Recensione: "True Story" di Rupert Goold

Il film

Pellicola drammatica del 2015 è stata diretta da Rupert Goold come debutto alla regia cinematografica e co-prodotta da Brad Pitt. Un film scritto da David Kajganich per la New Regency Pictures e la Plan B Entertaiment. La storia trae la sua origine e si basa sull’omonimo libro di memorie di Michael Finkel – giornalista “amico” del noto assassino Christian Longo condannato a morte per l’omicidio della sua famiglia.

Tra gli attori protagonisti si possono citare grandi volti del cinema come James Franco e Jonah Hill nei panni principali e Felicity Jones, Gretchen Mol, Betty Gilpin, John Sharian, Robert Stanton, Maria Dizzia, Genevieve Angelson, Dana Eskelson, Joel Garland, Robert John Burke, Rebecca Henderson ed Ethan Suplee nelle vesti di protagonisti secondari.

Produzione

Le riprese principali sono iniziate nel Marzo del 2013 tra Warwick e New York, Marco Beltrami è stato scelto come creatore della colonna sonora del film il 18 Luglio 2014.

Originariamente la pellicola sarebbe dovuta essere pronta per il 10 aprile 2015 ma è stata poi posticipata di una settimana. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival il 23 gennaio 2015. Il film ha incassato complessivamente quasi 5,9 milioni di dollari nel mondo al box office.

Trama

Tutta la storia è basata sulla vita di Michael Finkel, un giornalista che ha da poco terminato di lavorare con il New York Times e si ritrova a lottare per il suo lavoro dopo una storia conclusasi male. Accusato di aver diffuso notizie false, la sua credibilità professionale è fortemente minata dalla sua facile manipolazione e l’uoo è costretto a stare a casa con la moglie cercando un modo per rimontare nella propria vita. Un giorno riceve la telefonata di un reporter dell’Oregonian che lo informa che Christian Longo, uno dei maggiori ricercati dell’FBI, che è stato arrestato in Messico ma ha dichiarato di chiamarsi Michael Finkel – si tratta di furto d’identità. Incredulo il giornalista va in prigione a parlare col criminale di cui non sa ancora nulla e scopre che questi è accusato di omicidio, la polizia lo dichiara colpevole della morte della moglie e dei tre figli più piccoli nonostante lui si dichiari innocente e chieda aiuto al giornalista per poterlo dimostrare.

Tra i due uomini scatta subito qualcosa e Longo, cercando di portare avanti la sua battaglia giudiziaria verso l’innocenza, afferma che avrebbe parlato solo con l’unico giornalista di cui si poteva veramente fidare dando a questo la possibilità di redimersi dal suo passato. Michael e Christian finiscono così con l’incontrarsi molteplici volte e tra i due si crea un rapporto, ognuno spinto da uno scopo ben preciso: Longo accetta di dire a Finkel la sua parte dei crimini di cui è accusato, in cambio di lezioni di scrittura e della promessa da parte del giornalista di non condividere le loro conversazioni fino a dopo la conclusione del processo. Nel tempo Finkel viene sempre più assorbito da Longo che è simpatico ma evasivo per la sua colpa, i due si scrivono lettere e parlano spesso, Longo invia a Finkel anche un quaderno di 80 pagine intitolato “Giri sbagliati” che contiene ciò che Longo descrive come un elenco di tutti gli errori che ha commesso nella sua vita. Finkel inizia a riconoscere le somiglianze tra Longo e se stesso, ossessionato quasi dalla volontà di salvare l’uomo che in realtà pare usarlo come pedina del suo gioco malato. Mentre il processo si avvicina, Finkel diventa sempre più dubbioso sulla verità legata a questo omicidio, Longo è colpevole ma ogni volta che fornisce nuovi dettagli muta la storia rendendola inverosimile.

Quando finalmente il giorno del processo arriva Longo si dichiara non colpevole di due degli omicidi ma si dichiara colpevole dell’omicidio della moglie e di una delle sue figlie raccontando come la moglie avesse perso la testa e come successivamente anche lui fosse stato spinto a una rabbia cieca. Finkel però non è convinto e si confronta con Longo, che afferma di non poter condividere tutto ciò che conosce, perché deve proteggere determinate persone che rifiuta di nominare. A questo punto, nella mente del giornalista, nulla ha più un reale senso e Greg Ganley – il detective che ha rintracciato Longo e lo ha arrestato – mette in guardia Finkel affermando che Longo è un uomo estremamente pericoloso e manipolatore, cerca di convincerlo a consegnare come prova tutta la sua corrispondenza con Longo ma lui rifiuta ha ancora bisogno di tempo per elaborare i propri pensieri.

Mentre la giuria decide come dichiarare Longo, Jill – moglie di Finkel – va a far visita a Longo in prigione e gli dice che è un assassino narcisista che non sfuggirà mai da chi è in realtà e che un giorno anche Finkel riuscirà a capire la verità lasciandolo definitivamente solo coi suoi demoni. Longo viene dichiarato colpevole di tutte e quattro le accuse e condannato a morte. Dopo essere stato condannato, fa l’occhiolino a Finkel, che, con sua sorpresa e rabbia, si rende conto che Longo ha mentito durante le loro conversazioni, usandolo per rendere la sua testimonianza più credibile. Poco tempo dopo, Finkel incontra Longo nel braccio della morte. Longo cerca di convincere Finkel della sua innocenza raccontando lui nuove versioni dei fatti ma ormai il giornalista non crede più alle sue bugie e decide di raccontare tutto quello che sa al giudice per fare in modo che la sentenza di morte arrivi presto. Ma è proprio in quel momento che Longo ribatte sottolineando il successo che Finkel ha avuto con il suo libro e con i loro incontri: tutti si ricorderanno di lui come l’unico ad aver creduto alla follia di un killer, se Longo ha perso la sua libertà sicuramente anche Finkel ha perso qualcosa da tutta questa faccenda ma nessuno dei due sa rispondere con esattezza di cosa si tratti.

Nei titoli di coda viene infine rivelato che Longo ha ammesso, un anno dopo, di aver ucciso tutta la sua famiglia. Finkel non ha mai più scritto per il “New York Times”, ma Longo ha contribuito con articoli a diverse pubblicazioni del braccio della morte, tra cui il “New York Times”.

La cosa più sconcertante è che Finkel e Longo parlano ancora la prima domenica di ogni mese.

Critica

Il film ha riscontrato opinioni contrastanti da parte del pubblico che da un lato ha apprezzato il contenuto e la drammaticità degli avvenimenti ma dall’altro non ha saputo apprezzare il racconto della storia. Sul sito Rotten Tomatoes infatti la pellicola detiene un indice di apprezzamento pari al 45% basato su 169 recensioni dal voto medio di 3,8/10. Sul sito Metacritic invece il punteggio è di 50/100 basato su 40 recensioni professionali dal voto medio di 6 su 10.

Opinione personale

Onestamente parlando anche io mi trovo ad essere particolarmente confusa dalla visione del film che da una parte mi ha incuriosita e affascinata molto con tutta la manipolazione psicologica che viene utilizzata e che caratterizza tutta la durata della pellicola ma dall’altra parte il tutto è stato un susseguirsi di elementi lenti e ridondanti che a lungo andare mi hanno annoiata.

Gli attori sono stati stupendi nella loro interpretazione tanto che per gran parte del film mi sono sentita trascinata dentro al racconto, l’attenzione al dettaglio è stata ben studiata e il risultato complessivo è ottimo, peccato però che non mi abbia soddisfatto a pieno. Manca di qualcosa che non so spiegare, nonostante tutto non riesco a dire che mi sia riuscito a lasciare dentro qualcosa perché oltre al fascino non ho provato alcuna emozione osservando le vicende.


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