Recensione: “I am not okay with this” di Jonathan Entwistle

La serie tv

Diretta da Jonathan Entwistle già noto per “The end of the fucking world” e prodotto per la 21 Laps Entertainment da Christy Hall, Shawn Levy, Dan Levine, Dan Cohen e Josh Barry già noti per aver prodotto anche “Stranger things”. La serie diffusa sulla piattaforma Netflix a partire da febbraio 2020 e composta da una sola stagione di 7 episodi trae la sua origine dal romanzo grafico di Charles Forsman pubblicato in Italia da 001 Edizioni.

Nei panni degli personaggi principali troviamo Sophia Lillis, Wyatt Oleff, Sofia Bryant e Kathleen Rose Perkins accompagnati da Richard Ellis e Aidan Wojtak-Hissong nei panni dei personaggi secondari ma ricorrenti.

Produzione

Le riprese della prima stagione sono iniziate a Pittsburgh nel giugno 2019. La città di Brownsville, in Pennsylvania, è stata la location principale delle riprese, mentre la Westinghouse Arts Academy Charter School di Wilmerding è stata utilizzata come esterno del liceo frequentato dai protagonisti.

Il 3 febbraio 2020 viene pubblicato un primo teaser della serie con protagonisti i due personaggi principali Syd e Stan, interpretati da Sophia Lillis e Wyatt Oleff, mentre il 17 febbraio successivo esce il trailer ufficiale. La prima stagione della serie viene distribuita dal 26 febbraio su Netflix in tutti i paesi in cui il servizio è disponibile.

Trama

La storia narra della vita di Sydney Novak, una “noiosa diciassettenne bianca” – come lei stessa si definisce – che frequenta il liceo e cerca di passare più inosservata possibile. Dopo il suicidio del padre ha iniziato a chiudersi sempre più in se stessa e ad allontanarsi da tutti. Ha un rapporto complicato con la madre e detesta prendersi cura del fratellino più piccolo e non ha altri amici al di fuori di Dina per la quale nutre un sentimento molto profondo. Per cercare di superare questo suo trauma derivante dalla perdita del padre frequenta una consulente che le consiglia di scrivere tutto quello che prova in un diario personale così da poter esprimere i suoi sentimenti ed esternarli in qualche modo. Tutto sembrerebbe apparentemente normale se non fosse che Sydney deve fare i conti anche con dei misteriosi super poteri che sta cominciando a manifestare, i quali sembrano esplodere come reazione alle sue emozioni più forti.

Dopo che Dina le confida di aver iniziato a frequentarsi con Bradley Lewis nonchè ragazzo più popolare della scuola, in Sydney qualcosa cambia e inizia a provare un forte rancore per il ragazzo. Ha il terrore di non essere più all’altezza dell’amica quindi decide a sua volta di provare a frequentare un ragazzo – per la precisione il suo vicino di casa Stanley Barber – con cui perde la verginità. La cosa fa capire a Sydney di non essere per niente attratta da Stanley o da qualsiasi altro ragazzo ma di provare qualcosa per la sua migliore amica. Quando finalmente trova il coraggio di farglielo capire viene “rifiutata” e in preda alla rabbia dà sfogo a tutto il suo potere nel mezzo di un bosco, peccato che Stanley la vede e decide di aiutarla a capire come controllare le proprie emozioni pur di poterle stare accanto ma non è così semplice e Sydney non è poi troppo propensa a imparare, preferirebbe fuggire.

A quel punto le cose iniziano a sfuggirle di mano, sente di essere seguita da un ombra che la perseguita, scopre che il padre si è suicidato proprio perché era come lei e, ciliegina sulla torta, le rubano il diario dove ha scritto tutto quello che sta vivendo e che prova – proprio come le aveva suggerito la consulente scolastica. Ora non le resta che imparare in fretta a controllare il suo potere o essere sopraffatta da esso.

Critica

La serie ha ricevuto perlopiù recensioni positive infatti sull’aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes detiene una freschezza del 86% basato su 65 recensioni dal voto medio di 6,82/10. Su Metacritic la serie ottiene un punteggio di 68/100 basato su 16 recensioni professionali dal voto medio di 7,3 su 10.

Opinione personale

Ad essere onesta non so bene se dire che la serie mi sia piaciuta oppure no, per certi aspetti ho adorato questa prima stagione ma per altri invece sono totalmente dubbiosa. Quello che è certo è che per la prima volta ho guardato una serie tv sul paranormale dalle forte note psicologiche realiste.

C’è molta incoerenza: se da un lato è apprezzabile il carattere della protagonista che continua a rifiutare gli strani avvenimenti che la circondano, dall’altro non è credibile che rifiuti così ostinatamente tutto ma voglia sapere la verità dietro a quello che le capita. Allo stesso modo è comprensibile che la madre sia spesso assente per riuscire a provvedere alle necessità dei figli ma non c’è alcun motivo per cui debba comportarsi così da stronza nei confronti di Sydney. Tutti questi alti e bassi non mi hanno pienamente convinta alla visione e per questo non so esprimere un reale giudizio in merito alla serie televisiva. Personalmente l’unica cosa che mi ha convinta e pare avere un reale fondamento logico è Stanley che nel suo personaggio incarna perfettamente un diciassettenne rivoluzionario e incuriosito dalla vita.

Quello che è sicuro è che sette episodi dalla durata così ridotta non possono essere chiamati “stagione” e non dovrebbero essere rilasciati così, cioè è come voler sputare a terra e dire di aver fatto un lago. Con così poche informazioni una persona non è realmente in grado di prendere una posizione in merito ad un contenuto televisivo soprattutto se affronta molte tematiche come quelle esposte in “I a not okay with this”, tanto valeva realizzare un film esteso e il risultato sarebbe stato lo stesso anzi forse si sarebbe accettato meglio la superficialità diffusa.


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