Intervista a Rita Di Terlizzi

Ho il piacere di intervistare Rita Di Terlizzi in una breve pausa dal suo abituale lavoro di cuoca nel bar Deliziose Follie di Urbino – mio setting preferito per innumerevoli incontri. All’interno del locale molte sono le sue opere esposte e forte è la sua vena artistica a decorare l’ambiente per renderlo più caldo possibile nonostante il biancore delle pareti. Sentendomi anch’io ormai parte di quell’ambiente da anni ci basta accomodarci nella riservatezza della saletta superiore per godere di una certa pace e ci mettiamo subito a nostro agio come e fossimo amiche di vecchia data nel mezzo di una bizzarra conversazione.

L’intervista

Rita nasce a Genova da genitori Pugliesi, passa la sua gioventù principalmente nel sud Italia senza però precludersi l’esperienza di girare per tutta la penisola fin quando non decide di ancorare le proprie radici a Pesaro nel 1990. Sin da bambina trova piacere nel dipingere, azione che la estranea completamente dal mondo, e nel fare fotografie di piccoli dettagli rubati alle bellezze che ha avuto modo di osservare o all’essenza più pura delle persone che ha avuto modo d’incontrare.

Quando pensa alla sua infanzia si vede sempre presa da questo genere di cose, non ha ricordo di lei senza che l’arte sia presente o senza che sia intenta a creare qualcosa di nuovo. È sempre stato un istinto naturale il suo, fa parte della sua essenza nella sua forma più profonda.

«Ho sempre dipinto e ho sempre fotografato anche da bambina è sempre stata una mia grandissima passione soprattutto l’idea di creare e trasformare l’ho sempre apprezzata e lo faccio ancora nei ritagli di tempo. Ho sempre fatto tutto da sola, sono una persona fin troppo creativa e non mi manca modo per poter sperimentare, mia sorella mi dice sempre che ho troppa fantasia.»

Nel 1991 si sposa – sempre a Pesaro dove ha imparato ad amare il territorio, quattro anni dopo nasce suo figlio e, osservandolo crescere, capisce di dover fare qualcosa unicamente per se stessa, per essere finalmente una donna completa: s’iscrive alla Scuola del Libro di Urbino per poter diventare maestro d’arte in fotografia. Una piccola rivincita nei confronti della vita che le ha sempre chiesto di fare scelte diverse dai suoi sogni, un po’ per esigenza e un po’ per realtà delle circostanze. Questo diploma le permette di lavorare più concretamente a quelle passioni che ha sempre covato nella sua piccola privacy domestica, inizia così a conoscere le giuste tecniche per rendere i suoi lavori migliori e finalmente riesce a realizzare qualche mostra tra Bologna e Pesaro.

Questo la porta anche a realizzare dipinti su vetro ad un certo punto della sua vita finendo poi per aderire a iniziative o a realizzare mostre specifiche in varie città con differenti pro-loco fin a quando non è stata costretta a smettere per problemi di salute.

«Ero presente e dipingevo in tempo reale mentre i visitatori avevano modo di osservarmi al lavoro, facevo scena ecco. Posso dire che sia stata una gran bella esperienza che mi ha permesso di conoscere molta gente proveniente dal mio stesso ambito.»

Un ruolo essenziale lo hanno giocato il marito e il figlio di Rita che sono sempre stati una solida base di appoggio per lei perché l’hanno condotta dove si trova oggi – nel bene e nel male – in particolare il marito l’ha sempre incoraggiata, sostenuta e spronata a dare sempre il massimo. Ovunque lei volesse andare l’ha sempre accompagnata per potergli dare il suo sostegno oltre che il suo amore incondizionato, è sempre stato al suo fianco e si è sempre comportato come il più fidato dei suoi seguaci o fan.

Il genere è sempre stato lo stesso, Rita Di Terlizzi si diletta tra l’astratto e il figurativo quando dipinge, anche se predilige il primo al secondo perché ha modo di sperimentare maggiormente lasciando trapelare tutta se stessa senza freni.

«Dico sempre che oggi abbiamo la fotografia e tanti altri modi per riprodurre quello che è la realtà, sarebbe quasi assurdo dipingere un paesaggio oggi che lo si può immortalare diversamente. Io ho deciso di fare qualcosa di diverso, volevo forse distaccarmi dal quotidiano, da quello che è la normalità

Ogni suo lavoro è sempre stato firmato col suo nome completo tranne che per un’unica mostra realizzata a Bologna dove il gallerista aveva voluto modificarne qualcosa per renderlo più accattivante agli stranieri e, per quell’occasione, ci si appellava lei come “Rita Terly”. Un nome più esotico capace di soddisfare i palati di tutti gli ingordi d’arte che erano interessati alle sue piccole creazioni. Il cambiamento è durato poco e ben presto Rita è ritornata al suo cognome, legata a tutta la storia ad esso collegato che l’avevano portata ad essere quella donna con le proprie esperienze, vincite ed errori alle spalle ma che, soprattutto, la facevano stare a proprio agio con se stessa.

Oltre ciò, nel tempo, si è dilettata in tanti altri campi artistici che potessero darle modo di esprimersi, ha iniziato a realizzare oggetti di bricolage – in particolare la creazione di oggetti ornamentali. Le piace anche realizzare gioielli, borse ma, essendo anche una grande appassionata di abbigliamento, adora creare e disegnare vestiti che poi realizza con le stoffe pur non avendo mai imparato nulla di sartoria se non quello che le basta per cucirsi gli abiti da sola.

«Trovo bello tutto quello che è artistico e che mi permetta di esprimere me stessa.»

Divisa nel quotidiano da chi vorrebbe essere e chi deve essere per necessità, è una persona felice della propria vita anche se avrebbe sicuramente preferito riuscire a coronare tutti i suoi sogni. Si può dire che la sua vita abbia preso un doppio percorso: da una parte artistico e dall’altra più realista considerando che non ha potuto studiare per poter inseguire i propri obbiettivi e che poche sono state le opportunità che le si sono parate davanti. Ad oggi lavora nella cucina del locale “Deliziose Follie” – ubicato nel centro di Urbino – che manda avanti col marito e, nonostante alcuni rimpianti, sorride sempre con tutta se stessa e va avanti districandosi tra le mille avversità che la vita le ha voluto regalare.

«Nella vita spesso si è obbligati a fare delle scelte che non si vorrebbe fare perché si ha la necessità di farle. Alle volte ci si rende conto solamente che è troppo tardi per fare qualcosa che si avrebbe voluto e ci si deve accontentare di quello che si ha per migliorare il proprio futuro, davanti ad un bivio dove sei costretto a scegliere in fretta si finisce spesso con lo sbagliare.»

Grazie a questo cambio di rotta, però, ha sempre modo di stare a contatto con le persone. Questo le ha permesso di conoscere tante persone carine e simpatiche che le sono rimaste nel cuore.

Se non avesse preso certe strade nel corso del tempo la vita sarebbe stata certamente diversa per lei, non avrebbe avuto certe esperienze che l’hanno segnata e, di conseguenza, si definisce felice di essere esattamente dove si trova con le persone che ha incontrato nonostante tutto.

L’unica cosa per cui non sa trovare il lato positivo è che l’esistenza che conduce le impedisca di essere se stessa al completo, si trova ad essere privata di se stessa e del tempo necessario per poter fare ciò che ama veramente, esprimere la sua vita, ma non vorrebbe comunque rinunciare a quello che ha per cambiare radicalmente le cose. Avrebbe forse dovuto credere più in se stessa e puntare su quello che credeva poterla rendere felice.

«Per vivere si ha la necessità di avere entrate immediate e non potevo aspettare che quella cosa funzionasse. Questo mi ha tolto questa possibilità anche se avrei sempre voluto che le cose potessero cambiare e funzionare, era quello che desideravo ma la vita non sempre regala quello che ci si aspetterebbe.»

Tra le tante persone che sono entrate a contatto con Rita Di Terlizzi molte sono state quelle di passaggio nella sua vita, alcuni hanno lasciato il segno più di altri ma pochi si sono presi la briga di restare. Nonostante tutto qualcuno le è rimasto comunque nel cuore perché a volte basta poco per entrarti sotto pelle, si crea questa specie di empatia subito tra due persone e la sintonia è immediata.

Tra questi si possono citare degli australiani che si sono particolarmente innamorati dei suoi quadri che hanno osservato per lungo tempo, oppure un professore americano di fotografia che le fece molti complimenti sull’inquadratura dei suoi soggetti. Piccole cose che le sono rimaste impresse con adorabile piacere, come quella volta in cui un signore le compose una poesia ispirata alle sue opere oppure di tutti i clienti del locale che le hanno confidato di apprezzare le sue opere esposte perché capaci di donare all’osservatore pace e serenità.

«È bello sentirselo dire, sapere che certe emozioni sanno arrivare a chi osserva è esattamente quello che voglio, trasmettere qualcosa di positivo.»

Tra chi ha avuto un ruolo essenziale invece parla della sua amica che vive lontano e con cui ha avuto modo d’instaurare un bellissimo rapporto grazie all’arte e al lavoro che ha potuto fare nel corso degli anni oppure di sua cugina con cui avrebbe voluto realizzare una mostra particolare e creare opere uniche a quattro mani ma che purtroppo l’ha lasciata prima di poter coronare quel sogno.  

«Mi sarebbe tanto piaciuto creare qualcosa con mia cugina, poter dipingere una tela insieme. Entrambe col proprio stile e il proprio estro per creare qualcosa di unico, questo era il mio sogno ma purtroppo non è stato possibile realizzarlo e, per quanto volessi farlo, non mi è stata data nemmeno la possibilità di dirglielo.»

Proprio perché per lei dipingere è tutto, la fa sentire bene con se stessa e con il mondo, s’immerge talmente in quello che fa da dimenticarsi di tutto il resto che la circonda e diventa un tutt’uno con quel lato di sé che deve costantemente tenere assopito. Quando dipinge il suo obbiettivo principale è quello di far venire fuori l’idea della vita che nasce a tutti i costi anche in quei momenti che paiono impossibili, la vita c’è e ricomincia sempre.

Indipendentemente dalle proprie idee religiose o politiche, nei quadri di Rita si possono vedere l’universo e la creazione dandoci un proprio significato personale non influenzato da una selezione rigida di significati. Se si hanno dei sentimenti non ha importanza in cosa credi e a quale religione appartieni, questi piccoli aspetti dell’individuo non definiscono la persona ed il suo essere.

«Io credo nella vita, se poi qualcuno si vuole illudere che esista un Dio per accettare la morte in qualche modo va bene ma non mi riguarda.»

Il suo stile, per quanto sia rimasto lo stesso, ha subito un’inevitabile mutamento nel corso del tempo – influenzato dalla crescita di Rita stessa. All’inizio della sua carriera artistica era molto più attratta dal figurativo che invece oggi ha spostato più in secondo piano per lasciare emergere sempre con più prepotenza l’astratto. In questo passaggio ha avuto un ruolo essenziale il dipinto su vetro che, per quanto le piacesse spaziare e sperimentare tra colori e figure, ha dovuto abbandonare per una tendinite causata dalle tecniche di pittura richieste.

Affinando le sue abilità ha optato per sperimentare il proprio tratto a matita disegnando il marito ed il figlio, allo stesso modo sono stati i suoi soggetti privilegiati per la sperimentazione della fotografia sia a colori che in bianco e nero.

«Apprezzo entrambe le varianti (parlando di fotografia a colori e in bianco/nero), nei quadri prediligo i colori ma nel figurativo preferisco le tonalità della matita perché preferisco il genere del fumetto su tavola e non su tela.»

Queste sue scelte stilistiche non si generano da un motivo specifico, nel tempo ha preso l’abitudine di realizzare certe cose in un certo modo fino a farlo diventare una abitudine originata da un proprio gusto personale.

A differenza delle fotografie appartenenti alla raccolta intitolata “Appunti di Viaggio” che sta esposto nel locale Deliziose Follie, Rita di Terlizzi predilige immortalare in versione a colori le persone perché sanno trasmettere la loro essenza più pura in uno scatto rubato. Proprio perché è istintivo mettersi in posa davanti all’obbiettivo di una fotocamera, lei preferisce prima scattare e poi mostrare i propri lavori ai soggetti in questione nella loro posa naturale di momenti speciali.

«So che non si dovrebbe fare ma lo faccio, alle volte poi avvicino le persone che ho fotografato per mostrare loro la foto e spiegare cosa ho fatto senza che possa apparire come qualcosa di male, chiedo anche il permesso di poter usare quelle stesse foto per delle mostre, e infatti nel passato ho realizzato delle mostre di fotografia a Pesaro dove erano presenti anche volti di persone.»

Alcune delle sue opere sono elementi singoli altri fanno parte di collezioni ma sono fruibili unicamente all’interno del locale che gestisce con il marito a Urbino, tra i progetti in programma c’è quello di realizzare una nuova mostra sempre nel territorio marchigiano ma ancora non c’è nulla di certo che possa dare una risposta alla mia personale curiosità. Per ora mi devo accontentare del materiale che riesco a reperire su internet perché di tutto lo spazio che sarebbe utilizzabile preferisce cederne gratuitamente una parte a tutti gli artisti emergenti che popolano la città per dare loro modo di essere scoperti.

Quello che posso dire, senza ombra di dubbio, è che Rita è una donna con un grande cuore e che tante altre sarebbero le cose di cui potrebbe parlarmi ma non ho il diritto di trattenerla più del dovuto e mi accontento di tutte le preziose parole che ci siamo scambiate in attesa di un altro piacevole confronto con lei e tutto il suo universo artistico che per anni ha accompagnato alcuni dei momenti migliori del mio percorso universitario.

«Ad oggi sono felice di come siano andate le cose anche se il lavoro è molto tosto, ci son le cose belle e anche quelle brutte ma così è la vita, fatta di alti e bassi ma è bello.»

Non posso che sorridere gustandomi uno dei magici aperitivi creati da suo marito, godendomi la veduta della piazza principale di Urbino e pensando a quanta forza sia racchiusa nel cuore di quella donna che ama la vita incondizionatamente anche se spesso è stata ferita da quello che più di tutto le dà anima in corpo.  

Per avere maggiori informazioni su Rita di Terlizzi è possibile visitare il suo sito internet oppure consultare le sue pagine social tra Facebook e Instagram. Per un rapporto più diretto è possibile inviarle una mail all’acount errediti.r@gmail.com

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