Recensione: “L’altra Grace” di Mary Harron

La miniserie

“L’altra Grace” è una miniserie televisiva di origine canadese di sei episodi da circa 45 minuti l’uno, realizzata col titolo originale “Alias Grace” nel 2017, diretta da Mary Harron e trasmessa per la prima volta su CBC Television a ottobre 2017. Pochi giorni dopo la sua messa in onda è stata inserita nel catalogo Netflix per la diffusione del contenuto a livello mondiale. La regista Mary Harron è già nota alla critica per aver diretto anche “American Psycho ” nel 2000. Per la realizzazione delle colonna sonora ci si è affidati a Mychael e Jeff Danna, per la produzione si è optato per D.J. Carson e Sarah Polley sotto supervisione del produttore esecutivo Noreen Halpern.

Prima della premiere della serie, i primi due episodi sono stati proiettati al Toronto International Film Festival 2017 nella line-up Primetime dei programmi televisivi selezionati.

Tra gli attori principali della serie è indispensabile citare Sarah Gadon e Edward Holcroft come figure di spicco a cui si aggiungono anche Zachary Levi, Paul Gross, Anna Paquin, Kerr Logan, Michael Therriault e Rebecca Liddiard come personaggi rilevanti ma più secondari nelle vicende narrate. Nel cast c’è anche il regista David Cronenberg e, in un cameo, la stessa Margaret Atwood.

Trailer

Trama

Tutte le vicende raccontano della bizzarra quanto sfortunata vita di Grace Marks, una domestica immigrata dall’Irlanda in Canada con la famiglia in cerca di fortuna ma a cui il destino non ha in serbo nulla di buono. Nel dettaglio infatti la giovane donna fu arrestata nel 1843, forse ingiustamente, per l’omicidio del suo datore di lavoro Thomas Kinnear e per la morte della domestica (e amante) incinta dello stesso Kinnear, Nancy Montgomery, uccisa, gettata in cantina e fatta a pezzi. Insieme a Grace viene accusato anche il tuttofare e stalliere James McDermott, esecutore materiale del delitto, condannato a morte e impiccato dopo la sua confessione. Per Grace Marks, che all’epoca non aveva nemmeno sedici anni, la sorte la vide processata inizialmente con condannata a morte, poi la pena fu commutata nel carcere a vita perché ritenuta da molti innocente ai fatti.

In particolare la serie viene raccontata tramite il punto di vista di Grace, ormai in carcere da anni in attesa di perdono, che viene seguita dal dottor Simon Jordan – uno psicologo che cerca di entrare nella mente di Grace per cercare di comprendere la realtà dei fatti di quanto avvenuto. L’uomo però, seduta dopo seduta, parola dopo parola, inizia a provare una certa ossessione per la donna, rapito dal suo racconto e dalla sua presunta innocenza vuole a tutti i costi comprendere la realtà che si cela dietro a quello che secondo lui è solo una maschera. Grace racconta al dottore la sua versione dei fatti, sostiene di non aver compiuto il delitto ma le testimonianza che la inchiodano sono irrefutabili, lei viene sollecitata dal Simon Jordan a ricordare con esattezza il passato a qualcosa nel suo racconto ammalia l’uomo a credere con esattezza a tutte le sue parole.

Raggiungere la verità pare una chimera ostacolata dalla malignità dei fatti e dalle incoerenze diffuse, Simon Jordan sarà in grado di mantenere salta la sua morale e ottenere le risposte che desidera?

Curiosità

La storia si basa sull’omonimo romanzo di Margaret Atwood del 1996, ispiratto a una storia vera di omicidio di un uomo benestante e della sua governante e amante, per cui furono condannati uno stalliere e una cameriera.

La serie è stata il terzo adattamento di uno dei romanzi della Atwood trasmesso in televisione nel 2017, dopo “The Handmaid’s Tale” adattato per Hulu e “Wandering Wenda” adattato per il blocco CBC Kids della CBC Television.

Critica

Sul sito Rotten Tomatoes la serie ha ottenuto una freschezza pari al 99% basato su una sola recensione il che offre poche informazioni sulla percezione degli utenti. Sul sito Metacritic la serie invece ha un punteggio di 81/100 basato su 30 recensioni professionali dal voto medio di 8,2 su 10.

Opinione personale

Personalmente parlando sono rimasta abbastanza delusa dalla visione che mi ha lasciato troppo amaro in bocca, molte sono le domande a cui non ho ricevuto risposta, molte sono le scelte tecniche che non ho apprezzato e altrettanti i dubbi che tutto questo mi ha sollevato. Per quanto anche la storia vera abbia lasciato fin troppi dubbi che non hanno mai ottenuto risposta certa, mi aspettavo che nella serie televisiva si potesse mettere in luce una psicopatia evidente della protagonista, una malignità più intenzionale o qualcosa che caratterizzasse il suo personaggio. Questo non significa che nel complesso non sia stata una bella visione che lascia moltissime porte aperte al pensiero dell’osservatore ma speravo in qualcosa di diverso.

Diciamo purtroppo che non c’è stato nulla che mi sia riuscito a entrare nel cuore con prepotenza, nulla mi ha fatto esclamare se non la frustrazione del costante “non detto” che per tutta la visione permane nel racconto. Peccato.


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