Una zia è come un diamante, dura per sempre brillando.

Venerdì 25 Ottobre 2019

Da che sono tornata a vivere a casa con la mia famiglia ho finalmente molto più tempo da passare con mio nipote, non che questo significhi riuscire a mettersi allo stesso livello dell’amore che quella piccola creatura prova per suo nonno (mio padre), ma ho finalmente modo di far parte della sua vita quotidiana come presenza fissa e non solo come una figura vagante.

Tantissime sono state le occasioni per testare il nostro livello di complicità in questi mesi, tra alti e bassi abbiamo imparato a gestire i nostri tempi e la pesante presenza dell’altro nella vita di tutti i giorni. Abituati ad un certo “clima” è stato difficile trovare un punto d’incontro tra il totale caos da lui generato e l’esigenza di completo silenzio da me richiesta. Alla fine però siamo riusciti a colmare le nostre mancanze e a soddisfare le nostre esigenze creando qualcosa di unico.

Stare vicino a mio nipote era diventata per me una necessità dopo essere stati lontani per tutto quel tempo.

In tutti questi anni mi sono sempre rimproverata il fatto di non vederlo crescere, di non essere parte integrante delle sue giornate di scoperta e di quel mondo che lentamente si sta costruendo a fatica. Dopo il suo arrivo nella mia vita mi sono sentita responsabile di lui come unica zia, mi sono ripromessa di essere un faro luminoso per lui ovunque la vita mi avrebbe portato un giorno.

Essere con lui adesso mi ricorda semplicemente quali sono le cose importanti da valorizzare e quelle che possono essere trascurate.

Ci sono stata, ci sono e ci sarò nel suo cammino. Forse a modo mio ma non ho intenzione di tirarmi indietro soprattutto se l’emozione è la stessa che ho vissuto recentemente: nell’ultimo mese ha iniziato a frequentare le scuole elementari e vederlo salire quelle gradinate mano nella mano al suo migliore amico ogni mattina è stata una cosa magica. Tornare poi a prenderlo i pomeriggi dopo una difficile mattinata di studio ed essere accolta con un ampio sorriso e l’appellativo “ziaa” quasi gridato a braccia aperte è indescrivibile.

Lentamente mi rendo conto che lui cresce e presto non sarà più il mio “bambino” ma dovrò rivolgermi a lui come “ometto”. Nei momenti che passiamo insieme mi chiede di aiutarlo a leggere e scrivere per poter imparare il prima possibile così da “poter leggere insieme alla zia”. Ogni volta che ne abbiamo la possibilità giochiamo e rispondo alle sue infinite domande su tutto quello che gli passa per la testa e che ancora non conosce come se io fossi la persona più saggia di questo mondo.

La cosa che più di tutto adoro è il suo raccontarmi ogni cosa, soffermandosi sulle storie più strampalate e condendole di fantasia e stranezze per renderle più divertenti.

Non nego che certe volte vorrei strangolarlo a mani nude per l’esasperazione ma sono certa che se non c fosse non sarei una persona tanto felice.

Non c’è cosa al mondo che non farei per rendere quel bambino felice e sapere di essere stata perdonata per tutte le mie assenze passate e future è la cosa che mi fa essere serena stando al suo fianco.


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