Recensione: “Back Street Girls – Gokudolls” di Jasmine Gyuh

L’anime

Il cartone comico trae la sua origine dall’omonimo Manga seinen di 12 tankōbon ideato da Jasmine Gyuh ed editato da Kōdansha sulla rivista Weekly Young Magazine tra marzo 2015 e settembre 2018. In Italia il fumetto è inedito ma i diritti della serie televisiva prodotta per lo Studio J.C.Staff vengono poi acquisiti da Netflix che diffonde i 10 episodi anche nella penisola sia sottotitolato che doppiato da VSI Rome.

L’anime vede alla regia Chiaki Kon che si affida per la composizione a Susumu Yamakawa e per le musiche della colonna sonora a Gesshoku Kaigi. Trasmesso per la prima volta su BS11 a partire da luglio 2018 fino a settembre dello stesso anno, successivamente trasmesso anche su Tokyo MX, MBS, AT-X.

Trama

La storia dalle note molto più che ironiche e paradossali tratta della bizzarra vita di tre ragazzi appartenenti alla Yacuza che vengono puniti dal loro capo Inugane per aver commesso un grave errore: dovranno diventare Idol per soddisfare i desideri recdonditi del loro boss che ha sempre desiderato avere un gruppo tutto per se di giovani cantanti. I tre, Kentaro, Ryo e Kazuhiko, vengono spediti in Thailandia dove si sottopongono ad una innumerevole serie di operazioni chirurgiche che li trasformano in ragazzine – rispettivamente Airi, Mari e Chika. Le tre ragazze subiscono anche un pesante training mentale capace di condizionarle al punto da essere poi in grado di essere credibili come Idol una volta tornate in Giappone.

Rimpatriate, Inugane pare essere molto soddisfatto del risultato ottenuto e le lancia immediatamente nel mondo della musica come Gokudolls ottenendo sin da subito i primi feedback positivi. Questo fa si che lui diventi sempre più esigente nei confronti dei suoi sottoposti che si trovano ad essere sempre più confusi e depressi dalla costrizione al mutamento di sesso – sentono la profonda mancanza del loro organo sessuale e non sono in grado di performare al massimo sul palco.

Per colmare le lacune professionali che queste Idol improvvisate dimostrano, Inugane decide di affiancarle ad un coach professionale noto per le suo doti ma l’uomo non riesce a comprendere la vera natura che si cela dietro a queste ragazze. Questo non fa altro che aggiungere stranezza alla già bizzarra situazione che si colora di imbarazzo, doppisensi e scene esilaranti no-sense.

Opinione personale

Onestamente dovrei essere allibita da quello che i miei occhi hanno dovuto sorbirsi eppure, per quanto paradossale e del tutto senza senso, non mi sono mai divertita tanto guardando un anime. La storia che tiene in piedi tutto il cartone non ha il minimo valore morale e la trama in sé è piena di buchi e priva di un reale filo conduttore tra scene eppure il risultato finale funziona.

Le assurdità che vengono descritte fanno ridere senza un reale motivo a maggior ragione se messe in paragone con un linguaggio scurrile e con scene esilaranti. Ho apprezzato molto anche la totale apertura a tematiche delicate del mondo LGBT e trattate con la medesima leggerezza di tutte le altre senza discriminazioni.

In generale sono felice della visione ma del tutto insoddisfatta del finale troppo aperto quasi come se si trattasse di un’interruzione e non di una reale chiusura.


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