Manuale: “L’Incertezza Creativa – I percorsi sociali e comunicativi delle performance artistiche” di Laura Gemini

Il manuale

Pubblicato dalla casa editrice Franco Angeli nel 2003 e programmato per la ripubblicazione a partire dal 2011 fino al 2020. Un libro di 181 pagine suddivise in 4 capitoli che trattano in maniera approfondita il teatro come luogo di osservazione privilegiato del sociale, dove collassano insieme più formati in un linguaggio misto e che nel tempo si è poi distinto in tre strategie differenti.

L’autrice

Laura Gemini è dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione e Scienze dello Spettacolo, insegna “Forme e linguaggi del teatro e dello spettacolo” e “Sociologia dell’immaginario e culture visuali” presso l’ateneo di Urbino nella facoltà di comunicazione. Ha pubblicato altri testi in collaborazione con altri autori come “Il circo umano allo specchio- Un’indagine sullo spettatore del Ruvido Sexy Comic Circus” o articoli e saggi sulla comunicazione spettacolare e sulla metodologia della ricerca sociologica.

Il contenuto

Le tecnologie per la comunicazione sono oggetto di attenzione particolare perché fonte di osservazione privilegiata; esse permettono di cogliere le forme emergenti della comunicazione stessa e della socialità in tutte le sue sfaccettature. Sempre di più si parla di una presa di coscienza del corpo in relazione all’ambiente grazie all’uso sempre più diffuso della comunicazione mista del teatro.

Si può affermare che emergano micro narrazioni in sostituzione delle grandi e ideologiche narrazioni tipiche del rituale e della conoscenza di natura astratta.

La performance teatrale dunque crea eventi capaci di porsi tra il micro ed il macro ambiente, come prodotto creato e fruito con dinamiche individuali ma che fanno da ponte tra il soggetto e la collettività.

Diventa essenziale allora parlare della Teoria della Performance   che permette di comprendere la stessa a partire dalle sue forme rituali fino al nuovo teatro – proprio perché l’incertezza comunicativa permette di sperimentare nuove combinazioni formali e combinazioni mediali si parlerà anche di Performance Ibride.

Dall’evoluzione socio-comunicativa è possibile cogliere l’omologia strutturale esistente tra le dinamiche performative, la configurazione sociale e gli apparati tecno-comunicativi. In ciò si po’ comprendere come le opere rispondano ai bisogni d’efficacia e d’intrattenimento come qualcosa che permette di poter osservare la società e tutti gli individui che la abitano attraverso un osservazione di secondo ordine.

La performance è allora da intendersi come azione, per comprendere l’evoluzione comunicativa sociale in rapporto tra individuo e società stessa, è uno specchio magico capace di riflettere sia l’evoluzione dei generi performativi, sia l’immaginario collettivo che la struttura del sociale. Grazie alla sua facoltà di rielaborare le immagini del contesto entro cui viene posta può riflettere il sociale in chiave soggettiva. Per questo il dramma sociale è la base di partenza per ogni pratica sociale, le persone partecipano alle performance consapevoli di appartenere così alla comunità. È un elemento complesso che si applica a molteplici eventi distinguibili solo dal frame specifico e/o arbitrario, frame intendibile come contesto cognitivo che permette di distinguere le situazioni e gli elementi facente parte di quel sistema come fenomeni liminali – di passaggio tra due status. Ha carattere ambivalente perché è un evento ordinario da un lato in quanto appartiene a tutte le società ma dall’altro è straordinario in quanto estraneo al quotidiano.

Tutto ruota attorno alla distinzione tra performance legate all’efficacia e all’intrattenimento come forme idealtipiche di rito e teatro classico, non esistono performance pure in quanto descritta da più angolature e punti di vista che non corrispondono perfettamente agli scopi. Tutte però sono dotate di due tratti comuni: Actual per definire la condizione creativa e la manipolazione dell’esperienza tra passato e presente come evento in sé; Restored Behaviour per definire l’azione individuale o sociale che attinge al vissuto esperienziale e soggettivo.

Rito – come performance che rimanda a dinamiche mitopoietiche di appartenenza comunitaria che presuppongono l’identificazione individuale nel contesto mente/corpo dove i partecipanti vi prendono parte in quanto credenti. Il performer assume lo stato di trance e invita tutta la popolazione comunitaria allo spettacolo – chi non partecipa viene escluso dalla comunità – ed esegue ciclicamente le medesime mosse e simboliche in richiamo a significati mitici e religiosi, così è possibile metabolizzare l’aggressività.

Teatro – come rito artificiale dove l’efficacia lascia posto all’intrattenimento, non si parla più di mitopoiesi o di trance. Il teatro è luogo dello sguardo dive esiste separazione col pubblico, lo spettatore impara a gestire le sue percezioni in relazione alla successione narrativa.

Le performance contemporanee sono un mix tra rito e teatro, ubicate in un contesto evolutivo sociale e comunicativo che permette di definire certi contenuti come forme ibride tra due visioni idealtipiche. Gli aspetti rituali si confondono con quelli teatrali e l’individuo partecipa allo spettacolo per se stesso ma insieme a tutti gli altri.

Esiste una doppia contingenza tra Alter ed Ego dove il linguaggio permette di abbassare le soglie dell’incertezza della comunicazione.    Nel passaggio evolutivo di autonomizzazione dei media esistono tre sezioni distinte: 1. Atto del comunicare, 2. Informazione, 3. Comprensione. Con l’avvento della scrittura cambia l’organizzazione della memoria attraverso la separazione del soggetto dall’oggetto e quindi dell’azione comunicativa dalla sua comprensione – non è più essenziale dover condividere il medesimo spazio-tempo per poter interiorizzare un certo contenuto. Grazie all’invenzione della scrittura si può iniziare a meta-comunicare riducendo notevolmente il problema dell’improbabilità, si passa inoltre da un’osservazione di primo ordine tipica dell’oralità ad una di secondo ordine tipica del testo scritto.

Siccome ogni nuova tecnologia estende le istanze latenti e soddisfa esigenze emergenti, si può affermare che gli stessi media dissolvano l’unità comunicativa in aumento della differenza tra medium e forma – si parla di smaterializzazione in quanto il computer virtualizza.  Siccome le performance sempre di più hanno a che fare con i media si parla di multimedialità culturale capace di attivare i codici sensori.

Nel caso di performance artistiche occorre tenere a mente che sono mezzi con cui si può comprendere il sociale ma anche abitarlo, in una società differenziata per funzioni l’arte non è altro che uno dei suoi tanti sistemi con regole e linguaggio propri.  L’opera d’arte esiste per essere mostrata sia nel suo contenuto che nella sua forma estetica, non è generalizzabile in quanto fatto singolo, trasparente e chiaro sia nell’essere che nell’apparire. L’arte non fa parte della vita reale ma ha un suo universo separato e distinto dal quotidiano. Ha carattere SOCIALE perché riflette e si realizza in un contesto esistente e reale permettendo così un’esperienza collettiva ma è anche ASOCIALE perché presuppone un integrazione tra conscio e inconscio dove l’interpretazione soggettiva è frutto di un elaborazione individuale che non è condivisibile.

L’industria culturale non serve unicamente al processo di mercificazione della cultura ma è un luogo di elaborazione di desideri e attese collettive, siccome il mondo deve essere riprodotto per essere visto i media si pongono come strumenti essenziali per la diffusione di qualsiasi sistema sociale. Con l sviluppo crollano le grandi narrazioni e le certezze classiche e il teatro di trasforma in Opera d’arte Totale dove più elementi sono coinvolti per invadere globalmente lo spettatore in ascolto-visione. Gli attori sono anche parte del pubblico e viceversa in una costruzione di una nuova comunità dove il corpo è l’elemento centrale per sperimentare se stessi e i processi riflessivi. Si parla di determinazione reciproca tra tecnologie comunicative e immaginari artistici, a tal proposito si può comprendere perché l’arte contemporanea si si trasformata – soprattutto grazie al lavoro delle avanguardie storiche e alle sperimentazioni – per far conoscere le sue forme organizzative e figurare nuove risposte possibili.

La performance si trasforma in video-arte cioè qualcosa di capace di far collassare insieme le immagini in un corpo simulacro dove il corpo stesso è protesi tecnologica – non reale. Il video può essere anche oggetto d’indagine con uso di operazioni di video-linguistica, diventa mezzo d’esibizione o investigazione. Si può parlare anche di operazioni video-formali dove le immagini servono come inedito supporto alla creazione artistica. Nel talking-elettronic le immagini sono comunque un supporto ma sono sganciate nel significato da qualsiasi referente. Con la video-arte non vi è la morte degli immaginari ma su ampliano le possibilità di percorrerne di nuovi considerando che l’arte sa esercitare la resistenza verso le idee dominanti.

La performance teatrale si avvale di più linguaggi in sovrapposizione e il suo scopo è rendere gli spettatori partecipi in modo cognitivo ed emotivo. La contaminazione porta però alla dissoluzione dei generi teatrali per questo emergono con prepotenza dal suo interno tre strategie: 1. Valorizzazione della specifica teatrale, 2. Assimilazione del linguaggio dei media, 3. Trasferimento sui dispositivi mediali.

La comunicazione tra scena e platea si basa sul processo di stimolazione di tutti gli elementi coinvolti nello spettacolo, ciò fa sì che spettatore e attore siano strettamente legati da un dominio consensuale che porta a mutare le azioni dell’uno e dell’altro in relazione ai comportamenti sostenuti. Proprio perché ogni spettatore opera delle scelte individuali che si ripercuotono sulla collettività, elabora il proprio percorso di senso in modo individuale ma partecipa al rito comune insieme a tutti gli altri.

Per qualsiasi ulteriore approfondimento rimando alla lettura del manuale.

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