Recensione: “Balto” di Simon Wells

Il film

“Balto” è un film d’animazione prodotto dalla Amblimation, uscito nei cinema statunitensi e italiani il 22 dicembre 1995. Nonostante il limitato successo del film alle sue prime uscite ha avuto due seguiti intitolati “Balto – Il mistero del lupo” e “Balto – Sulle ali dell’avventura”. La colonna sonora è stata composta da James Horner.

In Italia, il film è stato distribuito in VHS dalla CIC Video in dicembre 1996.

Incassi e premi

La pellicola a incassato globalmente 11,3 milioni di dollari contro un budget di realizzazione pari a 31 milioni di dollari. Non lo si può certo considerare un successo ma la notorietà di Balto arrivò con il tempo affermandosi come uno dei classici più apprezzati dai bambini.

Tra i riconoscimenti ottenuti si può senza dubbio citare nel 1996 il premio Kansas City Film Critics Circle Award come “Miglior film d’animazione”.

Trama

Tutta a storia si articola attorno alla vita di Balto, un cane-lupo orfano e randagio che vive nella città di Nome, in Alaska. Essendo in parte lupo, Balto non è ben visto dagli abitanti di Nome che lo temono e lo disprezzano allo stesso tempo, l’unico a vedere oltre la sua apparenza è Boris, un’oca russa che da sempre dimostra il suo affetto al cane tormentato da conflitti interiori. C’è una cosa però che Balto ama più di tutto, le corse delle slitte trainate dai cani e, sebbene non possa parteciparvi, vi assiste sempre con notevole ammirazione. Ad una di queste conosce una bambina dolce di nome Rosy e la sua affascinante cagnolina Jenna, di cui s’innamora, ma ben presto accade una tragedia.

Nel gennaio del 1925, in seguito allo scoppio di un’epidemia di difterite, molti bambini di Nome, tra cui anche la povera Rosy, si ammalano. La città invia disperatamente richieste di aiuto alle grandi città vicine perché gli inviino l’antitossina per curarli, ma le vie aeree e navali sono momentaneamente bloccate da proibitive condizioni meteorologiche. Si decide, quindi, di far arrivare l’antitossina alla più vicina città collegata alla rete ferroviaria, Nenana, e da lì recuperarla tramite una slitta trainata da cani. Per selezionare i cani da slitta migliori viene indetta una gara, a cui Balto partecipa clandestinamente. Malgrado riesca ad arrivare per primo, Steele, il cane da slitta più famoso della città, riesce a fare in modo che non venga incluso nel team sfruttando i pregiudizi nei suoi confronti, e così la squadra parte senza di lui.

Steele e i suoi compagni riescono a raggiungere la città di Nenana e a prendere così il prezioso carico ma, a causa di una tormenta, si perdono. Quando le cose si fano più difficili e no si hanno notizie della spedizione, Balto insieme a Boris, Muk e Luk (i suoi amici orsi), decide di partire alla ricerca dei dispersi e, per evitare di perdersi a sua volta, marca la strada percorsa lasciando dei segni sulle cortecce degli alberi. Mentre stanno percorrendo un sentiero nella foresta, Balto e i suoi amici vengono attaccati da una feroce femmina di orso grizzly, particolarmente aggressiva in difesa del territorio. Balto, con l’aiuto di Jenna che era andata a cercarlo, riesce ad abbattere l’animale, colpendolo dapprima con un ramo e successivamente lo fa annegare in un lago ghiacciato, nel quale rimane però intrappolato a causa dello stesso blocco di ghiaccio che aveva usato per sconfiggere l’orsa. Con un atto eroico Muk e Luk si tuffano sul ghiaccio riuscendo a danneggiarlo e vincendo la loro paura dell’acqua riescono a salvarlo. Balto decide di proseguire da solo, incaricando i suoi amici di riportare Jenna a casa, che dopo alcune iniziali insistenze cede, ma per permettere all’amato di sopravvivere gli lascia la sua bandana. Il cane lupo riesce a trovare i cani da slitta e si offre di riportarli a casa ma Steele rifiuta per orgoglio l’aiuto di Balto, e ingaggia con questo una lotta alla quale Balto non vuole partecipare. Nella foga, Steele cade da un dirupo e Balto prende il comando del team. Tuttavia, Steele è ancora vivo e, pur di impedire il trionfo di Balto, confonde i segni lasciati da quest’ultimo sugli alberi per farlo smarrire, rivelandosi disposto anche a sacrificare i suoi compagni, il suo padrone e i bambini malati per il suo orgoglio.

A questo punto tutto dipenderà dalla forza di Balto, ormai perso nel bosco e sopraffatto dai suoi stessi timori di non essere né abbastanza cane e né abbastanza lupo, a lui il compito di portare a termine la spedizione per salvare tutti i malati di Nome e trovare finalmente un posto per sé nella comunità.

Curiosità

La trama del film è liberamente ispirata alla storia vera di Balto, un cane da slitta che prese parte ad una staffetta effettuata nell’inverno del 1925 per consegnare un medicinale alla città di Nome, in Alaska, nella quale era in corso un’epidemia di difterite.

Opinione personale

Personalmente non sono mai stata troppo incuriosita dalla visione di questo cartone animato, non per qualcosa in particolare ma solo perché nella mia infanzia non c’è mai stata occasione per guardarlo. Eppure il cartone è emozionante nei punti giusti ed è esilarante in altri, racchiude in sé molti più spunti di riflessione di quanti me ne aspettassi nonostante non sia un cartone capace di coinvolgere tutto il mio interesse. I personaggi hanno tutti un loro ruolo molto ben definito, chi è il cattivo e chi è buono lo si capisce sin da subito. Il tormento di Balto è anche l’elemento chiave della sua forza e della sua determinazione ferrea a voler raggiungere gli scopi che si è prefissato, il suo desiderio di fare del bene per essere accettato è l’elemento centrale su cui tutto il cartone si articola.

In generale posso dire che la visione di Balto sia stata piacevole seppur devo ammettere che non mi abbia coinvolto troppo nel profondo, questo non significa però che non mi abbia lasciato qualcosa dentro. Sicuramente non riguarderò il cartone ma nemmeno mi sottrarrò alla sua visione se mi ci dovessi imbattere nel corso di una programmazione proprio perché mi trovo a non aver alcun giudizio da poter esprimere.

Un cartone niente male ma nulla di più.


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