Recensione: “Il mio vicino TOTORO” di Hayao Miyazaki

L’anime

Il film d’animazione dal titolo originale “Tonari no Totoro?” è un prodotto dello Studio Ghibli del 1988 diretto da Hayao Miyazaki. Nonostante la sua divulgazione, in Italia il film è approdato solo il 18 settembre 2009 ovvero dopo ventun anni dalla prima proiezione giapponese.

Attualmente i diritti di diffusione appartengono a Netflix che ha reso disponibile la pellicola alla visione sulla sua piattaforma di streaming legale a pagamento.

Altri media

Hayao Miyazaki e Tsugiko Kibo nel maggio del 1988 hanno realizzato una serie di quattro volumi anime comic con immagini e dialoghi tratti dal film. In Giappone sono stati pubblicati in edizioni successive da Tokuma mentre in Italia l’opera è stata pubblicata nel 2002 in volume unico dalla Planet Manga.

Nel 2002, lo stesso Miyazaki ha realizzato anche un cortometraggio derivato dal film dal titolo “Mei to Konekobasu” letteralmente “Mei e il Gattino-bus”. La storia approfondisce la figura della piccola Mei e racconta delle sue avventure in compagnia di un cucciolo di Gatto-bus. Il cortometraggio non è stato pubblicato in edizione home video ma è proiettato esclusivamente all’interno del Museo Ghibli.

Produzione

Quando Miyazaki concepì per la prima volta la storia, la protagonista era unica ed era una bambina di 6 anni. Prima di avviare la produzione però, decise di dividerla in due sorelle, una più grande e una più piccola di quella che aveva in mente. Così sono nate Satsuki e Mei che che condividono la loro comune origine nel nome: “Mei” è la versione giapponese della parola inglese per maggio (May); “Satsuki” è un termine in giapponese arcaico per il quinto mese dell’anno, maggio appunto.

Il responsabile artistico Kazuo Oga fu coinvolto nella produzione del film quando Hayao Miyazaki gli mostrò un’immagine di “Totoro” in una satoyama (un ambiente rurale giapponese). Il regista lo sfidò a migliorare i suoi standard e, grazie alla pellicola, Oga vide decollare la propria carriera artistica e lo portò al suo continuo coinvolgimento con lo Studio Ghibli che negli anni gli assegnò lavori capaci di esaltare qualità e stile del suo estro artistico – ben presto divenne un tratto distintivo delle produzioni Ghibli.

Un doppiaggio del film in lingua italiana era stato effettuato dalla Buena Vista International e curato da Gualtiero Cannarsi nei primi anni 2000, in previsione di un’eventuale distribuzione che però non avvenne. Con l’acquisizione dei diritti da parte della Lucky Red, l’azienda commissionò un nuovo doppiaggio allo stesso Cannarsi, che riconfermò alcuni doppiatori usati nella precedente versione e fu eseguito dalla Technicolor nel 2009.

Incassi e premi

A fronte di un budget di quasi 305 milioni di yen (circa 3.8 milioni di dollari) il film ha incassato complessivamente 45,14 milioni di dollari in tutto il mondo. Questo spiega anche i premi ottenuti: nel 1989 al Mainichi Film Concours il premio come “Miglior film ad Hayao Miyazaki” e il “Noburo Ofuji Award ad Hayao Miyazaki”; nel 1989 al Blue Ribbon Awards il premio “Special Award ad Hayao Miyazaki”; nel 1989 al Kinema Junpo Awards il premio come “Miglior film ad Hayao Miyazaki” e infine al Readers’ Choice Award il premio come “Miglior film giapponese ad Hayao Miyazaki”.

Nel 2008 la rivista inglese Empire inserì il film al numero 275 della lista dei 500 migliori film della storia.

Trama

La storia – come accennato sopra – è incentrata sulla vita delle due sorelline Satsuki e Mei che si trasferiscono con il padre Tokorozawa in una vecchia casa “dei fantasmi” nell’hinterland della Tokyo degli anni cinquanta per stare più vicino alla madre ricoverata in ospedale. Appena arrivano nella nuova casa le bambine sembrano essere emozionatissime aiutano il padre a sistemare e pulire ma ben presto incontrano i primi esserini magici che abitano la foresta: i “nerini del buio” o “corrifuliggine”. Questi piccoli esserini somigliano a ragnetti ma sono spiritelli della fuliggine che occupano le vecchie case abbandonate e che solo i bambini possono vedere – così racconta “nonnima” la loro anziana vicina di casa che prima del loro arrivo si occupava del terreno della proprietà. La piccola Mei, molto attenta ai piccoli esserini che popolano le zone limitrofe della sua nuova casa scopre una pista di ghiande, la segue emozionata e s’imbatte in due spiritelli dalle lunghe orecchie – uno piccolissimo dal pelo bianco e uno più grande di colore azzurro. Seguendoli finisce dentro il grande albero di canfora che domina sulla zona e incontra Totoro, uno spirito buono dall’aspetto curioso che ricorda un incrocio tra una talpa, un orso e un procione.

Dopo aver fatto amicizia con Totoro, Mei si addormenta sopra alla sua pancia ma, quando il padre e la sorella si accorgono della sua sparizione iniziano a cercarla ovunque. Trovano la piccola Mei in un piccolo sentiero dentro alla foresta addormentata, al suo risveglio lei prova a raccontare alla famiglia del suo incontro con Totoro ma nessuno sembra volerle credere e il padre dice a Mei di aver incontrato il custode della foresta e vederlo è stato un privilegio che non può essere concesso sempre e a tutti. Mei così si mette il cuore in pace ma ben presto lei e la sorella avranno modo d’incontrare Totoro insieme un altra volta mentre attendono il ritorno del padre alla fermata dell’autobus nel pieno di un temporale.

Le due bambine capiscono di essere privilegiate e impareranno con la mistica creatura a rispettare la natura che le circonda viaggiando con la fantasia tra le magiche creature che Totoro consce.

Curiosità

Secondo alcune dichiarazioni del regista, il film è in parte autobiografico perché quando Miyazaki e i suoi fratelli erano piccoli, la loro madre ha sofferto di tubercolosi spinale per nove anni, trascorrendo molto del suo tempo in ospedale. Di conseguenza nel film, anche se non viene mai rivelato, la madre di Satsuki e Mei soffre anch’essa di tubercolosi. A tal proposito Miyazaki dichiarò che per lui sarebbe stato troppo doloroso se i due protagonisti fossero stati bambini anziché bambine.

“Il mio vicino Totoro” ha contribuito a portare l’animazione giapponese all’attenzione mondiale e ad avviare il suo regista, Hayao Miyazaki, al successo. Il personaggio principale del film, Totoro, è famoso tra i bambini giapponesi come Winnie-the-Pooh lo è per quelli inglesi.

Un asteroide della fascia principale è stato chiamato “10160 Totoro” in onore del personaggio centrale del film.

Per il personaggio di Mei fu preso a modello la nipotina di Miyazaki.

Critica

La pellicola è stata accolta molto positivamente con particolare attenzione verso il personaggio di Totoro che è stato talmente apprezzato da essere in seguito utilizzato per il logo dello Studio Ghibli. Sul sito Rotten Tomatoes ha ottenuto il 94% di freschezza su un totale di 53 recensioni dal voto medio di 9.4/10, nel sito Metacritic la pellicola detiene un punteggio di 86/100 basato su 15 recensioni professionali dal voto medio di 8,8 su 10.

Opinione personale

Sarò strana io ma non sono riuscita ad apprezzare la storia narrata, manca di profondità e, per quanto abbia trovato incantevoli altri prodotti dello Studio Ghibli con la firma di Miyazaki, “Il mio vicino Totoro” mi ha lasciata abbastanza sconcertata. Non saprei dire con esattezza di cosa mi sia sentita privata ma per tutta la visione ho aspettato una morale, un sentimento, una qualsiasi fiammella capace di far breccia nel mio cuore che non è mai arrivata.

Per quanto dolce possa apparire quella specie di gattone di Totoro nella sua gigantesca quanto tenera forma pelosa, e per quanto Mei e Satsuki siano state estremamente coinvolgenti nelle loro avventure, non sono riuscita a entrare nella pellicola con il cuore e non mi sono, di conseguenza, legata a nessun frammento di storia. Forse la colpa è solo mia che non ho saputo apprezzare il cartone nella sua essenza più intima ma devo ammettere che mi sarei aspettata di più.


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  • “Il mio vicino Totoro” libro di avventure tratto dal film in formato cartaceo flessibile – prezzo di copertina €23,50

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