Manuale: “Rivista di Sociologia della comunicazione n. 56 – I pubblici dello spettacolo dal vivo e museale. Tra audience development, audience engagement e audience reception”.

Il libro

Secondo semestrale dell’anno 2018, stampato a Novembre con la casa editrice Franco Angeli come 56° numero della rivista di comunicazione. Un progetto nato nel 1984 con la sua prima pubblicazione che ancora prosegue nel polo universitario “Carlo Bo” di Urino.

Gli autori e gli articoli

Lella Mazzoli – Editoriale

Laura Gemini e Roberta Paltrinieri – Introduzione. Osservare i pubblici. Sociologia, comunicazione e consumo alla prova dell’audience development.

Lia Luchetti e Anna Lisa Tota – Verso un “museo partecipato”: arti e tradizioni popolari a Roma.

Laura gemini, Roberta Bartoletti e Stefano Brilli – Il lavoro dello spettatore dal vivo: capitale culturale incorporato ed esperienza. Il caso del Rossini Opera Festival.

Federico Boni e Oscar Ricci – Audience particiPASSION. Professionisti e pubblici teatrali tra partecipazione e passione.

Pierluigi Musarò e Melissa Moralli – A cena aperta. Il teatro come esperienza collettiva per ripensare alla comunità.

Lorenzo Donati – L’audience developent nelle poetiche. Clessidra del Teatro delle Forche a Chiatona.

Lucia D’Ambrosi e Ilaria Gobbi – L’edutainment e i bambini. L’esperienza del Poltrona Frau Museum.

Giorgia Angelino Giorzet e Agnese Vellar – Audience development e social media: i musei torinesi tra fan e anti-fan.

Il contenuto

Tutto il testo ruota attorno alle tre strategie del’audience: development, engagement e reception. Questo perché oggi occorre porre la propria attenzione verso i pubblici e alla loro composizione, i loro comportamenti di fruizione e di spettacolarità perché sono direttamente collegate alle loro modalità di significazione delle opere culturali ovvero al successo di musei e teatri. Per questo le organizzazioni culturali s’inventano sempre qualcosa di nuovo per poter intercettare nuovi pubblici da raggiungere tenendo conto dell’audience engagement – intesa come coinvolgimento e affermazione dei pubblici verso l’offerta culturale.

Si può affermare quindi che oggigiorno sia importante la relazione che s’instaura tra chi produce e chi consuma, il consumatore deve essere messo al centro di tutto l’universo del mercato che esprime i suoi diversi gradi di partecipazione attiva in termini d’interazione e d’interattività con i contesti di produzione.

Inizialmente la rivista si apre con un articolo in merito all’osservazione dei pubblici, essendo come sopracitato i soggetti attivi della comunicazione, ma studiati come categoria complessa d’analisi. Si parla di audience engagement per indicare il livello di coinvolgimento – volendo anche di natura affettiva – dei pubblici verso i prodotti culturali e comunicativi, audience development per indicare la responsabilità delle organizzazioni culturali verso la società nelle sue modalità di costruzione dei rapporti. Questo permette di poter affrontare il mercato culturale anch’esso sempre più complesso, vengono applicati criteri qualitativi e quantitativi allo studio per poter comprendere i pubblici nelle loro varie sfaccettature.

Tenendo a mente che i contenuti stimolano in ogni persona risposte diverse si procede verso il secondo articolo della rivista che espone il risultato di una ricerca longitudinale etnografica condotta al museo delle arti e delle tradizioni popolari di Roma. Lo studio aveva l’obbiettivo di risanare la crisi identitaria del museo per poter soddisfare le esigenze dei nuovi pubblici senza stravolgere completamente se stesso. L’indagine si è sviluppata su 3 focus differenti: 1. Il problema delle molteplici definizioni d’identità museale, 2. Il rapporto tra il museo, il territorio e la sua capacità di mutare i valori culturali e 3. Il problema di valorizzare e mettere in scena il patrimonio culturale intangibile di riferimento.

Essendo il museo sia un istituzione che uno strumento per classificare e ordinare il mondo occorreva capire come poter risanare il luogo di costruzione e rappresentazione d’immaginari senza stravolgere troppo le cose ma partendo da un lavoro interno per volgere poi verso l’esterno. Il risultato è stato optare per un modello “Aperto e Partecipato”, un museo capace di tenere conto del passato ma di aggiornarsi anche al quotidiano presente, un museo capace di instaurare un rapporto di dialogo con i suoi visitatori.

Nel terzo articolo si viene catapultati al Rossini Opera Festival dove è stato condotto uno studio sui partecipanti del festival per poterli conoscere così da poter definire strategie di audience migliori e più mirate al target effettivo. Sono stati sottoposti dei questionari anonimi ad un campione auto-selezionato di persone per poter approfondire le loro caratteristiche, in particolare o studio era focalizzato sul rapporto tra capitale culturale, gusti personale e partecipazione attiva in merito al lavoro spettatoriale. Da qui emerge il concetto di “Gusto Legittimo” differente da quello popolare perché ha a che fare col sociale e con la disponibilità di capitale culturale/economico.

Dallo studio è emerso che le pratiche e le esperienze siano in grado di modellare il gusto che può essere di tre tipologie diverse: 1. Incorporato se si basa su disposizioni mentali e corporee formatesi nel tempo, 2. Oggettivo se si basa su beni culturali o media materiali e 3. Istituzionalizzato se si basa su titoli formali acquisiti con un processo di formazione.

Il quarto articolo approfondisce il tema relativo alla partecipazione messa a confronto con la passione in quanto è necessario creare quello che può essere definito come una coscienza partecipativa da parte dei pubblici. Così nasce il progetto TASK che mette a confronto ragazzi diversi per la realizzazione di campagne comunicative capaci di attrarre i potenziali ostili alla partecipazione. Attraverso l’etnografia si è potuto svolgere un osservazione partecipante di workshop e riunioni, si è potuto anche realizzare interviste in profondità a quasi tutti i partecipanti al progetto.

Il quinto articolo invece approfondisce il teatro come esperienza collettiva con la partecipazione e l’analisi del fenomeno migratorio che nel quotidiano viene sempre più spettacolarizzato da politica e meda. Viene data la possibilità reale ai migranti di avere un luogo per il confronto dove qualcuno ha la reale intenzione di ascoltare quanto hanno da dire. Tenendo conto che la creatività è in grado di produrre delle narrazioni alternative sul fenomeno migratorio preso in studio, l’obbiettivo della compagnia “Cantieri Meticci” è stato quello di poter abbattere le visioni dominanti e fare luce sulla realtà dei fatti.

Il teatro diviene così luogo di espressione e di facilitazione del dialogo interculturale tra i partecipanti allo spettacolo e gli attori coinvolti in realizzazione di quello che viene definito Cross Cultural Theatre. Il progetto si origina dall’interazione della compagnia con le comunità locali e gli spettatori interessai a fruire dei contenuti promossi ma anche per migliorare le competenze artistico/culturali di tutti i partecipanti. Questo perché la performance non è unicamente associata alle forme dell’intrattenimento ma è anche una fonte di educazione sia morale che politica. La realtà si trasforma in arte così che gli spettatori possano essere più coinvolti su piano emotivo.

Successivamente vi è un tuffo all’interno della storia de teatro che vede il Teatro delle Forche a Chiatone come fonte di analisi per indagare l’audience development nelle pratiche. Lo spettacolo che ha permesso l’analisi è stato “Clessidra” del 2014 basato su di una ricerca sociale capace di coinvolgere passato, presente e futuro. Realizzato sulla base della comunicazione tra prosa e teatro, dove poesia e realtà avrebbero potuto mischiarsi e fondersi in un unica cosa capace di coesistere nelle sue due forme. Il suo obbiettivo era quello di fare apprendere qualcosa agli spettatori, farli elevare ed emancipare da tutte le imposizioni e restrizioni politiche non unicamente coinvolgere i propri spettatori ad una mera partecipazione attiva. Per questo si rendeva particolarmente necessaria la creazione di una relazione diretta tra pubblico e attore.

Il penultimo articolo entra nel dettaglio delle forme di educazione divertenti realizzate attraverso dei laboratori a bambini presso il Poltrona Frau Museum. Proprio perché l’edutainment è importante per l’innovazione educativa e per lo sviluppo creativo dei pubblici in arte e cultura perché intesa come forma di esperienza educativa ma anche divertente. L’obbiettivo dei laboratori è stato quello d’indagare la dimensione partecipativa per il raggiungimento di certi obiettivi emozionali che potessero stimolare la curiosità verso qualcosa di nuovo.

Infine a chiudere la rivista l’articolo relativo all’utilizzo di Social Network da parte dei principali musei torinesi come strumenti capaci di attivare i propri pubblici e attrarli alla fruizione del patrimonio culturale. Proprio perché i musei devono mettere a disposizione gli strumenti informativi per poter sviluppare il capitale culturale e devono quindi progettare delle attività partecipative online che possano stimolare il coinvolgimento. I Social Media in ciò sono degli strumenti adatti ad attrarre nuovi e potenziali visitatori, tenendo ben presente il costante processo di convergenza mediale.

Con la messa in campo di quattro differenti strategie: 1. Coinvolgimento Cognitivo, 2. Discussione, 3. Co-creazione con le comunità locali e 4. Engagement coi Social Media, stato possibile comprendere le giuste politiche e i giusti comportamenti da attuare online per evitare di essere ignorati ma anche per evitare il diretto scontro tra fan e anti-fan alle prese coi commenti ai contenuti postati. Questo in riferimento al fatto che i commenti sono comunque da considerarsi come forme di produttività implicita da parte degli utenti che si sentono come protagonisti secondari della narrazione principale.

Per maggiori informazioni vi rimando alla lettura del manuale.

Libro non disponibile all’acquisto su Amazon, abbonamento attivabile solo sul sito della Casa Editrice FrancoAngeli.it

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