecipante alla scena – di attivare contenuti nascosti nel corso dello sviluppo della drammaturgia.

Il successo è reso possibile da una forte assimilazione dei linguaggi mediali tipici della rete e da un orientamento del testo teatrale ai connotati dadaisti. Il risultato ottenuto è un mix dalla forte valenza politica che disorienta e diverte allo stesso tempo lo spettatore che, a sua volta, si trova costantemente a fare i conti con la crudeltà della realtà entro cui vive e che vede rappresentata davanti e attorno a sé.  

Il contenuto

Basato sulla costante metafora che noi tutti siamo pesci fuor d’acqua dove «L’attenzione è una forma d’alienazione: il punto è saper scegliere in cosa alienarsi. Per questo sembriamo sempre tutti persi a cercare qualcosa, anche quando compiamo solo pochi gesti impercettibili attaccati a piccole bolle luminose e non si capisce chi ascolta e chi parla, chi lavora e chi si diverte, chi trova davvero qualcosa e chi è solo confuso.» secondo quanto riportato direttamente sul sito della compagnia.

Mentre lo spettatore è convinto di assistere al monologo del celebre scrittore David Foster Wallace che tratta del suo ultimo giorno di vita prima di procedere col suo suicidio all’età di 46 anni, attorno a lui vengono costantemente messi in scena elementi di disturbo totalmente surreali e attivati dagli stessi spettatori che – in momenti specifici – possono scegliere di alzarsi in piedi e attivare l’interruzione mettendo così da parte il racconto principale del celebre autore e della sua struggente vita per lasciarsi avvolgere dal divertimento e dalle informazioni provenienti da altri fonti terze.

Tutta la performance ruota attorno alle sempre più diffuse pratiche mediali d’immersione informativa a cui il nostro cervello è sottoposto con l’uso dei Social Network e della multimedialità di tutti gli strumenti di comunicazione che potano ad un inevitabile abbassamento di attenzione e ad un costante allontanamento dalla realtà stessa.

Opinione personale

In un presente che vede lo sviluppo mediale ed informatico come una minaccia all’attenzione, dove tutto perde di valore perché vissuto con ironia e dove ogni pratica ruota attorno ad una serie di eventi sconnessi tra loro ma tenuti insieme dallo scambio di “like”, lo spettacolo si colloca come massimo esponente di questo nuovo contesto in costante mutamento.

Portando all’estremo le pratiche socio-culturali sempre più criticate per una mancanza di umanità e d’interesse, emerge con prepotenza la deriva che i nostri corpi vuoti stanno prendendo in un mare di dettagli che vengono rimossi dallo sguardo per perdersi nell’oscurità di una memoria non più allenata a restare attiva.

Tutto questo non fa altro che aumentare quella lunga quanto noiosa lista di domande che ognuno di noi inizia a porsi sulla propria esistenza, come benzina su un fuoco di dubbi che mettono in ballo valori etici e morali a cui nessuno sa più rispondere perché troppo occupato a fingere che vada sempre tutto bene in una società che ci allontana sempre più gli uni dagli altri.

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