Recensione: “Secretary” di Steven Shainberg

Il film

“Secretary” è una pellicola statunitense prodotta nel 2002, diretta da Steven Shainberg e sceneggiata da Erin Cressida Wilson come adattamento cinematografico dei racconti Bad Behavior di Mary Gaitskill del 1988. Il film tratta di tematiche adatte ad un pubblico adulto e aperto essendo disseminato di elementi tipici del black humor, delle pratiche di dominazione sessuale e scene di nudo.

Nei panni dei personaggi principali appaiono Maggie Gyllenhaal e James Spader accompagnati dal resto del cast che comprende Jeremy Davies, Lesley Ann Warren, Stephen McHattie, Patrick Bauchau, Jessica Tuck, Oz Perkins e Amy Locane. Presentato in anteprima in diversi festival cinematografici del 2002 e diffuso ufficialmente il 20 settembre 2002 nei cinema statunitensi. Per la diffusione internazionale il film ha girato il mondo tra il 2003 e il 2004.

Produzione

Ad accompagnare il titolo del film vennero scelti due slogan dalle evidenti connotazioni sessuali ma utilizzate in chiave ironica: “Assuma la posizione” e “Una commedia per chiunque si sia sentito legato al lavoro”. Le riprese sono state realizzate a Los Angeles nonostante la pellicola sia ambientata in Florida.

Rispetto al racconto originale di Mary Gaitskill vennero apportate modifiche di contenuto alla trama che fu significativamente espansa e le venne data maggiore profondità per essere trasformato in un lungometraggio. Anche la linea dei vari dialoghi del racconto venne modificata affinchè potesse essere più celebrativa rispetto alle scene. Inoltre venne modificato anche il finale del racconto per il grande schermo affinchè potesse avere un epilogo positivo rispetto all’originale, il regista desiderava poter dimostrare che le relazioni BDSM possono essere normali ispirandosi al film “My Beautiful Laundrette” che racconta di relazioni gay normalizzate per il pubblico negli anni ’80.

Per la componente centrale delle riprese del film (l’ufficio) il regista Shainberg e lo scenografo Amy Danger – che aveva già precedentemente lavorato con il collega – progettarono per due anni un ambiente quanto più adatto possibile alla storia. Il desiderio era quello di far sentire l’ufficio come un ambiente domestico capace di esprimere l’interesse dell’avvocato verso le piante e le cose naturali in contrapposizione con tutto il mondo esterno tipicamente artificiale.

Trama

Come anticipato nelle righe sopra la storia ruota attorno alla relazione di dominazione tra i due protagonisti, in particolare Lee Holloway + una giovane donna appena ritornata a casa da una clinica psichiatrica dopo essere stata ricoverata per autolesionismo. Abituata a tagliarsi per sentire dolore e provare una qualche specie di emozione è stata ricoverata dopo aver tagliato troppo a fondo la sua pelle e aver rischiato la morte. Determinata a volersi guadagnare un posto nella società e ricominciare a vivere, impara a battere a macchina e viene assunta come segretaria nello studio dell’avvocato E. Edward Grey che non sembra essere affatto un uomo gentile e premuroso. Al colloquio lui pare quasi adulare la giovane donna discreditandola allo stesso tempo, la tratta come un padre tratterebbe la figlia che sta rimproverando, come un uomo che cerca di sedurre una donna e anche come un serpente tratterebbe la sua preda inerme e confusa.

Tra i due nasce immediatamente una particolare sensibilità che li lega prima professionalmente e poi personalmente, la durezza con cui l’avvocato Grey tratta la sua segretaria Holloway incuriosisce la giovane e la mortifica allo stesso tempo. Quasi esasperata dal lavoro riprende a tagliarsi in zone nascoste alla vista che non passano però inosservate al suo capo che pare fare attenzione ad ogni dettaglio della donna. Questo porta lui a farsi coinvolgere maggiormente dalla donna, la invita a non farsi mai più del male e inizia a punirla diversamente per i suoi sbagli sul lavoro: ad ogni errore riceverà una sculacciata.

Mentre i fili della relazione di Lee s’intrecciano a quelli di Edward lei cerca comunque di provare ad essere una donna “normale” e inizia a frequentare il timido Peter – ex compagno di liceo intenzionato a creare una famiglia con lei. Per quanto però lei provi ad accettare questa sua relazione “normale” non riesce a superare i suoi timori legati alla sessualità tradizionale perché bisognosa di dolore, di desiderio passionale rude e di autorità. Lee cerca di combattere il desiderio sessuale che prova per il suo capo proprio come lui cerca di frenare se stesso nei confronti della sua segretaria perché convinto di stare agendo contro il suo bene proprio come ha già fatto in precedenza con le altre sue segretarie. Eppure, per quanto entrambi tentino di vincere alla passione che li lega, non fanno altro che avvicinarsi e consumarsi a vicenda senza però mai lasciarsi andare del tutto. Sarà compito della fragile Lee Holloway riuscire a convincere Edward Grey del loro sentimento e delle loro possibilità di felicità indipendentemente dalla natura che li rende schiavi di un amore difficilmente accettato dalla società.

Incassi e premi

Secretary ha incassato poco più di 9,3 milioni di dollari contro un budget di realizzazione di 4 milioni tondi, questo gli ha permesso di coprire i costi di realizzazione senza però ottenere un grande spread positivo. Nonostante ciò la pellicola si è aggiudicata qualche premio tra cui nel 2002 il Sundance Film Festival come “Premio speciale della giuria per l’originalità”, il National Board of Review Award come “Miglior performance rivelazione femminile (Maggie Gyllenhaal)”, il Gotham Independent Film Awards come “Miglior attrice emergente (Maggie Gyllenhaal)” e il Central Ohio Film Critics Association Awards come “Migliore attrice (Maggie Gyllenhaal)”. Nel 2003 l’Independent Spirit Awards come “Miglior sceneggiatura d’esordio”.

Curiosità

I cineasti hanno accidentalmente ottenuto i diritti di ripresa per il parco sbagliato, il regista – appreso la notizia – li ha incoraggiati a girare in fretta la scena nel parco giusto senza permesso mentre gli altri membri della produzione hanno distratto la polizia locale affinché non scoprissero la violazione.

Critica

Secretary, per quanto bizzarro possa sembrare visti gli introiti del botteghino, è stato accolto positivamente dalla critica tanto che sull’aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes il film detiene una freschezza pari al 76% basato su 156 dal voto medio di circa 6,79/10. Nel sito Metacritic, allo stesso modo, la pellicola detiene un punteggio di 63/100 basato su 39 recensioni professionali dal voto medio di 7,8 su 10.

Opinione personale

Che dire di questo film se non che ne ho apprezzato molto il tutto? Innanzitutto ho saputo apprezzare la trattazione delle tematiche che difficilmente vengono affrontate con il gusto rispetto che meritano e finiscono inevitabilmente per essere banalizzate a rapporti sessuali con manette, bende e frustini. In tutta la pellicola emerge con prepotenza la situazione emotiva dei due protagonisti sempre combattuti tra quello che vorrebbero e ciò che è socialmente ritenuto idoneo per la loro posizione, la lotta con se stessi e la loro sessualità percepita come malata e insana. Altro fattore molto interessante è l’analisi del comportamento delle persone che circondano i due protagonisti, la madre di Lee che cerca in tutti i modi di trattare la figlia come se fosse fatta di cristallo, il padre che rifiuta di accettare le sue dipendenze e la necessità di aiuto, Peter e la bolla idilliaca entro cui vive lontano da ogni oscurità e via dicendo. Ogni personaggio ha una definizione psicologica estremamente chiara ed accentuata nelle sue piccole parti così che tutta la storia possa acquisire, in un certo senso, una focalizzazione zoom mirata alla comprensione diretta della storia e delle motivazioni che spingono i protagonisti a desiderare certe cose non socialmente accettate ma perfettamente adatte al contesto descritto.

Anche il finale, per quanto modificato rispetto all’originale, è stato realizzato affinché non fosse una mera estremizzazione di un rapporto “a-normale” che si trasforma in un “e vissero per sempre felici e contenti”. Fino agli ultimi minuti della pellicola resta tutto orientato al rapporto costruitosi tra i due protagonisti che si è lentamente evoluto arrivando ad essere una esatta manifestazione di sottomissione-dominazione che costringe etrambi ad accettare a pieno la natura del rapporto che li lega ignorando le etichette sociali ad esso legate (con tanto di riferimenti al femminismo e alle lotte di diritto) spesso tirate in causa nel discorso BDSM da gente disinformata e propensa al giudizio di ciò che non conosce.

Ammetto di essere da sempre legata a certe tematiche e di aver guardato il film con occhi particolarmente interessati ma, a differenza di quello che è accaduto con altri contenuti mirati alle pratiche di dominazione, questo è stato fatto in maniera esemplare. Ovvio è che ci sarebbe stato molto altro su cui poter lavorare e da mettere in risalto nel corso della storia ma il risultato finale è qualcosa capace di elevare invece che ledere – cosa del tutto straordinaria per i film BDSM.


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