Mi prometto di andare avanti ma cado sempre sugli stessi ostacoli

Sabato 31 Agosto 2019

Ormai ho perso il conto di quante volte io mi sia ripromessa di non farmi più trattare male, di non essere più usata come la valvola di sfogo delle persone che mi circondano. Ho promesso a me stessa di cambiare e non farmi più sopraffare dai problemi degli altri e invece eccomi di nuovo qui a piangere stupidamente per aver fallito. Forse non sono veramente capace di prender in mano la mia vita e dire a tutti come mi fanno sentire, forse non sono forte abbastanza per fregarmene delle persone a cui voglio bene anche se loro non fanno altro che colpire dove fa più male. Oppure, più semplicemente, anche io sono una di quelle che tanto parla ma che alla fine no conclude mai niente di vero.

Magari è proprio vero che la colpa è solo mia, il problema non sono gli altri ma io.

Non è possibile che per quanto io possa provarci finisco sempre per cadere negli stessi punti e a restarci male come se fosse la prima volta, magari sono una persona estremamente stupida a credere che le cose possano cambiare o forse sbaglio solo approccio per fare in modo che io possa stare meglio con me stessa.

Non può essere sempre colpa degli altri se anche io finisco con il precipitare sempre dentro allo stesso baratro, non possono essere solo loro quelli sbagliati. Probabilmente finisco per inserirmi in dinamiche che non mi appartengono solo per non sentirmi sola.

Ma è mai possibile che possa essere tanto complicato riuscire a trovare armonia?

Non aspiro ad essere considerata perfetta perché lungi da me esserlo ma sarebbe bello essere quantomeno accettata per quella che sono senza dover necessariamente sottolineare sempre le mie debolezze, i miei fallimenti o le aspettative infrante. Forse non riuscirò mai a raggiungere gli ideali di tutti ma vorrei trovare quell’equilibrio che mi permetta di respirare quel tanto che basta da non dovermi sempre sentire con l’acqua alla gola pronta a sprofondare in un mare di merda che cresce inesorabilmente e più veloce di quanto io riesca a nuotare verso la superficie.

Ogni mio sforzo mi fa sempre e comunque sentire un estranea, qualcuno d’incapace a capire realmente chi mi circonda. Non so sentirmi mai parte integrante di qualcosa ma a questo punto credo che dipenda da me, inconsciamente, forse non saprò mai essere parte di un nucleo perché sono stata abituata ad essere un asteroide in costante viaggio.

Io però non ci riesco a fingere che le cose vadano bene, non ci riesco a lasciare perdere ma la mia mente non ha più posto.

Il problema è che inizio ad essere talmente tanto stanca di sentirmi presa in giro, di sentirmi dire prima paroline carine e poi scottanti cattiverie come se fosse sempre colpa mia. Mi sento come intrappolata nei miei quindici anni con false amicizie e stupidi drammi familiari che continuano a ripercuotermisi addosso senza che io faccia nulla per generarli. Ferma ancora alla lotta per l’emancipazione e per l’evoluzione ad adulta agli occhi di tutti che mi trattano con quella sufficienza un poco altezzosa quanto fastidiosa, che tirano le fila come se fossi una marionetta da poter muovere come loro ritengono giusto. Sono stufa di cercare un compromesso, di cercare di farmi accettare e di aprire loro gli occhi su un futuro diverso da quello che si erano prefissati per me.

Mi sono rassegnata all’idea che non verrò mai capita per le scelte che ho fatto, per i percorsi che ho intrapreso e per gli studi che sto conseguendo. Forse si tratta della maledizione del figlio più piccolo: eternamente destinato ad essere visto come un poppante agli occhi della sua famiglia.

Forse un giorno anche io crescerò e smetterò di sentirmi tanto in pena per chi si ostina a sbattere la testa al muro senza ascoltare chi gli dice che qualche metro più in la c’è una porta aperta.

Dovrei solo imparare a scegliere meglio i problemi di cui farmi carico o le persone che dovrei frequentare, ma come posso decidere di tagliare fuori la mia famiglia anche se è la fonte principale del mio malessere?

Mi dicono che io tendo ad essere drammatica e che allo stesso modo idolatro i miei genitori in quanto tali e permetto loro di trattarmi come se fossi una pezza in nome di un rispetto a senso unico. Quello che è certo è che ogni giorno io sia sempre più confusa e arrabbiata di questa falsità che mi circonda ma che non sappia assolutamente cosa fare se non fuggire lontano e ricominciare da capo.


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