Recensione: “La nebbia” di Christian Torpe

La nebbia” è una serie televisiva del 2017 realizzata col titolo originale “The Mist”, diretta da Christian Torpe negli Stati Uniti d’America, composta da una singola stagione di 10 episodi e basata sul romanzo thriller di Stephen King. Andata in onda per la prima volta il 22 giugno 2017 dall’emittente televisiva Spike e poi trasferita sulla piattaforma di streaming a pagamento Netflix a partire dal 25 agosto dello stesso anno. Putroppo, al termine della prima ed unica stagione, la storia rimane priva di un finale e viene sospesa la produzione di un sequel.
Diciamo bene che mi sarei aspettata altro ma non sono nemmeno da considerarmi delusa della visione, non capisco come tanti utenti ne abbiano definito una tale catastrofe, forse si sarebbe potuto fare di più ma non si può dire che non sia qualcosa di funzionale soprattutto per quanto riguarda la lentezza di racconto che rende perfettamente l’idea di logoramento e di tempo estenuante trascorso in sopravvivenza all’interno di questa nebbia oscura e misteriosa.

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Recensione: “L’altra Grace” di Mary Harron

“L’altra Grace” è una miniserie televisiva di origine canadese di sei episodi da circa 45 minuti l’uno, realizzata col titolo originale “Alias Grace” nel 2017, diretta da Mary Harron e trasmessa per la prima volta su CBC Television a ottobre 2017. Pochi giorni dopo la sua messa in onda è stata inserita nel catalogo Netflix per la diffusione del contenuto a livello mondiale.
La storia si basa sull’omonimo romanzo di Margaret Atwood del 1996, ispiratto a una storia vera di omicidio di un uomo benestante e della sua governante e amante, per cui furono condannati uno stalliere e una cameriera.
Per quanto anche la storia vera abbia lasciato fin troppi dubbi che non hanno mai ottenuto risposta certa, mi aspettavo che nella serie televisiva si potesse mettere in luce una psicopatia evidente della protagonista, una malignità più intenzionale o qualcosa che caratterizzasse il suo personaggio. Questo non significa che nel complesso non sia stata una bella visione che lascia moltissime porte aperte al pensiero dell’osservatore ma speravo in qualcosa di diverso. Continua a leggere Recensione: “L’altra Grace” di Mary Harron

Recensione: “Non ho mai” di Mindy Kaling e Lang Fisher

“Non ho mai…” è una serie televisiva statunitense di 10 episodi di genere comico e drammatico. Creata da Mindy Kaling e Lang Fisher per Netflix con il titolo originale “Never Have I Ever”, composta di una sola stagione distribuita a partire dal 27 aprile 2020 sulla piattaforma di streaming a pagamento e ancora non rinnovata o cancellata per la seconda stagione.
La serie è un tripudio di clichè rivisitati per essere unici nel loro genere in un mix tra Hollywood e Bollywood in cui non mi era ancora capitato di imbattermi, i personaggi hanno fortissime connotazioni indiane e sono altrettanto fortemente legati alla loro cultura seppur siano quasi due decadi che vivono negli Stati Uniti d’America. Sono stereotipi di loro stessi e combattono la volontà di innovarsi al mantenimento delle tradizioni, la loro mente è sommersa di una cultura che vede ancora obbligate le donne ad accettare un matrimonio combinato scelto dai genitori per benefici sociali, le donne non possono avere una loro vita amorosa prima del matrimonio o volontà al di fuori della cura domestica e matrimoniale: uno stile di vita completamente diverso da quello libertino americano quasi privo di valori tradizionali.
Devi ed il padre erano fortemente legati da un sentimento di reciprocità puro mentre con la madre le cose sono estremamente complicate, lei è fredda e rigida, perennemente impostata e distante dalla figlia che vorrebbe unicamente il suo affetto. Dopo la morte del padre Devi fa tutto quello che è in suo potere per fuggire da quel dolore tanto da interiorizzarlo al punto da trasformarsi in un’altra pur di non fermarsi e lasciarsi avvolgere da quella tristezza, mette perfino in dubbio la sua lealtà verso le sue amiche secolari pur di cercare di afferrare un effimera soddisfazione felice per se stessa, non vede cosa le accade attorno troppo occupata a combattere i propri demoni e, semplicemente, si allontana dalla sua vita credendo di fare la cosa giusta. Continua a leggere Recensione: “Non ho mai” di Mindy Kaling e Lang Fisher

Recensione: “Prosciutto e uova verdi” di Jared Stern

“Prosciutto e uova verdi” è stata creata da Jared Stern e prodotta dallo stesso in collaborazione con Ellen DeGeneres, Sam Register, Mike Karz, David Dobkin, Jeff Kleeman e Helen Kalafatic col titolo originale “Green Eggs and Ham”. Composta da una stagione di 13 episodi distribuiti da Netflix a partire da novembre 2019, rinnovati poi per una seconda stagione ancora da rilasciare e ispirati dall’omonimo libro per bambini scritto dal Dr. Seuss del 1960.
E’ davvero difficile non innamorarsi follemente del cartone animato che sa emozionare e divertire allo stesso tempo tenendo lo spettatore in trepidazione davanti allo schermo per tutta la durata degli episodi. Impossibile aspettarsi il finale e l’evoluzione dei personaggi così repentina quanto inaspettata ma totalmente coerente con la narrazione. Insomma, “Prosciutto e uova verdi” è un capolavoro adatto a tutta la famiglia per il suo mix esplosivo e per una comunicazione capace di soddisfare tutti – anche i più esigenti. Continua a leggere Recensione: “Prosciutto e uova verdi” di Jared Stern

Recensione dei film: “Tutte le volte che ho scritto ti amo” e “P.S. ti amo ancora”

“Tutte le volte che ho scritto ti amo” del 2018 e il suo sequel “P.S. Ti amo ancora” del 2020sono stati realizzati come trasposizioni dei romanzi scritti da Jenny Han a partire dal 2014. Distribuiti da Netlflix che ha in programma di rilasciare anche il terzo film “Tua per sempre, Lara Jane” entro il 2021. Nei panni dei protagonisti vi sono Lana Condor e Noah Centineo già noti per molti altri lavori cinematografici orientati ai giovani.
La storia d’amore descritta su più capitoli è costellata di difficoltà ma del tutto reale, ogni scena descritta tende ad essere più reale possibile invece che un mero costrutto romantico del tutto irrealizzabile nella vita vera. I personaggi sono credibili e, tutta la vicenda è qualcosa che potrebbe oggettivamente succedere in un contesto reale di un’adolescente sbadata e un po’ sfortunata. Continua a leggere Recensione dei film: “Tutte le volte che ho scritto ti amo” e “P.S. ti amo ancora”

Recensione: “The Circle – USA” di Studio Lambert e Motion Content Group

“The Circle” nasce in Regno Unito, la versione americana è conosciuto anche come “The Circle US”. Si tratta di una competizione presentata da Michelle Buteau e prodotta dallo Studio Lambert e dal Motion Content Group per Netflix nel gennaio 2020 e diffusa nello stesso periodo sulla piattaforma di streaming legale a pagamento. In totale sono state realizzate 12 puntate per un unica stagione di contenuto rinnovate il 24 Marzo dello stesso anno per una seconda ed una terza stagione.
Osservando i giocatori muovere le loro pedine, prendere appunti sulle bugie dette e sulle informazioni ricevute dagli altri per monitorare costantemente le prove fornite in caccia di bugiardi, emerge con estrema prepotenza l’attuale andamento della società in rete. Gli utenti della rete, proprio come i concorrenti di “The Circle” mettono da parte la verità per mostrare unicamente il lato di sé che vorrebbero far credere come reale alle persone, vi è una costante attenzione al giudizio degli altri e alle aspettative che ogni azione o contenuto pubblicato è in grado di suscitare alla cerchia di utenti con cui si entra a contatto. Ogni concorrente è tendenzialmente e inevitabilmente attratto da altri concorrenti simili a lui con cui poter instaurare un legame di reciproco scambio in funzione del raggiungimento di un proprio scopo personale.
Se si considera poi che “The Circle” non è altro che un reality show prodotto per l’intrattenimento e, che come tale, segue un copione più o meno rigido realizzato al solo scopo di incentivare le persone alla sua fruizione, tutto diventa ancora più finzionario e deludente nel suo insieme.
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Recensione: “Il principe dei Draghi” di Aaron Ehasz e Justin Richmond

“Il principe dei Draghi” è una serie d’animazione statunitense realizzata con grafica computerizzata, prodotta da Wonderstorm per Netflix e creata da Aaron Ehasz e Justin Richmond con il titolo originale “The Dragon Prince”. Composta attualmente da tre stagioni per un complessivo di 27 episodi rivolti ad un pubblico misto, adatto per famiglie.
La storia narrata ha elementi di innovazione rispetto ai soliti cliché sbobinati in altri prodotti simili, i personaggi sono reali e la loro evoluzione psicologica molto complessa e articolata su più livelli. L’attenzione al dettaglio nella narrazione è molto curata seppur nella mera realizzazione grafica non si possa certo parlare di perfezione. Tutto funziona in modo dinamico, gli episodi seguono una velocità tutta loro che assorbe completamente l’osservatore all’interno delle scene e lo intrappolano lì. Affezionarsi ai personaggi diventa inevitabile perché tutti danno prova di poter mostrare approfonditamente la loro vera natura e l’esatto contenuto del loro cuore. Continua a leggere Recensione: “Il principe dei Draghi” di Aaron Ehasz e Justin Richmond

Recensione: “I am not okay with this” di Jonathan Entwistle

La serie tv Diretta da Jonathan Entwistle già noto per “The end of the fucking world” e prodotto per la 21 Laps Entertainment da Christy Hall, Shawn Levy, Dan Levine, Dan Cohen e Josh Barry già noti per aver prodotto anche “Stranger things”. La serie diffusa sulla piattaforma Netflix a partire da febbraio 2020 e composta da una sola stagione di 7 episodi trae la … Continua a leggere Recensione: “I am not okay with this” di Jonathan Entwistle

Recensione: “Storia di un matrimonio” di Noah Baumbach

Il film Prodotto con il titolo originale “Marriage Story” tra Stati Uniti e Inghilterra, è un film del 2019 scritto e diretto da Noah Baumbach per la Heyday Films. Presentato in anteprima il 29 agosto 2019 in concorso alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia mentre l’anteprima statunitense si è tenuta il 4 ottobre 2019 al New York Film Festival. Il film ha avuto … Continua a leggere Recensione: “Storia di un matrimonio” di Noah Baumbach

Recensione: “Back Street Girls – Gokudolls” di Jasmine Gyuh

L’anime Il cartone comico trae la sua origine dall’omonimo Manga seinen di 12 tankōbon ideato da Jasmine Gyuh ed editato da Kōdansha sulla rivista Weekly Young Magazine tra marzo 2015 e settembre 2018. In Italia il fumetto è inedito ma i diritti della serie televisiva prodotta per lo Studio J.C.Staff vengono poi acquisiti da Netflix che diffonde i 10 episodi anche nella penisola sia sottotitolato … Continua a leggere Recensione: “Back Street Girls – Gokudolls” di Jasmine Gyuh