Recensione: “Non ho mai” di Mindy Kaling e Lang Fisher

“Non ho mai…” è una serie televisiva statunitense di 10 episodi di genere comico e drammatico. Creata da Mindy Kaling e Lang Fisher per Netflix con il titolo originale “Never Have I Ever”, composta di una sola stagione distribuita a partire dal 27 aprile 2020 sulla piattaforma di streaming a pagamento e ancora non rinnovata o cancellata per la seconda stagione.
La serie è un tripudio di clichè rivisitati per essere unici nel loro genere in un mix tra Hollywood e Bollywood in cui non mi era ancora capitato di imbattermi, i personaggi hanno fortissime connotazioni indiane e sono altrettanto fortemente legati alla loro cultura seppur siano quasi due decadi che vivono negli Stati Uniti d’America. Sono stereotipi di loro stessi e combattono la volontà di innovarsi al mantenimento delle tradizioni, la loro mente è sommersa di una cultura che vede ancora obbligate le donne ad accettare un matrimonio combinato scelto dai genitori per benefici sociali, le donne non possono avere una loro vita amorosa prima del matrimonio o volontà al di fuori della cura domestica e matrimoniale: uno stile di vita completamente diverso da quello libertino americano quasi privo di valori tradizionali.
Devi ed il padre erano fortemente legati da un sentimento di reciprocità puro mentre con la madre le cose sono estremamente complicate, lei è fredda e rigida, perennemente impostata e distante dalla figlia che vorrebbe unicamente il suo affetto. Dopo la morte del padre Devi fa tutto quello che è in suo potere per fuggire da quel dolore tanto da interiorizzarlo al punto da trasformarsi in un’altra pur di non fermarsi e lasciarsi avvolgere da quella tristezza, mette perfino in dubbio la sua lealtà verso le sue amiche secolari pur di cercare di afferrare un effimera soddisfazione felice per se stessa, non vede cosa le accade attorno troppo occupata a combattere i propri demoni e, semplicemente, si allontana dalla sua vita credendo di fare la cosa giusta. Continua a leggere Recensione: “Non ho mai” di Mindy Kaling e Lang Fisher

Recensione: “Prosciutto e uova verdi” di Jared Stern

“Prosciutto e uova verdi” è stata creata da Jared Stern e prodotta dallo stesso in collaborazione con Ellen DeGeneres, Sam Register, Mike Karz, David Dobkin, Jeff Kleeman e Helen Kalafatic col titolo originale “Green Eggs and Ham”. Composta da una stagione di 13 episodi distribuiti da Netflix a partire da novembre 2019, rinnovati poi per una seconda stagione ancora da rilasciare e ispirati dall’omonimo libro per bambini scritto dal Dr. Seuss del 1960.
E’ davvero difficile non innamorarsi follemente del cartone animato che sa emozionare e divertire allo stesso tempo tenendo lo spettatore in trepidazione davanti allo schermo per tutta la durata degli episodi. Impossibile aspettarsi il finale e l’evoluzione dei personaggi così repentina quanto inaspettata ma totalmente coerente con la narrazione. Insomma, “Prosciutto e uova verdi” è un capolavoro adatto a tutta la famiglia per il suo mix esplosivo e per una comunicazione capace di soddisfare tutti – anche i più esigenti. Continua a leggere Recensione: “Prosciutto e uova verdi” di Jared Stern

Recensione: “Seduzione” di Amanda Quick

“Seduzione” è un romanzo pubblicato per la prima volta nel 1990 dall’autrice Amanda Quick (pseudonimo di Jayne Ann Krentz) col titolo originale “Seduction” e tradotto successivamente in italiano da Silvia Accardi per Arnoldo Mondadori nel 2001.
Un aspetto molto interessante è l’eleganza che permane per tutte le vicende attribuendo alla narrazione una certa classe che fa immergere in un ambiente raffinato ogni frammento di storia. I personaggi hanno un’interessante evoluzione psicologica che – nel dettaglio dei protagonisti – oserei dire quasi inevitabile. Per quanto riguarda invece tutti gli altri personaggi citati si da talmente poco spazio alla loro narrazione che è come se non esistessero per quanto invece si dimostrino spesso essenziali nel corso della storia. La descrizione però è talmente nitida e ben realizzata da creare un universo denso entro cui spostare il proprio sguardo e provare con esattezza i sentimenti espressi. Continua a leggere Recensione: “Seduzione” di Amanda Quick

Recensione dei film: “Tutte le volte che ho scritto ti amo” e “P.S. ti amo ancora”

“Tutte le volte che ho scritto ti amo” del 2018 e il suo sequel “P.S. Ti amo ancora” del 2020sono stati realizzati come trasposizioni dei romanzi scritti da Jenny Han a partire dal 2014. Distribuiti da Netlflix che ha in programma di rilasciare anche il terzo film “Tua per sempre, Lara Jane” entro il 2021. Nei panni dei protagonisti vi sono Lana Condor e Noah Centineo già noti per molti altri lavori cinematografici orientati ai giovani.
La storia d’amore descritta su più capitoli è costellata di difficoltà ma del tutto reale, ogni scena descritta tende ad essere più reale possibile invece che un mero costrutto romantico del tutto irrealizzabile nella vita vera. I personaggi sono credibili e, tutta la vicenda è qualcosa che potrebbe oggettivamente succedere in un contesto reale di un’adolescente sbadata e un po’ sfortunata. Continua a leggere Recensione dei film: “Tutte le volte che ho scritto ti amo” e “P.S. ti amo ancora”

Recensione: “Secretary” di Steven Shainberg

“Secretary” è una pellicola statunitense prodotta nel 2002, diretta da Steven Shainberg e sceneggiata da Erin Cressida Wilson come adattamento cinematografico dei racconti Bad Behavior di Mary Gaitskill del 1988. Il film tratta di tematiche adatte ad un pubblico adulto e aperto essendo disseminato di elementi tipici del black humor, delle pratiche di dominazione sessuale e scene di nudo. Presentato in anteprima in diversi festival cinematografici del 2002 e diffuso ufficialmente il 20 settembre 2002 nei cinema statunitensi.
Un film capace di trattare tematiche che difficilmente vengono affrontate con il gusto rispetto che meritano e finiscono inevitabilmente per essere banalizzate a rapporti sessuali con manette, bende e frustini. In tutta la pellicola emerge con prepotenza la situazione emotiva dei due protagonisti sempre combattuti tra quello che vorrebbero e ciò che è socialmente ritenuto idoneo per la loro posizione, la lotta con se stessi e la loro sessualità percepita come malata e insana. Altro fattore molto interessante è l’analisi del comportamento delle persone che circondano i due protagonisti, ogni personaggio ha una definizione psicologica estremamente chiara ed accentuata nelle sue piccole parti così che tutta la storia possa acquisire, in un certo senso, una focalizzazione zoom mirata alla comprensione diretta della storia e delle motivazioni che spingono i protagonisti a desiderare certe cose non socialmente accettate ma perfettamente adatte al contesto descritto.

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Recensione: “The Circle – USA” di Studio Lambert e Motion Content Group

“The Circle” nasce in Regno Unito, la versione americana è conosciuto anche come “The Circle US”. Si tratta di una competizione presentata da Michelle Buteau e prodotta dallo Studio Lambert e dal Motion Content Group per Netflix nel gennaio 2020 e diffusa nello stesso periodo sulla piattaforma di streaming legale a pagamento. In totale sono state realizzate 12 puntate per un unica stagione di contenuto rinnovate il 24 Marzo dello stesso anno per una seconda ed una terza stagione.
Osservando i giocatori muovere le loro pedine, prendere appunti sulle bugie dette e sulle informazioni ricevute dagli altri per monitorare costantemente le prove fornite in caccia di bugiardi, emerge con estrema prepotenza l’attuale andamento della società in rete. Gli utenti della rete, proprio come i concorrenti di “The Circle” mettono da parte la verità per mostrare unicamente il lato di sé che vorrebbero far credere come reale alle persone, vi è una costante attenzione al giudizio degli altri e alle aspettative che ogni azione o contenuto pubblicato è in grado di suscitare alla cerchia di utenti con cui si entra a contatto. Ogni concorrente è tendenzialmente e inevitabilmente attratto da altri concorrenti simili a lui con cui poter instaurare un legame di reciproco scambio in funzione del raggiungimento di un proprio scopo personale.
Se si considera poi che “The Circle” non è altro che un reality show prodotto per l’intrattenimento e, che come tale, segue un copione più o meno rigido realizzato al solo scopo di incentivare le persone alla sua fruizione, tutto diventa ancora più finzionario e deludente nel suo insieme.
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Recensione: “Il principe dei Draghi” di Aaron Ehasz e Justin Richmond

“Il principe dei Draghi” è una serie d’animazione statunitense realizzata con grafica computerizzata, prodotta da Wonderstorm per Netflix e creata da Aaron Ehasz e Justin Richmond con il titolo originale “The Dragon Prince”. Composta attualmente da tre stagioni per un complessivo di 27 episodi rivolti ad un pubblico misto, adatto per famiglie.
La storia narrata ha elementi di innovazione rispetto ai soliti cliché sbobinati in altri prodotti simili, i personaggi sono reali e la loro evoluzione psicologica molto complessa e articolata su più livelli. L’attenzione al dettaglio nella narrazione è molto curata seppur nella mera realizzazione grafica non si possa certo parlare di perfezione. Tutto funziona in modo dinamico, gli episodi seguono una velocità tutta loro che assorbe completamente l’osservatore all’interno delle scene e lo intrappolano lì. Affezionarsi ai personaggi diventa inevitabile perché tutti danno prova di poter mostrare approfonditamente la loro vera natura e l’esatto contenuto del loro cuore. Continua a leggere Recensione: “Il principe dei Draghi” di Aaron Ehasz e Justin Richmond

Recensione: “Spirit – Cavallo Selvaggio” di Kelly Asbury e Lorna Cook

“Spirit – Cavallo Selvaggio” è un film d’animazione prodotto per la DreamWorks nel 2002, diretto da Kelly Asbury e Lorna Cook e sceneggiato da John Fusco.
L’ultima pellicola distribuita in VHS e quarto film realizzato con animazione tradizionale.
Ogni animale o umano mostrato in pellicola mostra chiaramente la sua personalità pur parlando il minimo sindacabile, pochi sono i dialoghi ma molte le sensazioni indotte dai caratteri ben definiti dei personaggi che sono in grado di trapelare attraverso il comportamento corporeo più di quanto riuscirebbero a comunicare attraverso la voce. Un elemento di spicco sono le canzoni tradotte da Zucchero in italiano che, aggiungendosi agli infiniti spazi in cui si realizzano le scene, aumenta quella profondità quasi mistica che aleggia attorno ad ogni cosa rendendola un tutt’uno con la terra. Continua a leggere Recensione: “Spirit – Cavallo Selvaggio” di Kelly Asbury e Lorna Cook

Recensione: "La bestia non corre" e "La bestia non si ferma" di Piero Cancemi

I libri Apparentemente presentati come due testi autonomi di narrativa, sono in realtà una successione di racconti da leggere tutto d’un fiato inerenti alla vita travagliata dello stesso protagonista Riccio alle prese con le trasgressioni che la vita gli ha dato modo di conoscere prima di incontrare la “Bestia”. Il primo libro “La Bestia Non Corre” è stato pubblicato dall’autore nel dicembre del 2013 con … Continua a leggere Recensione: "La bestia non corre" e "La bestia non si ferma" di Piero Cancemi

Recensione: “I am not okay with this” di Jonathan Entwistle

La serie tv Diretta da Jonathan Entwistle già noto per “The end of the fucking world” e prodotto per la 21 Laps Entertainment da Christy Hall, Shawn Levy, Dan Levine, Dan Cohen e Josh Barry già noti per aver prodotto anche “Stranger things”. La serie diffusa sulla piattaforma Netflix a partire da febbraio 2020 e composta da una sola stagione di 7 episodi trae la … Continua a leggere Recensione: “I am not okay with this” di Jonathan Entwistle